Nell'imminenza dei quarant'anni
Il pensiero m'insegue in questo borgo
cupo ove corre un vento d'altipiano
e il tuffo del rondone taglia il filo
sottile in lontananza dei monti.
Sono tra poco quarant'anni d'ansia,
d'uggia, d'ilarità improvvise, rapide
com'è rapida a marzo la ventata
che sparge luce e pioggia, son gli indugi,
lo strappo a mani tese dai miei cari,
dai miei luoghi, abitudini di anni
rotte a un tratto che devo ora comprendere.
L'albero di dolore scuote i rami...
Si sollevano gli anni alle mie spalle
a sciami. Non fu vano, è questa l'opera
che si compie ciascuno e tutti insieme
i vivi i morti, penetrare il mondo
opaco lungo vie chiare e cunicoli
fitti d'incontri effimeri e di perdite
o d'amore in amore o in uno solo
di padre in figlio fino a che sia limpido.
E detto questo posso incamminarmi
spedito tra l'eterna compresenza
del tutto nella vita nella morte,
sparire nella polvere o nel fuoco
se il fuoco oltre la fiamma dura ancora.
"Given the quality of the writing in the blogs I have seen, I doubt that
many of the Blog People are in the habit of sustained reading of
complex texts. It is entirely possible that their intellectual needs
are met by an accumulation of random facts and paragraphs."
Michael Gorman, presidente della American Library Association, sul Library Journal.
Da quel che ho capito, era stato criticato per un suo articolo sul Los
Angeles Times in cui a sua volta criticava la digitalizzazione dei
libri proposta da Google ("
Google and God's mind").
Qualcosa di utile nell'articolo c'è: basta seguire la traccia del
sottotitolo ("The problem is, information isn't knowledge. ").
Qualche giorno fa ero a Trento, in un hotel del centro. In stanza ho
trovato un libretto con testi di Leonardo, Poliziano e Machiavelli in
italiano ed inglese. Al di là dei testi, il volumetto era
gradevolissimo: buona carta, bello il cartoncino della copertina, buona
la stampa (apparentemente a piombo). Il nome dell'hotel è presente nell'interno ma con molta discrezione,
come discreto è il cenno all'
Associazione Alberghi del Libro d'Oro, che
poi sono andato a cercare e che ho trovato su Web.
Insomma: un oggettino di ottimo
gusto, ed un omaggio graditissimo; altro che cioccolatini e fiammiferi
(a parte che c'erano anche quelli).

Conoscevo Umberto Fiori come (bravo) poeta; qualcuno lo ricorderà
invece come leader degli Stormy Six. Comunque, nei giorni scorsi ho
letto quella sua specie di diario di un insegnante che è
Tutto
bene, professore? (Baldini e Castoldi 2003). E' un libriccino smilzo
alla Starnone, tranne che è più esplicitamente politico nei giudizi (ma
forse nei libri che ho letto io di Starnone non si era ancora arrivati
alle
tre i...).
Fiori parla di modernizzazione della scuola vista (dal legislatore) esclusivamente in
termini di aziendalizzazione, come se fosse la panacea; della scuola
come preparazione al lavoro invece che alla vita.
E' un libro che mette tristezza, prevalentemente. Io gli studenti li
vedo al livello successivo, ed i problemi sono gli stessi, tranne per
il fatto che all'università un docente -anzi, un formatore, nel
formatorese in uso oggi- può non sentirsi in dovere di essere anche
educatore.
Si sente poco, vero? Giornali, zero? TV, zero? Chissà come mai.
Questa settimana l'università italiana è di nuovo in agitazione a causa
del DDL Moratti, che è stato messo in calendario per la discussione in
aula lunedì 21. Anche se pare che la discussione salti, durante questa
settimana ci sono delle iniziative di protesta nelle università, il 21
dovrebbe esserci l'occupazione simbolica di alcuni Rettorati, il 22
sit-in davanti al Parlamento.
Informazioni al sito quasi ufficiale della
protesta, ed all'
Osservatorio sulla Ricerca.
Da così:
A così (più o meno):

Ho pagato un altro pizzo alla
mafia di Pordenone:
Fiona (M.Covacich, Einaudi 2005). Come lo
descrive l'
autore,
è la sequenza di un uomo che precipita, da un paradiso terreno molto
moderno, e con un ritmo sempre più accelerato (del resto, la gravità fa
il suo dovere).
Io non sono un fan sfegatato di Covacich, però lo leggo volentieri; di
questo romanzo, posso dire che mi è piaciuto più di
A perdifiato, e che
ho dovuto leggerlo quasi senza soste.
Si può leggere qualcosa di più su
Fiona qui (Tiziano Scarpa su Nazione Indiana, da leggere dopo il romanzo); la risposta di Covacich è
qua (sempre su Nazione Indiana).
C'è una mia
recensione più completa del post di qualche giorno fa su
Fabruaria, una rivista online interessante perché sta in bilico tra temi letterari e temi naturalistici (
Storia dell'Abbondanza, L.Sertorio, Bollati Boringhieri 2002).

Non mi ero accorto che fosse già
uscito
Lo stato dell'unione (T.Avoledo,
Sironi 2005), ma un amico si. Così, complice un viaggio in treno a
Verona, l'ho letto. Dico subito che mi è piaciuto più di
Mare di
Bering; riguardo all'
Elenco telefonico di Atlantide, non saprei che dire perché
quella volta c'era anche la curiosità per l'opera prima.
Quest'ultimo libro è ambientato in una regione che decide di "sviluppare"
una sua identità celtica; l'assessorato alla cultura affida
quindi una immensa campagna pubblicitaria ad un creativo in cattive
acque. Essendo la regione non più celtica delle altre, ovviamente la
campagna non sarà pulitissima; e, avoledianamente, ci sarà pure qualche
mistero.
Per chi vive in Friuli, il divertimento è assicurato, e per qualche
personaggio è fin troppo semplice trovare un'equivalenza nella
politica regionale degli ultimi anni. D'altra parte, la campagna parte
da una mostra sui Celti esplicitamente copiata da una fatta in Friuli,
molti anni prima. Fantapolitica quindi, ma non troppo, se non negli
esiti finali.
Nel bilancio generale del romanzo c'è un solo punto che
mi è parso
eccessivo, e che non posso rivelare. Dirò solo che è verso il finale;
finale che, come negli altri due libri di Avoledo, è la parte meno
solida, quasi chiusa di corsa e con spreco di fuochi artificiali. Nel
complesso però è molto piacevole, di ritmo sostenuto, difficile da
abbandonare.
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