Salam, Maman (H.Ziarati)
Salam, maman (H.Ziarati, Einaudi 2006) pareva una bella idea, dalla quarta di copertina. Effettivamente, a leggerlo si ottengono informazioni interessanti sull'Iran, dal punto di vista storico e culturale, a partire dalla storia di una famiglia tutto sommato fortunata. Purtroppo però come romanzo è approssimativo, e non nel senso che si potrebbe comprendere dal risvolto, dove si parla di italiano "preciso ed impreciso" (l'autore è iraniano ma vive in Italia da 25 anni). Nel senso che, per esempio, il protagonista, ancora prima di andare a scuola, parla di "interpretazione dei sogni" (sic); e ad un'età in cui ancora si chiede se il ferro da stiro ingrassa a furia di mangiare le pieghe dei vestiti, ed ancora non sa come nascono i bambini, viene a sapere quasi per caso dalla madre che lei non lo voleva, ma la notte prima di andare in clinica ad abortire aveva fatto un sogno che l'aveva convinta a tenerlo. Immagino che un editor debba occuparsi anche di queste cosette.
Inoltre le informazioni storiche (che fanno ricordare fatti visti da lontano, lo scià, Khomeini, Bani Sadr, l'ambasciata americana...) e culturali-sociali (abitudini, tradizioni, etc) sono fornite in dialoghi molto didascalici, in cui si fa fatica a discriminare tra le voci personali dei protagonisti (madre esclusa, che è caratterizzata con più attenzione).
L'ho finito, in ogni caso; non è pesante da leggere, e la componente informativa lo rende comunque interessante, anche se non lo consiglierei a chi ha voglia di leggere un buon romanzo.





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