Avendo bisogno, per varie ragioni, di leggere Storie naturali di Primo Levi, ho preso la recente raccolta intitolata Tutti i racconti (P.Levi, Einaudi 2005), che contiene appunto Storie naturali, ma anche tutti gli altri racconti pubbblicati da Levi organicamente e no (il "quasi" del titolo si riferisce al fatto che non ho letto tutto... del resto sono 935 pagine).
Così mi sono letto quel che volevo, poi Vizio di forma, ed Il sistema periodico. Sono raccolte di racconti diversi, ed in parte abbastanza diversi anche dai suoi libri più noti. In particolare Storie naturali comprende storie che senza dubbio si possono definire di fantascienza - non quella dei dischi volanti, ma quella più psicologico-sociale di tanti altri autori anglosassoni. Non mi è piaciuto tutto, devo dire; ma mi è piaciuto.
Una piccola nota: ci sono abbastanza refusi, alcuni dei quali facilmente identificabili come possibile prodotto di un software di OCR (per esempio, "rn" dove dovrebbe esserci una "m"). Il che vuol dire che hanno recuperato i testi da stampe precedenti...
O, più che strane, rare (Messaggero Veneto di oggi 30 maggio 2006; classifica dei dieci libri più venduti in alcune librerie di Udine, Pordenone, Gorizia).
Dov'è l'"intruso"?

... l'ultimo numero di Nuovi Argomenti (34, aprile-giugno 2006), in cui ci sono anche alcuni miei inediti cui tengo molto ("
I sogni della guerra"; non
di guerra come nell'indice che gira su
web).
L'ex No Fun, ora La Cantina, ha ripreso da un po' le attività (complice anche mio fratello, tra i gestori); ora ricomincia anche con quelle letterarie. Io sono il primo di una serie: giovedì 25 maggio, alle ore 21:30, leggo le mie cose in una serata intitolata "Algoritmi ed altro". Circolo ARCI La Cantina: via Palmanova 42, Udine.
Domenica sera, tra gli eventi di Vicino Lontano, c'era anche un itinerario teatrale "nei luoghi delle nuove identità", composto da otto episodi brevi (o meglio sette, più cena etnica finale) situati in alcuni luoghi particolari: il negozio African Shop, una lavanderia a gettone, un phone center, un negozio cinese, più altre cosine. Non ho voglia di fare classifiche di gradimento degli episodi in sé (eterogenei per qualità, ma merita un applauso in più Sandra De Falco). La bellezza dell'idea però bisogna invece segnalarla. Ci siamo trovati, in gruppi di trenta, in posti in cui difficilmente si entra normalmente, anche essendo mentalmente aperti e attenti e politicamente corretti e eccetera eccetera. E' da anni che passo di fronte all'African Shop e mi dico che dovrei fermarmi ed entrare a vedere cosa c'è; ma è su viale delle Ferriere e non si può parcheggiare e fosse questa la ragione sarebbe anche sensata, ma è che semplicemente non ho mai avuto bisogno di fermarmi a vedere. Come non ho mai avuto bisogno di entrare in un phone center (perlomeno a Udine).
L'effetto è stato strano, per due ragioni. Una è che abbiamo occupato questi spazi minuscoli, osservati con curiosità dagli avventori abituali, i quali probabilmente non vedevano grandi ragioni per fare teatro proprio là. Eravamo invasori di uno spazio che è a Udine ma è fuori, in un certo senso, e vive vivacemente di vita propria. Io nell'African Shop non ho seguito Alessandro Berti che leggeva un testo sanscrito: mi sono letto i volantini attaccati alla porta, che chiamavano agli incontri della Christian Blessing Church o ai funerali di our beloved sister X o alla presentazione del nuovo disco di un cantante nero ma che non era il solito rapper danaroso, in un inglese approssimativo ma evidentemente lingua franca per i clienti. E mi sono osservato pacchi di estensioni per i capelli, questo mistero. Nel phone center con gestore del Bangladesh invece ho scoperto che c'è il mango sciroppato: mi sa che ci tornerò, fosse solo per quello (magari con puntata al nuovo kebab lì di fianco).
L'altra ragione è che i locali visitati hanno anche uno standard diverso sia esteticamente che in dotazioni "pratiche". Sono spazi che non potrebbero essere più utilizzati come negozi fatti per "noi": povera pittura alle pareti, infissi insolitamente sobri, banconi in materiali onesti, qualche sbrecciatura, forse pochi estintori. Per di più, visto come vanno le cose in centro, rimarrebbero sfitti, se non ci fossero "loro". Eppure la differenza fa saltare all'occhio una somiglianza più grande: sembra di essere in un qualsiasi paesino di montagna di quindici-venti anni fa. Penso ai negozi di Chiusaforte come erano, e come erano forniti: fatte salve le differenze di target (a Chiusaforte invece delle estensioni trovavi la lacca ed il colore per capelli faidatè), più o meno così. E scendendo a Udine sembrava di andare in una grande città, nella civiltà.
E ' stato un bel giro attraverso altre comunità con cui c'è poca intersezione: io vado all'equo e solidale a comprare le cose prodotte nei paesi lontani, ma gli abitanti dei paesi lontani che pure ormai vivono qua vanno in altri negozi; praticamente non ci incrociamo mai. Peccato che poi alla cena etnica era finito praticamente tutto...
venerdi' 12 maggio 2006, ore 18.15, Chiesa di San Francesco, Udine: Il peso della flessibilità: un dialogo intorno al nuovo numero della rivista «Multiverso» dedicato alle flessibilita'con Eleonora Fiorani antropologa e saggista delle nuove scienze intervistata da Roberto Marchesini.
Per i blogger, c'è un articolo di Giuseppe Granieri. Infilata in un qualche angolo c'è anche una mia poesia di una decina di anni fa che ha a che fare con la flessibilità, tratta da L'infanzia di Goedel. E' riportata di seguito...
(leggi il resto)
E' nato un nuovo sito che ospita raccolte edite e non di poesia:
Feacipoesia, curato da Giovanni Monasteri e Anna Setari. E' anche l'occasione per ricordare che esistono almeno altri due blog con simile (e utile) funzione di
antologia dinamica della poesia contemporanea:
Liberinversi di Massimo Orgiazzi e
La costruzione del verso di Gianfranco Fabbri.
Oggi , domani e dopodomani (5-7 maggio) a San Vito al Tagliamento, nell'occasione dell'omonimo premio di poesia, si dovrebbe tenere un festival di poesia con ospiti anche di prestigio (De Angelis, Cucchi, Mussapi, etc). Il condizionale è dovuto al fatto che non si trova alcuna notizia in giro, se non un vecchio e non molto dettagliato articolo del
Gazzettino. Io so che leggo, assieme ad altri lettori della regione, sabato alle ore 1730, probabilmente sotto la Loggia; e che Mary Barbara Tolusso legge oggi assieme agli altri finalisti della sezione inediti (Broggiato e Zoppelli), più o meno alla stessa ora.
Il 3, 4, 5 maggio 2006 dalle ore 16 alle 20 e/o dalle ore 20.30 alle 22.30 i partecipanti alla
Scuola Popolare di Teatro lavoreranno sulle poesie di Pierluigi Cappello e sabato 6 maggio ore 18 avranno la possibilità di incontrarlo e di interpretare di fronte a lui le sue poesie, in un incontro/presentazione di
Assetto di volo, aperto al pubblico. Il tutto nell'ambito del laboratorio
TEATRO DI POESIA, TEATRO D’AZIONE, condotto da Alessandro Berti.
Vîvi e murî
In t'un polsâ avuâl
ma no content
la sô false remissiòn
tant che di fen pletis d'une stagjon
restadis
in spiete de forcjade che a li' disfi
cussì il nestri vîvi
e ju pe trombe al sarà dome un sbrunt
il nestri murî.
In un riposare monotono / ma non contento / la sua falsa remissività / come in strati di fieno che la stagione / si è lasciata dietro / per l'inforcata che li scompagini / così il nostro vivere / e giù per la tromba del fienile sarà solo una spinta / il nostro morire.
(Elio Bartolini, Da Poesiis, ed. IlNUOVOfvg, 2006).
|
|