
In questi giorni di semilibertà mi sono letto pure
Sabato (Ian McEwan, Einaudi 2005). Io sono (sono stato?) un suo affezionato lettore fin dal fulminante
Giardino di cemento, ma inizio ad allontanarmi. Gli ultimi 4 libri sono piacevoli da leggere, sono interessanti per il dilemma morale attorno cui, sempre, si fondano, ma... non so, mi sembra di leggere sempre lo stesso libro.
Sabato è la giornata (un po' particolare) di un neurochirurgo; ad occhio, direi 24 ore quasi precise (del resto, precisione è la cifra di McEwan). E' anche la giornata di una grande manifestazione contro la guerra a Londra, dove è ambientato il romanzo. Tra la guerra a Saddam e gli incidenti della giornata del neurochirurgo c'è un parallelo, anche se la fine è diversa. La partita a squash con l'amico anestesista è una riproduzione in scala di
Amsterdam. Il coprotagonista è almeno parente del coprotagonista de
L'amore fatale. Il protagonista compie un atto moralmente equivoco come succede in
Espiazione (non altrettanto dannoso, peraltro). A mettere in fila queste osservazioni mi sembra quasi più bello di quel che è stato leggendo...
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