
Non appena uscito ma un po' dopo:
Le intermittenze della morte (J.Saramago, Einaudi 2005) è stata la mia (veloce) lettura di questi giorni. Saramago a me piace molto, soprattutto mi è piaciuto tantissimo il
Memoriale del convento. Gli ultimi romanzi mi prendono appena meno, ma c'è sempre qualcosa per cui vale la pena di leggerli. Ne
Le intermittenze della morte accade un evento impossibile come nel
Saggio sulla lucidità, ma anche in
Cecità, e risalendo indietro nel tempo, ne
La zattera di pietra. Nessuno muore più entro i confini di un paese immaginario, ed il paese stesso trova il modo di arrangiarsi, finché la situazione non torna un po' più normale (per modo dire). Ecco, se c'è una debolezza, è nel ritorno alla quasi normalità: succede forse troppo in fretta, senza giustificazioni in cui il lettore possa credere tanto quanto crede nell'evento iniziale.
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