Un dramma borghese (G.Morselli)
Altra rilettura. Ho ripreso in mano Un dramma borghese (G.Morselli,
Bompiani 1978 e Adelphi 1992) cercando qualche scena di seduzione anomala per la
prossima serata di Librarsi (perché il tema è seduzione tascabile), e così me lo sono riletto tutto. Morselli è grande nel mettere in scena conflitti interiori tutti giocati internamente, per quanto riguardino anche gli altri (ricordo anche un suo altro bel libro con simili caratteristiche: Il comunista). In questo caso, un padre un po' snaturato si ritrova a passare le vacanze con la figlia diciottenne (Mimmina), che non vede da tempo perché viveva in un collegio svizzero. La figlia è una ragazzotta semplice e sensuale, che ha sviluppato un vero e proprio culto del padre. I due sono malaticci, e passano quasi un mese in un hotel svizzero, con camere intercomunicanti; una scenografia ideale per un'atmosfera appiccicosa e torbidina, ma sempre senza esagerare.
Ho scoperto alcune cose:
- che mi ero dimenticato di quanto accade nella seconda parte del libro, quando arriva Teresa, l'amica del cuore della figlia;
- che il protagonista plasma il suo stato psicologico sullo stato fisico, con un'attenzione che ho ritrovato recentemente nel romanzo di Magrelli Nel condominio di carne;
- che una scena in pasticceria è quasi la parafrasi de Le golose di Gozzano.





Qualche tempo fa lessi “Dissipatio H.G.”, di Morselli. Uno scrittore notevole. Mi ero ripromesso di leggere gli altri suoi romanzi, poi non ci ho più pensato. Ogni tanto leggo qualcosa su di lui e sulla sua (incerta) gloria postuma. Mi colpì molto che fosse un aspirtante suicida (Morselli) a fantasticare di quella “evaporazione” del genere umano (H.G. sta per Humanis Generis, appunto). Di nuovo faccio voto di leggere tutto Morselli, sperando che gli altri impegni non dissipino le mie buone intenzioni.