Filologia e Internet: un primo caso

Un esempio pratico dei nuovi problemi filologici che si possono avere con Internet, problemi cui ha accennato Luigi Metropoli su AbsolutePoetry e anch'io su La Provincia, qualche tempo fa.

Punto Informatico riporta un articolo di Andrea Lisi su un caso di rispetto della privacy che potrebbe essere un primo esempio di difficoltà per la futura filologia. Qualche mese fa, alla morte del poeta statunitense-irlandese William Talcott, la figlia ha chiesto al provider Yahoo di accedere all'account di posta elettronica del padre. Il provider si è rifiutato, e così anche il giudice che ha gestito il contenzioso. Le ragioni della figlia erano, sostanzialmente, comunicare il decesso ai conoscenti del padre e reperire eventuali inediti; le ragioni del giudice, il fatto che potevano esserci comunicazioni intime che avrebbero violato la privacy dei corrispondenti. Fosse stato tutto su carta, la violazione della privacy dei corrispondenti sarebbe stata semplicemente più facile... e con essa, il recupero di corrispondenza e inediti. Solo più facile, ma il concetto probabilmente è lo stesso, tanto che alle volte rende possibile agli eredi pubblicare scritti che mai il poeta avrebbe pubblicato.

Martedì 30 Gennaio 2007 at 12:48 pm | ¶ | doubleVie

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