Le vergini suicide (J.Eugenides)
In questo periodo non ho molto tempo per leggere, così che sono stato
abbastanza a finire Le vergini suicide (Mondadori 1994 e poi 1999),
opera prima di Jeffrey Eugenides, di cui qualche tempo fa ho apprezzato
molto Middlesex. E non ho nemmeno visto il film. Cinque sorelle si suicidano in un breve arco di tempo; lo sappiamo fin dall'inizio, grazie ad una voce collettiva, maschile, costituita dagli ex compagni di classe delle sorelle, di loro infatuati (nonostante vestiti sgraziati e capelli sporchi) ma irrimediabilmente distanti.
La narrazione è costituita da una serie di reperti meticolosi, come prodotti da un investigatore - o un medico legale. Gli amici li raccolgono con un fervore quasi religioso, costituendo una specie di santuario di piccoli ricordi fin dalla prima morte, da cui tutto il resto pare discendere. Perché si sono suicidate? I ragionamenti si affastellano e non danno vere spiegazioni. Medici e giornalisti tentano di piegare i fatti a teorie sugli adolescenti o sullo stato dell'America, ma senza forza: il gesto collettivo rimane gratuito ed inspiegato, e ciò che forse più conta, alla fine, è che mentre le sorelle sono sempre state nei pensieri dei narratori, il contrario probabilmente non è mai successo.
otto commenti
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Romanzo straordinario. Tra i cosiddetti “giovani americani”, Eugenides è l’unico che sopporto e che, anzi, ammiro.
io ho visto solo il film, ma l’ho trovato pessimo.
non si sa perché a un certo punto si suicidano, nulla di nulla
Seia: è vero, Stand by me qualche anno dopo, la formazione sentimentale.
Davide: queste cose dille a bassa voce
. Come giovane americano, mi sembra che sia abbastanza europeo.
Malfoy: neanche nel libro si sa perché, solo voci. Non so come ne sia uscita la regista del film, ma nel libro non è importante saperlo, anzi, forse è importante proprio non saperlo.
ci ho messo un po’ a rispondere perché non ho mai trovato il tempo necessario…
il libro trasporta in un mondo altro, parola dopo parola. spolvero tutto ciò che l’america produce e questo è veramente atipico, tanto che l’ho regalato per mesi ad ogni occasione anche a chi critica le mie letture.
il film, forse, supera il libro. mi piace anche che siano due opere prime. il film riprende la narrazione ed è accompagnato dai brani degli air (che poi sono uno dei miei gruppi preferiti). non è difficile, dal film, comprendere il motivo del suicidio… sono ragazze che vivono segregate in casa e subiscono un’educazione opprimente da parte di genitori che sembrano non esser mai stati giovani. esser giovane e voler vivere come gli altri diventa una colpa progressivamente insostenibile che porta a un suicidio-liberazione. una morte “stupida”, che nessuno sa spiegarsi.
io trovo che libro-film-cd degli air siano ormai una cosa unica :)
Grazie Chiara. A me forse è piaciuto di più Middlesex, ma è il solito effetto che mi lega al primo libro letto di un autore (come Il mio nome è Asher Lev di Potok, o Notturno indiano di Tabucchi…).





Bellissimo romanzo. La cosa formidabile è quell’io narrante collettivo e la capacità dell’autore di entrare nella mente di adolescenti innamorati che rivestono di sacralità anche i jeans delle amate. L’atmosfera nostalgica e soffusa pur nell’orrore della tragedia, mi ha riportato alla mente Stand by me di Stephen King.