La linea della bellezza (A.Hollinghurst)
La linea della bellezza (A.Hollinghurst, Mondadori 2006) è un romanzo complesso. L'aggettivo serve per prendere tempo: è un romanzo politico, un romanzo di formazione, un omaggio a Henry James, un romanzo di genere gay, un mattone da cinquecento pagine, insomma, un bel miscuglio. Il romanzo è organizzato in tre parti: nella prima il protagonista (Nick), ospite in casa di un politico conservatore, vive un idillio amoroso e tutto sommato idilliaca è la sua condizione e quella di chi gli sta attorno. Nella seconda parte c'è la disillusione, che corrisponde al passaggio dall'amante della working class - inadatto a fornire la bellezza di cui Nick è insaziabile ricercatore - ad un ricchissimo compagno di studi, che però porta anche la cocaina tra le abitudini di coppia. Politicamente questa fase corrisponde al picco di popolarità della Thatcher (di cui però si percepisce l'effetto solo nell'alta borghesia e nobiltà londinese - la woking class quasi non esiste, e del resto immagino fosse così). Nella terza parte va tutto a catafascio, anche se in modo diverso per i vari personaggi. In particolare, c'è chi cade sempre in piedi: basta focalizzare l'attenzione sui problemi più banali per evitare che si osservino quelli importanti (il politico che ospita Nick, per esempio). Il personaggio Thatcher ricorda un altro politico che affascina molti dei nostri: compare pochissimo, ma è sempre nominata come Il Primo Ministro da voci quasi innamorate. La migliore definizione di Nick la dà probabilmente la domestica italiana: buono a nulla.
Leggendo questo romanzone, sono sempre rimasto in attesa di qualcosa di più, fino alla fine: non è arrivato. Non che mi sia annoiato. In compenso ho pensato a: Henry James, Bret Easton Ellis, Jonathan Coe, Michel Faber.
cinque commenti
Non è affatto noiosa…Soprattutto se si integra la lettura con il film prodotto,non ancora distribuito in italia. E’appesantito da una scrittura esageratamente forbita e altisonante,in alcuni punti,ma ciò non toglie merito al messaggio dell’autore:una critica profonda e mirata alla società perbenista e borghese (ma solo nei modi) londinese.Cito la frase più bella : “Non amiamo qualcuno perchè è bello, ma è bello perchè lo amiamo”
IceEye: la critica c‘è, ma in un romanzo anche la scrittura ha il suo peso. Preferisco Coe, da quel punto di vista. Riguardo la frase, noi avremmo già tra i modi di dire “non è bello ciò che è bello ma ciò che piace”…
Per me questo romanzo è un concentrato di bellezza, a tutti i livelli, non so come si possa pensarlo noioso…. Lo consiglio a tutti da quando l’ho letto, e sono passati due anni. Anzi, dopo aver visto il film della BBC (in tre puntate, quasi introvabile) direi che ho voglia di rileggerlo!





Sai, stavo per avventurarmi in questa lettura, non so nemmeno io per quale motivo dato che il risvolto non mi dava alcuna emozione, ma ti ringrazio per avermi risparmiato da una lettura a quanto pare “noiosetta”.