Questo è un messaggio pre-datato: sono stato pigro, in questi giorni,
ma questo è un libro letto nel 2004 e lì deve stare, nel mio quaderno
online.
Le irregolari - Buenos Aires Horror Tour (M.Carlotto, E/O 1999): me lo
sono portato dietro a Buenos Aires ma l'ho letto a partire dalla fine
del viaggio di ritorno (ed in un certo senso meglio così). Comincio da
cosa non mi è piaciuto: un po' la scrittura, a tratti approssimativa,
un po', visto dal punto di vista letterario, l'espediente dell'horror
tour. Solo che il punto di vista letterario non basta per leggere
questo libro. E' un documentario agghiacciante e sentito sui
desaparecidos, che merita di essere letto in ogni caso. Il titolo si rifà alla
fazione più radicale delle Madri di Plaza de Mayo: è la ragione per
allargare il discorso ai perseguitati di tutto il mondo.
Mi ero
ripromesso di scriverne altrove. Fatto: c'è una recensione nella versione online di
Daemon, una bella rivista su libri e culture artistiche.
Oggi, sul Corriere della Sera, c'è un bell'
articolo su Pierluigi Cappello.

Calvino, quello di
Se una notte d'inverno un cacciatore; poi, i
personaggi di Wodehouse (a parte la questione sesso, che per gli
abitanti del castello di Blandings proprio non esiste). E' questo quel
che mi è venuto in mente iniziando a leggere
Il petalo Cremisi e il
bianco (M.Faber, Einaudi 2004). Come Martel, anche questo libro l'ho
letto senza prepararmi in alcun modo; quindi le prime sensazioni sono
state forse poco ortodosse. Per il resto, è un romanzone del genere di
quelli che vado a pescare (uno o due secoli prima) quando mi disamoro
appena della lettura ed ho bisogno di una carica di trame e passioni.
Mille pagine nella Londra di fine '800, tra prostitute, nobili e
industriali più o meno rampanti. Mi sarei aspettato un non so che di
più, o di meno, visto che è scritto nel terzo millennio (va bene, il
finale è aperto). Comunque l'ho letto volentieri. Non dico altro perché chi me l'ha prestato passa di qua...

Nelle 28 ore di viaggio verso e da Buenos Aires, ho letto "solo" due
libri, piuttosto ingombranti, e reperiti un po' di corsa senza troppe
informazioni di contorno.
Il primo è stato uno strano
Vita di Pi (Y.Martel, Piemme 2003);
mattoncino da 400 pagine, di cui le prime novanta sono una specie di
tirata a sfondo teologico/zoologico (non particolarmente pesante, ne'
particolarmente convincente). Il protagonista, Pi, è figlio del
direttore di uno zoo indiano che ad un certo punto decide di spostarsi in
Canada. Nonostante l'attacco contro gli agnostici che vivono nel dubbio
(peggio quindi degli atei che almeno credono in qualcosa...), Pi
abbraccia contemporaneamente induismo, cristianesimo e islamismo, o
quantomeno gli aspetti superficiali delle tre religioni. Vabbè. Il
bello inizia dopo (ed era quello che mi aveva incuriosito nei brani
letti dall'amico che me lo ha prestato in certe serate di letture che
facciamo tra di noi): la nave su cui viaggia la famiglia di Pi con gli
animali naufraga, e lui passa qualche mese su una zattera assieme ad
una tigre. Questa parte mi è piaciuta, nonostante l'argomento
"sopravvissuti" possa essere a rischio noia. La chiusura del romanzo
rivela qualcosa che è meglio non rivelare, tornando anche sull'impeto
teologico iniziale.
Ci vediamo tra una settimana circa.
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