Vita di Pi (Y.Martel)
Nelle 28 ore di viaggio verso e da Buenos Aires, ho letto "solo" due
libri, piuttosto ingombranti, e reperiti un po' di corsa senza troppe
informazioni di contorno.Il primo è stato uno strano Vita di Pi (Y.Martel, Piemme 2003); mattoncino da 400 pagine, di cui le prime novanta sono una specie di tirata a sfondo teologico/zoologico (non particolarmente pesante, ne' particolarmente convincente). Il protagonista, Pi, è figlio del direttore di uno zoo indiano che ad un certo punto decide di spostarsi in Canada. Nonostante l'attacco contro gli agnostici che vivono nel dubbio (peggio quindi degli atei che almeno credono in qualcosa...), Pi abbraccia contemporaneamente induismo, cristianesimo e islamismo, o quantomeno gli aspetti superficiali delle tre religioni. Vabbè. Il bello inizia dopo (ed era quello che mi aveva incuriosito nei brani letti dall'amico che me lo ha prestato in certe serate di letture che facciamo tra di noi): la nave su cui viaggia la famiglia di Pi con gli animali naufraga, e lui passa qualche mese su una zattera assieme ad una tigre. Questa parte mi è piaciuta, nonostante l'argomento "sopravvissuti" possa essere a rischio noia. La chiusura del romanzo rivela qualcosa che è meglio non rivelare, tornando anche sull'impeto teologico iniziale.






Che coincidenza! Stavo proprio per leggerlo… A quanto dici, fa un po’ “spiritualità in edizione economica”… Magari lascerò un commento avveduto dopo la lettura.
Intanto continuo l’appena intrapreso “Ishmael”, di Daniell Quinn, che neanche scherza, in fatto di spiritualismo… prossimamente su questi monitor anche le mie conclusioni su quest’ultimo. Buonanotte (dato il sonno, questo è più il momento di leggere
appunto, che non di scrivere!).