Il ponte (V.Trevisan)
Il ponte (un crollo) (V.Trevisan, Einaudi 2006) è un libretto agile come le opere precedenti di Trevisan, che si fa pure leggere rapidamente in virtù del ritmo spedito che influenza la lettura. Io avevo già letto le sue cose precedenti, ed in particolare I quindicimila passi, che mi era piaciuto molto, con la sua ossessione per Bernhard che avevo trovato pure in Nicole Müller, e che compare anche qua. Christian Raimo su Nazione Indiana critica l'aspetto più morale/moralista del ibro: l'invettiva dell'italiano che è all'estero e guarda indietro al suo paese, schifato. Effettivamente la parte che mi è parsa più debole è proprio l’invettiva, un po' scontata (e non che nei libri precedenti mancasse l'impegno civile, anzi: ma era più amalgamato). Chi già apprezza Trevisan lo legga che è sempre un bel libro, chi non lo conosce legga prima I quindicimila passi.





sì la parte di analisi sociale e critica è forse la più debole, non sempre debole però. Scritto benissimo, duro, profondo. E con una delle righe finali più belle di sempre. Uno dei migliori libri che abbia letto negli ultimi tempi.