Corso di informatica medica (per informatici)

A causa di una riunione telematica non facilmente rimandabile, la lezione di informatica medica del 27 febbraio è sospesa: il corso inizia quindi il 28 febbraio.

| Martedì 26 Febbraio 2013 at 11:22 am | | riCercare, vdm | Nessun commento
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ABILITANVUR 2013

Ho aggiornato Abilitanvur in modo che calcoli gli anni sulla base del 2013. Ho però lasciato disponibile la versione 2012 a questo indirizzo: http://mitel.dimi.uniud.it/varia/abilitanvur/index2012.php.

Ricordo anche che Abilitanvur espone gli identificatori degli articoli richiesti dal MIUR con note prot. n. 3887 del 21.02.2013 e prot. n. 3209 del 14.02.2013 (la scadenza è il 4 marzo). Dopo il calcolo, in fondo si vedono la lista degli articoli e gli identificatori, quando disponibili (quelli che iniziano con MEDLINE non si utilizzano). Basta copiare ed incollare.

Questa era cosa facoltativa al momento della domanda, ma ovviamente dal punto di vista pratico ci deve pensare l'autore, visto che è suo interesse e non è semplicissimo estrarli con certezza dai database. D'altro canto questo significa anche l'obbligo per tutti gli atenei di comprare l'accesso a Scopus e ISI, e rende la vita difficile agli esterni... servirà una qualche iniziativa in questa direzione (es. che sia il Cineca a fornire l'accesso a tutti gli iscritti).

| Martedì 26 Febbraio 2013 at 11:14 am | | riCercare, vdm | Nessun commento

Abilitanvur: nuova funzione

Chiedo scusa per averci pensato così tardi, comunque ora in fondo ai calcoli c'è la lista dei propri articoli con i codici ISI o Scopus (a seconda del file caricato), da copiare e incollare negli appositi campi del sito Cineca. 

Inoltre forse ho capito come vengono esportati i file di ISI privi di conteggio delle citazioni: mi pare di averne ottenuto uno esportando da una pagina di ricerca specifica per Author Search. La ricerca fatta con il metodo usuale (quello che presenta 3 campi iniziali) non dovrebbe avere problemi.

mitel.dimi.uniud.it/varia/abilitanvur/

| Giovedì 15 Novembre 2012 at 12:42 pm | | riCercare, vdm | Nessun commento

L'infanzia di Gödel e altri algoritmi

Computer, reti, programmazione, i loro fondamenti teorici, Gödel, Turing, Chomsky: temi e personaggi che, in versi, diventano scuse per parlare di ciò che di solito si trova nella poesia. E la poesia diventa una scusa per parlare di come è nata e di come funziona l'informatica, a partire dalle poesie di Algoritmi.

Mercoledì 14 novembre 2012, ore 15, Educafè - Campus Leonardo - Piazza Leonardo da Vinci 32, Milano

La lettura/seminario si tiene nell'ambito dei seminari di EffeDiEsse del Politecnico di Milano.

| Venerdì 09 Novembre 2012 at 07:54 am | | doubleVie, riCercare, vdm | Un commento
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Scopus ha fatto il suo Abilitanvur

Ho appena ricevuto notizia che Scopus ha inserito il calcolo dei tre parametri nella sua interfaccia di ricerca per autore. C'è un link denominato "Italian Professorship Qualification" (in basso a destra) tramite il quale si avvia la procedura di calcolo.

| Lunedì 29 Ottobre 2012 at 12:52 pm | | riCercare, vdm | Tre commenti

Piccolo aggiornamento di ABILITANVUR

Siamo oltre 44000 "calcoli" fatti da ABILITANVUR.

Nell'ultima versione, grazie ad un suggerimento di Carmen sul blog, ho aggiunto un campo per indicare i mesi da sottrarre all'età accademica nei casi previsti. 

Ho anche reso più flessibile la lettura dei file provenienti da ISI, che a volte (e non so perché) contengono più campi di quelli che si vedono qua a Udine. Però alcuni dei file non funzionanti che mi sono stati spediti come esempio non contengono il numero di citazioni per articolo, per cui non sono utilizzabili per due dei tre parametri bibliometrici. 

Se qualcuno ha qualche file di ISI/WoS che non funziona, verifichi prima di tutto che il campo TC ci sia e contenga qualcosa. Se sì e non funziona, per cortesia me lo spedisca che investigo. Sempre che nel frattempo non sia uscito il famoso semaforo.

| Giovedì 25 Ottobre 2012 at 4:04 pm | | riCercare, vdm | Cinque commenti

Corso di informatica medica (per informatici)

Poiché il programma è introvabile sul sito dell'Università, eccolo (a meno di aggiornamenti che farò prima dell'inizio, visto che sarà nel secondo periodo didattico).

Finalità del Corso

Il corso di Informatica Medica si propone di introdurre gli studenti ai problemi specifici legati all'applicazione delle metodologie e tecnologie informatiche in ambito medico-clinico, partendo da un'introduzione alle caratteristiche dei dati e del ragionamento in Medicina. Particolare attenzione viene rivolta ai sistemi informativi in ambito clinico sia per i temi più tradizionali, come le cartelle cliniche elettroniche, sia per quanto riguarda aspetti prossimi al supporto alla decisione, come i sistemi basati sui protocolli ed il necessario supporto costituito dalle terminologie. Nel corso verranno, inoltre, sottolineati quegli aspetti applicativi tipici dell'ambito medico, ed al contempo riguardanti problemi aventi anche una valenza generale, che si configurano come validi banchi di prova per settori di ricerca dell'informatica, quali, ad esempio, l'elaborazione ed analisi di biosegnali e bioimmagini, e le applicazioni del Semantic Web alla Medicina.

Programma del Corso

   1. Caratteristiche dei dati e del ragionamento in Medicina

   2. La cartella clinica elettronica

         1. caratteristiche

         2. implementazione e standard disponibili

   3. Terminologie e classificazioni

   4. Sistemi basati sui protocolli

   5. Elaborazione di biosegnali e bioimmagini

   6. Applicazioni mediche del Semantic Web 

Casi di studio: sistemi, articoli scientifici, seminari esterni

Modalità d'esame

Lo studente approfondirà un tema del corso, a scelta, mediante una delle seguenti modalità: un seminario interno durante lo svolgimento del corso, oppure una relazione scritta, oppure un progetto breve. A seguito di ciò, l'esame consiste in un colloquio nel corso del quale verrà verificata la capacità dello studente di considerare e fondere sia gli aspetti teorico-metodologici propri dell'informatica sia le esigenze applicative tipiche dell'ambito medico-clinico.

Testi consigliati

  • E. H. Shortliffe, L. M. Fagan, G. Wiederhold, L. E. Perreault . Medical Informatics: Computer Applications in Health Care and Biomedicine (Springer-Verlag, 2000, 2° ed.)
  • J. Van Bemmel, M. A. : Handbook of Medical Informatics (Springer-Verlag,2002, 2° ed.)
  • E.Coiera. Guida all’Informatica Medica, Internet e Telemedicina. (Pensiero Scientifico, 2000)
  • Materiale fornito a lezione, ed altre fonti indicate dal docente.

| Lunedì 01 Ottobre 2012 at 4:43 pm | | riCercare, vdm | Nessun commento

"Hackerare" la propria cartella clinica: è proprio necessario e/o efficace?

Chiunque si ritrovi con la diagnosi di una malattia pesante come il cancro ha diritto di fare quel che vuole, e quindi a Iaconesi auguro prima di tutto ogni possibile bene per il decorso della sua malattia.

Sull'efficacia del mettere online i propri dati sanitari dal punto di vista medico si è già espresso Umberto Veronesi su Repubblica; io, visto che sono docente di informatica medica, vorrei focalizzare l'attenzione sugli aspetti tecnici.
In breve, Iaconesi, cui è stato diagnosticato un probabile glioma di basso grado, ha messo online le sue immagini diagnostiche con il nome affascinante di "cura open source" per "farle vedere a molti dottori". Di esse dice su Wired:

"sono andato a ritirare la mia cartella clinica digitale: devo farla vedere a molti dottori. Purtroppo era in formato chiuso e proprietario e, quindi, non potevo aprirla né con il mio computer, né potevo mandarla in quel formato a tutti coloro che avrebbero potuto salvarmi la vita".

Sul suo sito le immagini sono disponibili come copia del CD che gli è stato consegnato e anche nel formato "hackerato", cioè in JPEG. Io mi sono scaricato l'originale, e come sospettavo si tratta di immagini in formato DICOM, lo standard utilizzato dai cosiddetti PACS (i sistemi utilizzati in radiologia per conservare le immagini digitali), ed anche per distribuire su supporto magnetico o ottico le immagini stesse.

DICOM è uno standard internazionale sviluppato da una comunità di aziende, utenti e ricercatori nel corso di molti anni proprio per ovviare al problema delle immagini in formato proprietario tipiche dei primi PACS: un insieme di dati e immagini DICOM può essere letto da qualsiasi visualizzatore DICOM, e si porta dietro tutti i dati necessari per una corretta interpretazione da parte del medico. Infatti non ci sono solo immagini, ma anche metadati come il tipo di macchinario ed i parametri di acquisizione, i dati del paziente, i dati del medico responsabile, ecc. In questo modo il medico che riceve i file ha tutto il necessario per una corretta interpretazione delle immagini.

Non solo: le immagini radiologiche hanno spesso un numero di livelli di grigio più elevato di quelli memorizzabili sui formati immagine più usuali, e visualizzabili sui monitor di uso domestico. DICOM permette quindi di memorizzare immagini con 10,12,14 bit di profondità (corrispondenti a migliaia di livelli di grigio contro i 256 che usiamo normalmente). Immagini che il medico dovrebbe esaminare utilizzando monitor adeguati e certificati.

Questi due fatti danno luogo a qualche osservazione.

Prima di tutto, le immagini erano fin dall'inizio in un formato standard. Non uno di quelli che siamo abituati ad utilizzare per le nostre fotografie, ma si tratta di immagini cruciali, non certo foto ricordo delle vacanze. JPEG è un formato per immagini a colori, con 256 livelli per canale, ed a perdita di informazione: parte di ciò che c'era nelle immagini originali viene quindi perso nella conversione. Il medico prudente non firmerebbe mai una diagnosi su immagini del genere, a meno che il contenuto non sia così ovvio da non rendere necessario un esame ulteriore oltre a quello del medico che le ha acquisite.

Per il formato DICOM esistono visualizzatori per ogni piattaforma. Sul CD viene distribuito solo quello per Windows, però sul CD stesso c'è un file README.TXT che dice che il visualizzatore sarebbe multipiattaforma. Probabilmente l'ospedale paga le licenze solo per la versione Windows. L'ospedale non è vittima inconsapevole: è al massimo inconsapevole utente di uno standard che per fortuna esiste. Io personalmente obbligherei ad includere i visualizzatori per tutte e tre le piattaforme principali, o quantomeno link a programmi adeguati, ma ovviamente il problema è relativo, visto che i destinatari di tale CD -i medici- sul luogo di lavoro hanno quasi sempre Windows, oppure il terminale di un PACS.

Io, che come Iaconesi non uso Windows, ho aperto le immagini sul mio Mac usando Osirix, free ed open source, del quale esiste anche una versione a pagamento per iPad. Ovviamente se me le guardo sul monitor, o sull'ipad, non avrò comunque a disposizione tutti i livelli di grigio con cui sono state salvate, anche se le tecniche di windowing usate nei visualizzatori DICOM aiutano comunque ad esaminare dettagli altrimenti non visibili (ma persi nel JPEG). Ci sono visualizzatori free anche per Linux, e se proprio necessario, ci si può anche scaricare il multipiattaforma ImageJ, free e pubblico dominio, che legge  DICOM sia nativamente sia tramite plugin per i formati compressi. Ovviamente buona parte di questi visualizzatori fungono anche da convertitori per cui non c'è bisogno di crearne uno apposta come si propone Iaconesi (sempre tenendo presente che ciò che si converte sarà meno informativo del formato di partenza).

Perché tutte queste apparenti difficoltà? Sono immagini fatte per il medico, non, come le ecografie prenatali, come ricordino di un esame. E per fortuna sono in un formato standard anche se in Italia, diversamente da altri Paesi, non è obbligatorio.

Ci sarebbero altre cose da dire: per esempio, chiedersi che senso ha uscire volontariamente dall'ospedale per andare a mettere online dati che ad eventuali altri medici serviranno per chiedergli di fare gli ulteriori accertamenti che avrebbe fatto rimanendo in ospedale. Con una veloce ricerca, la diagnosi di glioma a basso grado peraltro sembra portare a scelte abbastanza standard in termini di trattamento. E non confonderei nemmeno il principio della condivisione dei dati delle ricerche (sempre citato nell'articolo di Wired - non commento là perché avevo commentato, sono rimasto in attesa di moderazione mentre comparivano commenti spam, e non sono mai stato approvato) con il principio della condivisione dei propri dati personali - sono cose nettamente ed ovviamente diverse.

| Sabato 15 Settembre 2012 at 11:04 am | | riCercare, vdm | Due commenti
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Alcuni chiarimenti sull'uso di ABILITANVUR

(UPDATE: c'è un post nuovo relativo alla nuova versione)

In aggiunta alla descrizione del programma ABILITANVUR, presentata in questo post, desidero chiarire un punto su cui non c'è modo algoritmico di fare chiarezza: cosa si intende per "pubblicazioni su rivista"?

Esistono articoli, review, editoriali, ma anche lettere, ed in certi settori atti di congresso pubblicati su rivista invece che su volume. Cosa dobbiamo contare?

Io ho chiesto un chiarimento all'ANVUR ma non ho avuto risposta. Pare però che altri abbiano chiesto e la risposta dovrebbe essere "tutto ciò che è su rivista e indicizzato". Il tutto però andrebbe incrociato con ciò che mettiamo sul sito personale del MIUR alla sezione "contributo su rivista". Lì è praticamente obbligatorio mettere anche gli atti di congresso pubblicati su rivista (o serie: per esempio LNCS, per gli informatici, che ha un ISSN ed è presente in Scopus), perché gli atti in volume non prevedono questa possibilità.

Di conseguenza ho modificato l'importazione del file di Scopus in modo da considerare tutto ciò che non è Conference Paper, ma anche questo è insoddisfacente, perché da un lato Scopus etichetta come Conference Paper atti usciti su rivista, dall'altro tra le mie pubblicazioni mi sono accorto che almeno una è su atti in volume ma indicizzata come Article. ISI ha una classificazione più grossolana, per cui quasi tutto è J. Per questa ragione tra parentesi, al primo indicatore, lascio il numero totale di pubblicazioni indicizzate: la verità sarà tra i due numeri, anche se uso il primo per attivare o meno il "verde".

Come indicazione generale, chi ha "verde" sulla fascia di interesse non dovrebbe avere problemi. Chi è sotto sul primo parametro ed ha differenze tra pubblicazioni totali e su rivista farebbe bene a guardare come vengono classificate, e magari farsi un file compatibile con quanto inserito sul sito personale. Questi ragionamenti non coinvolgono gli altri due parametri. In ogni caso l'ANVUR userà il massimo dei valori reperibili su ISI o Scopus, per cui stimando i parametri da un file proveniente da una sola delle due banche dati si possono sottostimare i parametri (anche se mi pare che Scopus sia più generosa, perlomeno per i settori che conosco).

Il tutto nell'attesa che il semaforo compaia sul sito personale, come promesso dall'ANVUR.

Preparare un file bibliografico.

Quando si esporta da ISI o Scopus si può scegliere cosa esportare, per cui chi può, si limiti a selezionare le proprie pubblicazioni e poi esportare (per evitare omonimi). Chi preferisce fare il lavoro a posteriori, o si prepara un file semplificato di tipo CSV, oppure dopo l'esportazione potrebbe cancellare le righe di troppo con un editor di testo. Si può anche importare in Excel, cancellare le righe e riesportare in formato CSV, ma purtroppo non sempre Excel interpreta la C di CSV come "comma", ed usa invece il punto e virgola. Meglio lavorare con OpenOffice, che garantisce una maggiore flessibilità.

| Giovedì 13 Settembre 2012 at 10:54 am | | riCercare, vdm | Sei commenti

PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA GRADIVA-NEW YORK

STATE UNIVERSITY OF NEW YORK

PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA GRADIVA-NEW YORK

La rivista internazionale GRADIVA, congiuntamente con la IPA (Italian Poetry in America), bandisce la prima edizione del Premio di Poesia Gradiva – New York.
Al Premio si concorre con un’opera di poesia di autori italiani pubblicata in Italia nel periodo compreso tra il primo gennaio 2011 e il primo dicembre 2012.
Al vincitore, designato dalla Giuria, sarà assegnato un premio di $1000 (mille dollari), il rimborso delle spese di viaggio e un soggiorno di due giorni a New York. Una selezione del libro premiato verrà tradotta in inglese e pubblicata, per uso scolastico,  in un’edizione bilingue presso l’editrice Gradiva Publications.
Le Case Editrici o gli autori interessati devono far pervenire una copia del loro libro ENTRO IL 10 GENNAIO 2013 ai seguenti componenti della Giuria, con l’indicazione su ogni copia del proprio indirizzo, comprensivo di telefono e di posta elettronica:
Luigi Bonaffini, Dept. of Modern Languages, Brooklyn College, Brooklyn, New York 11210-2889, USA.  Alfredo de Palchi, Presidente Onorario, Chelsea Editions, PO Box 125, Cooper Station, New York, N.Y. 10276-0125, USA. Luigi Fontanella, Presidente della IPA, PO Box 831, Stony Brook, New York 11790, USA. Irene Marchegiani, 303 Mountain Ridge Drive, Mt. Sinai, New York 11766, USA. Sylvia Morandina, Managing Editor di Gradiva, Dept. of European Studies, SUNY, Stony Brook, New York 11794-5359, USA. Anthony J. Tamburri, J. D. Calandra Institute, 17th floor, 25 W.  43rd Street, New York, New York 10036, USA.
La Giuria selezionerà i cinque libri finalisti nel corso della sua prima consultazione collegiale, prevista durante l’ultima decade di aprile. Una seconda riunione, prevista entro il 15 maggio, determinerà il vincitore del Premio Gradiva – New York.
La cerimonia conclusiva avrà luogo nell’autunno 2013 presso l’Auditorium della State University of New York, Stony Brook, sede di Manhattan (401 Park Ave South) e sarà preventivamente comunicata al vincitore, che è tenuto a presenziare  alla cerimonia. In caso di mancata partecipazione si perde qualsiasi diritto. Non si ammettono deleghe. 
__________________________
PER INFORMAZIONI: Segreteria Premio Gradiva – New York, Ms. Sylvia Morandina Dept. of European Studies, SUNY, Stony Brook, N.Y. 11794-5359, USA. Tel. 001-631-6327448.  Email: gradivasunysb@gmail.com

| Mercoledì 05 Settembre 2012 at 10:20 pm | | doubleVie | Nessun commento
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Uno strumento per calcolare i propri parametri ANVUR per l'abilitazione scientifica nazionale

Questa mattina era fredda e ventosa, e ne ho approfittato per mettere in piedi uno strumentino Web per calcolare automaticamente i tre parametri ANVUR per i settori bibliometrici, a partire da un file che contenga anno di pubblicazione, numero di citazioni della propria produzione scientifica, e tipo pubblicazione.

Il programma è qua: ABILITANVUR.

UPDATE 25/10/2012: c'è un post nuovo relativo alla nuova versione.

UPDATE 13/9/2012: ho allargato il filtro nell'interpretazione del tipo pubblicazione di Scopus, ed aggiunto un post di spiegazioni.

UPDATE 6/9/2012: grazie a S.Mizzaro, U. di Udine, ho corretto un bug sul verde relativo al numero di pubblicazioni: consideravo tutte e non solo quelle su rivista. Grazie a Salvatore invece ho cambiato arrotondamento, che sottostimava l'H index contemporaneo.

UPDATE 4/9/2012: può esserci qualche problema con ISI. Alcuni si risolvono salvando in UTF-8 (è tra le opzioni possibili, Win o Mac non fa differenza). Per gli altri ci sto pensando.

UPDATE v0.4: le due modifiche principali sono la possibilità di usare i file esportati da ISI, e il fatto che utilizzo il tipo pubblicazione per determinare gli articoli su rivista (primo parametro ANVUR).

UPDATE v0.2: grazie a Rino Galizia, U.Napoli, ho corretto alcuni erroretti nel calcolo dell'età accademica, del numero di pubblicazioni, del contemporary H index. Al momento però il primo parametro necessita ancora di aggiustamento: nel numero di pubblicazioni degli ultimi 10 anni considero tutte le pubblicazioni del file dal 2002, mentre bisognerebbe selezionare solo quelle su rivista (in certi settori i due numeri possono differire non di poco). Aggiungerò una terza colonna per indicare il tipo, nel frattempo è anche il parametro più facile da calcolare a mano...

 I tre parametri considerati dall'ANVUR come soglia per l'abilitazione scientifica nazionale sono: numero di pubblicazioni indicizzate nei database negli ultimi dieci anni (eventualmente normalizzate per età accademiche <10 anni), numero di citazioni totali normalizzate per età accademica, Contemporary H-index. Niente di difficilissimo da calcolare avendo a disposizione ISI o Scopus, ma almeno l'ultimo parametro comporta qualche conto. In particolare, chi passa di qua cercando come calcolare l'H-index, sappia che l'ANVUR non ha scelto l'H-index "liscio", ma il Contemporary H-index, che normalizza i valori in base all'età degli articoli.

Questo programma fa i conti necessari (inclusa l'età accademica) e confronta il risultato con le mediane aggiornate pubblicate dall'ANVUR, per il proprio gruppo disciplinare e per entrambi i concorsi: segnale verde o segnale rosso per chi ha o meno i requisiti.

L'input è costituito da un file che descrive le proprie pubblicazioni. Può essere di tre tipi:

  • il file ".CSV" prodotto con la funzione di export di Scopus (comma-separated values, citations only);
  • il file prodotto con l'esportazione di ISI: "more options" -> Records dal primo all'ultimo, togliere la spunta a Plus Abstracts, "Save to other Reference Software"->"Save to TAB-delimited UTF-8";
  • oppure un file ".CSV" contenente almeno 3 colonne: la prima con l'anno di pubblicazione, la seconda col numero di citazioni (con riga di intestazione), la terza con un'indicazione del fatto che la pubblicazione è su rivista. Basta un J, o altro: non conto le righe su cui non c'è niente, ma non uso il contenuto in altri modi (per il momento) (quindi: qualcosa per gli articoli su rivista, niente per il resto). Non c'è controllo degli errori: se un file è mal composto, l'esito non è affidabile.
  • Per facilitare la vita a chi ha provato finora, è anche possibile usare un file CSV con 2 colonne, senza il tipo pubblicazione; vengono semplicemente usate tutte (ma in questo modo si sovrastima il primo parametro).

Poichè l'ANVUR considera il massimo tra i dati presenti su ISI e su Scopus, probabilmente la soluzione ideale è costruirsi a mano il file CSV partendo da entrambe le banche dati (tutte le pubblicazioni possibili, e per ognuna il numero massimo di citazioni tra le due versioni). Ricordo che, perché vengano poi considerate per l'abilitazione, le stesse pubblicazioni devono essere presenti sul sito CINECA.

NB: registro i risultati dei calcoli e quando ce ne saranno abbastanza, pubblicherò qualche statistica. Non saranno di gran valore perchè chiunque può provare più e più volte con i file che preferisce.

NB2: ho fatto il possibile per implementare correttamente l'algoritmo, ma ovviamente non garantisco niente. Qui il post sul mio blog, dove lasciare commenti.

L'input è costituito dal file ".CSV" prodotto con la funzione di export di Scopus (comma-separated values, citations only), e contenente la lista delle proprie pubblicazioni, oppure un file ".CSV" contenente almeno due colonne: la prima con l'anno di pubblicazione, la seconda col numero di citazioni (con riga di intestazione). Non c'è controllo degli errori: se un file è mal composto, l'esito non è affidabile. È responsabilità di chi prepara il file assicurarsi che contenga solo le pubblicazioni su rivista: il programma non fa alcuna selezione. Per come trovare i dati, rimando al post che avevo fatto a suo tempo (e precedenti). Posso aggiungere che se da Scopus basta esportare, non ho ancora avuto tempo di capire come fare da ISI, per cui per test io mi sono semplicemente copiato a mano anno e numero citazioni dall'elenco che avevo già predisposto in ResearcherID - pochissimi minuti.

| Sabato 01 Settembre 2012 at 4:39 pm | | riCercare, vdm | 67 commenti

Sulla "particella di Dio", vent'anni fa

(S.Benni, da Terra!, Feltrinelli 1983)


LA STORIA DI PADRE MAPPLE
Vent'anni fa Leopold Mapple era il giovane scienziato piú brillante del nostro corso per studenti superdotati all'Istituto di Scienze di Londra. Era un ragazzone di cento chili, roseo e ben vestito. Lo si sarebbe potuto prendere per un ricco rampollo nullafacente: invece era lo scienziato piú importante nella ricerca sulla fisica subatomica. Ma era anche il piú inveterato gaudente, mangione, bevitore, tabagista, donnaiolo e cultore di ogni altra cosa dai piú chiamata vizio.
(..)
Proprio in quei mesi Mapple stava ultimando un esperimento straordinario: era riuscito a costruire una camera a bolle speciale dove era sicuro di scoprire la terza forza elementare, la forza che, diceva, sta all'origine di tutte, e non è né onda né particella, qualcosa di completamente diverso, e definitivo.
"Farò l'ultimo strip-tease alla cosiddetta materia," ci disse, troneggiando tra macerie di lattine di birre, a una festa organizzata la sera prima dell'esperimento. "E quello che resterà alla fine, sarà il principio: altroché Buddha e Javeh e Visnú e altri figuri metà uomo e metà cane e splendenti e resuscitanti e volanti e sibilanti su e giù per il cielo. Basta con il traffico aereo degli impostori! Quello che troveremo al termine del mio esperimento, sarà Dio, a tutti gli effetti di legge: ciò da cui tutto è composto, e creato, e causato: una particella, un'onda, una relazione. Non lancerà fulmini, nel suo nome nessun profeta sarà costretto a massacri, non avrà bisogno di travestirsi da toro di legno per scopare: sarà una formula, tutto li."
(...)
Fragoroso come sempre, Mapple arrivò all'Istituto per l'esperimento. "Bene," disse "ora prendiamo un bell'atomo grassotto e prendiamolo a cazzotti finché non gli cascano giù tutti gli elettrodentoni". Era questo un suo modo colorito di definire gli esperimenti subatomici. Un giovane tecnico si calò
nella grande camera a bolle, dentro la uale sarebbe avvenuto il bombardamento, fino all'ultima particella. Quella mattina Mapple era particolarmente euforico, e ben farcito di birra. Non si accorse che il tecnico si era sdraiato a terra per controllare la temperatura del suolo. Così lo chiuse senza accorgersene dentro la camera, e iniziò il bombardamento. L'esperimento durò otto giorni: per quel tempo, il reparto restò chiuso a tutti. Il nono giorno ecco arrivare Mapple in smoking, reduce dalla solita notte di baldoria. C'eravamo tutti con lui, mentre si avviava alla camera nucleare: “Ragazzi," egli gridava, facendo roteare il bastone d'avorio, "le nuvole di duemila anni di incensi religiosi stanno finalmente per dissolversi. Migliaia di preti invaderanno gli uffici di disoccupazione in tutto il mondo. Nessun bambino verrà mai piú atterrito da purgatori e inferni! Le marmellate in cima agli armadi verranno sterminate, senza paura di ritorsioni. Nelle chiese risuonerà, liberatorio, il tintinnio dei brindisi. Suore nude si concederanno a rabbini infoiati, ex-voto, ex-stole, ex-
messali, tiare, sottanoni e paramenti e ultime cene tutto brucerà, nello stesso fuoco in cui la chiesa ha bruciato i libri,  gli eretici, i villaggi degli infedeli. L'ultima crociata è giunta! L'umanità è salva! Cristo è disceso in terra, anzi è sempre stato li, e io ve lo mostrerò! La causa causarum, la sacra particula, il colui da cui, il primo motore, l'ordo initialis, l'uovo cosmico, il fabbro celeste, il danzatore eterno, l'occhio del Buddha, il kkien, il Wang-
wa, il primo bit, il supremo artefice! Presto a voi in tutto il suo scientifico splendore! Seguitemi!"
E noi lo seguimmo, eccitati, fin davanti alla porta sigillata della camera dell'esperimento, e trattenemmo il fiato insieme a lui, quando lui aprì la porta e vide... vide...

Vide il tecnico, con la barba lunga, e i capelli incolti, con il viso scavato da otto giorni di digiuno, e il camice bianco strappato, che alzava al cielo le mani bruciate dalle ustioni radioattive e gridava: "Sono qui! Sono io, Mapple, finalmente mi hai trovato!" Descrivere il viso di Mapple in quel momento, non mi è possibile: diventò bianco come marmo, gli occhi sembrarono uscirgli dalle orbite, ed egli lanciò un urlo, un urlo che fece tremare i vetri dell'Istituto, e i nostri cuori:
"Nooooooooo!"
Fuggì, travolgendo tutti. Nessuno di noi riuscì a raggiungerlo per spiegargli cosa era veramente successo. Sparì nel nulla e riapparve solo dopo molti giorni, la barba lunga, gli occhi rossi: capimmo subito che era uscito di senno.
"Mapple," cercammo di spiegargli, "quello che hai visto era solo il tecnico dell'Istituto, rimasto chiuso nella tua camera atomica per otto giorni!"
"No, amici," egli disse con voce ispirata, "era Dio! In fondo a ogni atomo, c'è Dio."
Due mesi dopo partì, con questa strana astronave, nello spazio. Da quel giorno egli vola per le galassie, portando la Religione ovunque, nelle stazioni spaziali, nei pianeti, nelle astronavi: non c'è culto o rito o confessione che egli non conosca e commerci. Così sia.

| Mercoledì 04 Luglio 2012 at 10:59 am | | doubleVie, letture, riCercare, succede, varia | Nessun commento

Letture di questi tempi

In questi tempi sarò, sono stato, o sarei dovuto essere e invece non sono stato a leggere nelle seguenti occasioni:

  • Inaugurazione della mostra "L'idea e la forma", 17 Giugno  alle ore 11.00 a Palazzo Conti Toppo Wassermann, Toppo di Travesio;
  • Residenze  Estive 2012: per Pierluigi Cappello, Tarcento, 23 giugno 2012 ore 2030;
  • Residenze Estive 2012, Duino, Collegio del Mondo Unito, 24 giugno 2012 ore 18;
  • Festival Internazionale Itinerante di Poesia, Most na Soči, Slovenia, 30 giugno 2012 ore 1930.

In più, nei giorni 28/6, 4/7, 11/7 alle ore 20 presso la trattoria Al posto di conversazione di Remanzacco c'è Al cortile il senso di un piccolo cielo, II edizione.

| Lunedì 25 Giugno 2012 at 2:56 pm | | doubleVie | Nessun commento
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100 anni di Turing

Oracolo

La macchina universale di Turing

se opportunamente caricata

con una descrizione minuziosa

della mia vita, per definizione

potrebbe raccontarmi in anticipo

cosa farò da grande, se farò

qualcosa; però se inerte raggiungo

il limite del nastro illimitato,

allora la macchina altro non può

che osservarmi con le sue transizioni,

lentamente, di stato in stato,

mentre anch’io l’osservo. Facendo niente.

(Da Algoritmi, Lietocolle 2004)

| Sabato 23 Giugno 2012 at 07:58 am | | doubleVie, riCercare | Nessun commento
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In missione

Sono in missione a Ginevra fino al 22 giugno incluso e poi di nuovo dal 26 pomeriggio al 29. Per ricevimento studenti, tesi ecc sarò in Dipartimento sicuramente il 25 giugno.

| Venerdì 15 Giugno 2012 at 4:24 pm | | riCercare, vdm | Nessun commento

Il sito di Emanuel Donadelli

... e questo è un gancio affinché Google inizi a trovarlo: Emanuel Donadelli, batterista, percussionista, jazz e non solo. :)

| Lunedì 04 Giugno 2012 at 10:27 pm | | succede | Nessun commento

I Top Italian Scientists di Udine

Come qualcuno sa, VIA Academy, organizzazione costituita da alcuni ricercatori italiani residenti all'estero, da un po' di tempo mantiene una lista di Top Italian Scientists, calcolata in base all'H-index (discutibile, discusso, ecc: prendiamola semplicemente come una delle misure che si possono effettuare per valutare l'impatto della ricerca, ricordiamoci che dipende molto dal settore di ricerca, che dipende dall'età, ecc). La lista enumera gli italiani, che lavorino in Italia o all'estero, con H-index maggiore di 30.

Ho estrapolato dalla lista i Top di Udine. Per curiosità. Eccoli:

posizionenomeH-indexsettore
50Diego Cauz63physics
54A De Angelis59astrophysics - physics
68Claudio Schneider45mol cell biology
69Michele Morgante44plant biology
76Alessandro Trovarelli37chemistry
76Alfio Ferlito37clinical - medicine
77G Pauletta36physics
78Margherita Zanetti35biochemistry
78Renato Fanin35haematology - medicine
79Andrea Schaerf34engineering - computer sciences
79Francesco Zaja34haematology - medicine
79Giuseppe Damante34genetics - mol cell biology
80Carlo Alberto Beltrami33mol cell biology - medicine
81Alfonso Colombatti32mol cell biol
81Claudio Brancolini32mol cell biology
82Bruno Grassi31physiology
82Paolo Brambilla31neurosciences
82Paolo Giannozzi31physics
82Salvatore De Vita31rheumatology

Sono 19, ed Udine, sempre secondo VIA, risulta 39esima su 148 istituti di ricerca italiani.

| Lunedì 28 Maggio 2012 at 11:58 am | | riCercare, vdm | Nessun commento

Su Un buon posto per morire di Tullio Avoledo

Come mi era già capitato in passato, ho "ritrovato" tra i miei file una mezza recensione a Un buon posto per morire di Tullio Avoledo, immaginata per un settimanale, e lasciata poi lì. L'epoca in cui è stata scritta è specifica, ma il discorso vale ancora (NB: la fotografia sarà esposta in luglio nella mostra del gruppo Flickr Ud& presso la biblioteca civica di Udine, con il titolo "Il senso del romanzo secondo Avoledo").

Un buon posto per morire tutti

“La lotta contro il male non è progredita di un cazzo. L’Amerika ha un presidente negro e probabilmente musulmano, le truppe di Zog la occupano stabilmente, e le lobby giudee di New Pork e Sickago distruggono l’economia. Persino la General Motors è stata comprata dai mangiaspaghetti.”

Trapiantato oltreoceano, potrebbe essere l’estremista ariano-cristiano Anders Breivik a parlare. Magari dopo che qualcuno molto in vista nelle organizzazioni neonaziste gli ha detto che “La razza bianca ha bisogno di te. La razza umana ha bisogno di te. Tu ed io dobbiamo salvare il mondo, Walt”.

Perché il primo a parlare in realtà è Walt, uno dei tanti personaggi di Un buon posto per morire, romanzone a due mani di Tullio Avoledo e Davide Boosta Dileo. Chi lo ingaggia per una lotta con un obiettivo impossibile come salvare il mondo è invece il professore di revisionismo Irwin Davis, evidente calco dal quasi omonimo revisionista in carne ed ossa. 

Stavo leggendo questo libro nei giorni del massacro in Norvegia, l’iniziale errore giornalistico, la successiva, occidentale verità. Breivik, bianco, biondo, europeo, ragiona e pensa come Walt, e spara pure come lui. Non ho potuto non pensare all’effetto che Avoledo mi fa ogni volta: ucronia sì, ma così prossima che sembra solo un piccolo sfasamento temporale/culturale, con una capacità visionaria di anticipare di poco quel che sarà –Avoledo probabilmente  è in grado di vederne le radici nel presente, quando i più ancora non fanno caso. La difesa della razza, seppure con sottili differenze, era già un tema presente ne Lo stato dell’unione, per esempio. La dimensione era interregionale, quella volta, e ispirata da una follia che il Friuli sembra ora avere dimenticato: i Celti, costati una certa quantità di denaro pubblico all’epoca di un governo regionale a guida leghista. Questa volta è la Terra intera in pericolo – la Terra come buon posto per morire, non fosse altro perché è l’unico che abbiamo.

Ho iniziato il libro con un po’ di timore, perché non sapevo cosa l’altra mano (Davide Dileo, di cui non ho mai letto niente) avrebbe portato nella scrittura di uno degli autori italiani che preferisco. Un contributo certo di Avoledo è quello da visionario appena nominato; l’altro riconoscibilissimo è che non si salva nessuno. Non è una lotta di buoni contro cattivi. I buoni ci sarebbero, ma non c’è spazio per loro: devono scegliere, e la scelta è solo tra tipi diversi di male. Tutto questo si innesta in un feuilleton dove compaiono  tutti o quasi i temi classici del complottismo e della creduloneria, da Nostradamus agli alieni passando per gli zombie cannibali, tenuti assieme da un videogame intitolato Festung Antartika.  I due protagonisti principali loro malgrado iniziano a giocarvi dopo che i loro figli vengono uccisi perché vi giocavano, ma loro ancora non lo sanno. Non sanno nemmeno chi stanno aiutando e perché: sono convinti che i cattivi siano gli altri, ma non è esattamente così. Questo determina una sarabanda di avventure nel mondo reale e virtuale, con grande spargimento di sangue, violenza gratuita e non, un filo di umorismo e un finale aperto che fa pensare ad un sequel.

Non è il libro migliore di Avoledo. Sospendere il principio di realtà in questo amalgama di temi già in partenza viziati di loro da scarsa credibilità è praticamente impossibile. Gli stessi autori ne sono consapevoli, tanto da mettere tra i pensieri di Leonardo alla caccia degli (e cacciato dagli) assassini un riferimento spensierato alle avventure di Salgari, volutamente incredibile per uno che ha appena perso il figlio. Per il lettore quello è un invito con strizzata d’occhio: è tutto finto, ma intanto gioca con noi, ti divertirai. Anche se proprio tutto no.

| Venerdì 25 Maggio 2012 at 5:36 pm | | letture | Nessun commento

11th European Congress on Telepathology and 5th International Congress on Virtual Microscopy

It is with great pleasure that we invite you to the 11th European Congress on Telepathology and 5th International Congress on Virtual Microscopy to be held in Venice, Italy 6-9 June, 2012. The Congress is organized by the University of Udine, the Azienda Sanitaria ULSS 18 Rovigo, with the support of the Società di Anatomia Patologica e Citopatologia diagnostica – italian division of the International Academy of Pathology, the International Academy of Telepathology, the International Academy of Digital Pathology, and other partners.

www.telepathology2012.com

| Mercoledì 23 Maggio 2012 at 3:29 pm | | riCercare, vdm | Nessun commento

Zeviani, Piccolo, Pozzan: quando i giornalisti guardano con un occhio solo

E' di questi giorni la sfilza di articoli su Massimo Zeviani "bocciato" in un concorso universitario a Padova, ma assunto a Cambridge come direttore, evento inserito in contesti che velatamente suggeriscono cattive pratiche durante il concorso. In particolare, nell'articolo di Pierluigi Magnaschi su Italia Oggi (11/5/2012) si dice che, non essendo Zeviani "inserito nelle cordate giuste, non è mai riuscito a vincere una cattedra universitaria, nonostante abbia pubblicato l'esito delle sue ricerche in riviste come Nature e Science sulle cui colonne arrivano soltanto i ricercatori ipermeritevoli di tutto il mondo".

Le cattive pratiche anche ci sono, ma in questo caso farei l'avvocato del diavolo, perché dire che il più bravo è stato bocciato è come dire che gli altri due, Stefano Piccolo e Tullio Pozzan, sono dei delinquenti. Ci sono state delle occasioni in passato in cui la situazione era esattamente di questo tipo, e ce ne saranno sicuramente in futuro, ma in questo caso, dati alla mano, la situazione non è così tagliata col coltello.

Ho dato un'occhiata veloce a PubMed: il luogo dove si trova tutta la bibliografia biomedica, per verificare cosa hanno pubblicato i tre candidati su Nature e Science (senza fare ragionamenti sulle date di pubblicazione, anche perché mancano altri dati essenziali, come le età). Bene, tutti e tre (a meno di omonimie) hanno pubblicato sulle due prestigiose riviste, con pattern leggermente diversi (Zeviani: 3 su Science, 1 su Nature; Piccolo: 1 su Science, 3 su Nature; Pozzan:  3 su Science, 7 su Nature). Se le pubblicazioni di prestigio (con i loro limiti) fossero l'unico criterio, allora Pozzan, all'epoca del concorso già professore associato (e quindi forse con una carriera già più avanzata), sarebbe stato il vincitore ideale. Pozzan per inciso è anche davanti a Zeviani nella classifica dei Top Italian Scientists secondo VIA Academy, basata sull'H-index (con i suoi limiti). In ogni caso si trattava di tre candidati notevoli, dove parlare di bocciatura è solo una scelta giornalistica (ecco proprio il parere di Pozzan su Il Mattino di Padova). Permettersi di tenere tutti i bravissimi è qualcosa che è possibile solo dove le risorse per la ricerca sono ritenute importanti, quindi non in Italia.

E' inutile elencare il comunque eccellente curriculum di Zeviani senza confrontarlo con quello degli altri due candidati (ad esempio, articolo del Corriere), perché dice solo che lui è molto bravo, non che è più bravo degli altri. E mi pare che gli altri due non si siano presentati come candidati a Cambridge, quindi non sappiamo come sarebbe andato il confronto diretto in situazione extraitaliana. Oltretutto, se in Italia i colloqui si facessero con la semplicità con cui si fanno a Cambridge, ci sarebbero ogni giorno articoli sulla poca serietà con cui si assumono i docenti universitari (e non sto dicendo che il metodo di Cambridge è poco serio: sto dicendo che noi italiani riteniamo che nella complicazione sta la serietà, quando si tratta delle nostre cose, salvo poi invidiare chi se la cava senza perdere tempo).

Quel che invece ora dovremmo sapere e ricordarci, è che a Zeviani sono stati assicurati 50 milioni di dollari in 5 anni per la ricerca. Sono certo che quei fondi qua passerebbero per uno spreco*, ed è circa un terzo di quello che il MIUR ha garantito quest'anno a TUTTI gli atenei italiani col suo bando PRIN su progetti triennali. E' una promessa che qua non si potrebbe fare nemmeno su cifre molto più basse, perché nessuno in università è in grado di sapere quante risorse arriveranno l'anno prossimo, né sarebbe possibile prometterle ad uno specifico ricercatore (qua si fa solo su bando, decine di pagine e mesi/persona di lavoro con probabilità di accettazione inferiore al 5%). Se vogliamo i migliori e che lavorino al meglio, quelli sono i costi associati alle loro ricerche. Chi li tira fuori?

*: perché magari il titolo del progetto è incomprensibile ad un politico o ad un giornalista, e quindi viene usato come arma per denunciare usi impropri del denaro pubblico (per esempio, le "opinioni" di Barbareschi o quanto descritto nel terzo capoverso di questo intervento di Amedeo Balbi).

| Venerdì 11 Maggio 2012 at 10:32 am | | riCercare | Nessun commento