La "poesia elettronica" che finisce sui giornali
Nella colonna destra di PoEcast, quella delle notizie, oggi c'è un articolo di Annalisa Gimmi (da Il Giornale) intitolato " Miracolo dell’informatica: la poesia corre sul web". E la notizia è che Roberto Uberti ha un sito dove vengono generate automaticamente delle poesie. L'articolo inizia con "Già nel 1988 Umberto Eco immaginava..:": ma Queneau e Balestrini ci hanno pensato qualche anno prima. Io un'occhiata l'ho data, e da quel che ho capito esistono una serie di "raccolte" ad ognuna delle quali corrisponde uno schema strofico (ed un campo semantico: "epoche e viaggi" ha a che fare appunto col viaggio), in cui i versi sono intercambiabili all'interno di una certa varietà di scelta. Mi è capitato di inciampare in una ripetizione.
Ecco due campioni da "Antiqua Ratio"di Roberto Uberti:
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ho incontrato soliloqui ripidi,
li ho visti davvero,
fu allora che mi apparve |
mi sono imbattuto in gesti sdrucciolevoli,
li ho intravisti proprio lì,
fu allora che compresi |
sette commenti
Eppure nella pagina iniziale si avvicendano più delle 2 poesie che dici, ne ho viste passare 4 o 5… Vuoi dire che ho letto le stesse ? :| Ho anche scritto all’Uberti per invitarlo su liberinversi :|
Riporto da conversazione privata con Massimo: probabilmente non ci eravamo capiti… e poi ho scoperto perché.
Io ne ho lette una ventina, facendo reload della pagina: in alto a destra compare una specie di titolo (ciò che io ho chiamato raccolta), ed io ne ho visti almeno quattro. Di ogni titolo, me ne sono comparse un po’ di seguito. Quando hanno lo stesso titolo, hanno anche la stessa struttura.
Il fatto è che lasciando passare il tempo, scatta anche la casualità del titolo; facendo reload, se ne vedono un po’ di fila con la stessa struttura.
Visto che probabilmente il NY TIMES si trasferisce on-line e abbandona il cartaceo?
Ne ho appena scritto sul blog.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi, se ti va di passare.
Ciao.
A.
Non è stato per superficialità (o per ignoranza) che non ho citato Queneau o Balestrini. Conosco bene i raffinati giochi linguistici dell’Oulipo e non solo in campo poetico, ma anche narrativo – Calvino insegna – (come pure il suo corrispettivo italiano, l’Oplepo, il cui presidente, tra l’altro, è Edoardo Sanguineti), e anche gli esperimenti corrosivi della Neoavanguardia. Non ho voluto citarli per evitare uno sfoggio di cultura inutile e totalmente fuori luogo, visto che lo scopo di queste sperimentazioni era di dimostare lo svuotamento del potere comunicativo del linguaggio tradizionale, sostituibile quindi anche con scelte “casuali”. Uberti invece usa lo strumento informatico con un fine assolutamente opposto: arricchire a dismisura le potenzialità combinatorie ed espressive dei suoi “atomi poetici” all’interno di “raccolte” (“schemi” sono chiamati nel sito) dalla struttura sintattica prefissata.
Al contrario, la citazione di Eco e del suo romanzo è talmente nota – e volutamente lontana da ogni intento poetico – da chiarire immediatamente il principio “tecnico” su cui Uberti basa la sua personale ricerca.
Quanto ai risultati, posso solo dire che a me quelle poesie piacciono. Mi piacciono gli esiti, così come si creano, uno per uno. Senza misure, visioni comparate, computo di ricorrenze. Ma si sa, dei gusti non si può discutere (tralasciando, se mi è concesso, la citazione latina).
Cari saluti a tutti e complimenti per il sito!
Annalisa Gimmi





L’articolo sul giornale mi sembra piuttosto altisonante per un lavoro che si rifà , come dici, a troppo illustri precedenti (ma si sa, pretendere che TUTTI sappiano di poesia…): tuttavia spezzo una lancia a favore delle poesie generate ogni minuto. Quelle a schema selezionabile sono deludenti, ma quelli generate ogni minuto mi sembrano un buon materiale per chi si occupa di poesia “automatica” e di tecniche.