Pensare in formule (M.Fabbrichesi)
Io avevo già letto questo libro in bozze, ormai quasi tre anni fa: Pensare in formule - Newton, Einstein e Heisenberg (M.Fabbrichesi, Bollati Boringhieri, 2004). L'ho ripreso in mano, nella versione pubblicata, per prepararmi ad un evento che sto organizzando. Fabbrichesi è un fisico con doti divulgative che in questo libro usa per portare avanti almeno un paio di discorsi interessanti:
- la letteratura scientifica è parte della letteratura;
- il lavoro dello scienziato è simile a quello di altre attività culturali, come letteratura o musica.
Per leggere la letteratura scientifica è però necessario conoscerne il linguaggio, cioè, per buona parte delle scienze, prima di tutto quello della matematica: le formule. Come succede per la musica, non siamo abituati a leggere una formula, né ad immaginarci come scriverla. Inoltre, a scuola non si leggono mai i testi originali, ma solo la letteratura scientifica secondaria (manuali, testi didattici, etc). Mentre, secondo Fabbrichesi, veniamo formati per leggere Dante, che non sarebbe meno semplice di un articolo scientifico (di questo si è discusso anche ieri sera a Treviso, con Gian Mario Villalta, alla presentazione dell'ultimo numero della rivista Daemon su scienza e arte).
Fabbrichesi esemplifica esaminando la nascita di alcune scoperte - e formule - importanti, utilizzando gli strumenti usuali come l'aneddoto, ma non rinunciando a fornire i testi originali e soprattutto le formule, con una guida passo-passo alla lettura. Al lettore rimane qualche difficoltà, anzi, probabilmente non poche, ma è uno sforzo interessante.
sei commenti
E’ che leggere un articolo scientifico è difficile, come è difficile leggere la musica. Si può pensare che non serva, ma forse ci si perde qualcosa. Nell’ottica di Fabbrichesi, quel qualcosa è intrinseco alla scienza, non se ne può fare a meno.
Martina, a meno che tu non faccia l’università in materie scientifiche, è abbastanza normale che tu a scuola non legga testi originali, perchè è molto probabile che non li capiresti nè tu nè (in molti casi) il professore.
La letteratura scientifica è, nella maggior parte dei casi, uno strumento di comunicazione tra specialisti, per cui il resto del mondo, compresi gli specialisti di materie affini, il più delle volte deve essere contento se capisce l’introduzione
Potremmo discutere a lungo se questa cosa sia un bene o no, ma in larga parte è un dato di fatto del quale si deve tenere conto.
Marco: Fabbrichesi si chiede proprio “come mai” leggiamo in originale i classici della letteratura, e non gli originali della scienza, anche quando la letteratura è complessa. Comunque concordo con te, leggere un articolo scientifico (soprattutto di quelli contemporanei) è complesso.
penso che “il teorema del pappagallo” di denis guedj sia un interessante tentativo di utilizzare il linguaggio matematico come parte integrante del romanzo stesso, il quale completa e sostiene la struttura narrativa. scorrevole e godibilissimo.





Come studentessa posso affermare che effettivamente a scuola non si leggono molti testi originali di divulgazione scientifica, ma solamente paragrafi molto manualistici e poco interessanti.Devo ammettere comunque che preferisco altra letteratura rispetto ciò.Forse perchè non ho mai provato a leggere un testo scientifico…non lo so.Magari sono condizionata dalle scelte che mi vengono imposte dagli insegnanti!