La funzione memoria/1: La Clape di Scluse

Comincio l'archivio le cui idee ho descritto in questo post (La funzione memoria) con la storia di una compagnia teatrale di dilettanti in cui ho passato la mia adolescenza, e che mi ha segnato in quel che ancora faccio. Si chiamava (si chiama: esiste ancora) Clape di Scluse. Mi scuso per le imprecisioni (tanto pochi se ne accorgeranno).

La mia storia della Clape di Scluse comincia un po' prima della Pasqua del 1983, perché è stata quella l'occasione in cui ci sono entrato. Nel Natale 1982 io ed altri quattro amici (Pierluigi, Adriano, Giorgio, Fabrizio) avevamo assistito ad una rappresentazione teatrale che coinvolgeva diversi nostri compaesani di età variabile tra i dieci ed i trent'anni; si intitolava "Il Natale del signor Qualunque". La rappresentazione era di argomento natalizio, e si era tenuta in chiesa, in paese l'unico spazio in grado di accogliere un gran numero di persone (o meglio, quasi unico, come si vedrà). Probabilmente la ragione per cui non eravamo anche noi tra gli attori era che già all'epoca (attorno ai quindici anni) avevamo smesso di frequentare chiesa e catechismo, ambiti in cui era nata la compagnia, se non con scopi collaterali quali ronzare intorno a ragazzine o comunque passare in compagnia la domenica mattina (ragioni che chiaramente non valevano solo per noi). Ciononostante, avevamo assistito alla rappresentazione con un certo stupore ed anche un velo di invidia, così che alla successiva impresa -per la pasqua successiva- ci eravamo aggregati anche noi.

I fondatori della Clape di Scluse (in italiano, Combriccola di Chiusaforte) erano un gruppo di quelli che all'epoca ritenevo essere gli adulti, anche se avevano quindici anni in meno degli anni che ho io adesso: il regista e grande animatore Latino, poi Fabio, Gabriella, Francesca, Marino, Cico, Luigino, Cristina, e tanti più giovani, nostri coetanei ed anche meno. Il primo testo era stato scritto da Italo Pielli, un chiusafortino emigrato a Padova, che avrebbe poi scritto anche i testi successivi. Poiché una compagnia teatrale in un paese così piccolo tende ad sfruttare tutte le capacità disponibili, ogni rappresentazione aveva anche una parte musicale, con musiche originali di Marco che era un bravo chitarrista, e testi sempre di Italo, cantati da voci provenienti dal locale coro (Valentina, Patrizia, Laura, ed altri). A volte era presente anche il flautista Renzino, anche lui non più abitante a Chiusaforte (penso che ora abiti vicino a dove abito io, perché mi è parso di incrociarlo, qualche volta).

La rappresentazione rappresentazione pasquale ha avuto due titoli, in epoche diverse: "Pasqua: e allora?" e "Ehi, un momento: dove siete diretti?". Non ricordo che ruolo avessi nella primissima edizione, ma poi nelle riprese successive so di avere fatto la parte di uno dei due discepoli cui, dopo la crocifissione, appare Gesù. Era una parte piuttosto lunga; non penso di essere stato particolarmente bravo, ma probabilmente ero sufficientemente diligente da impararmela a memoria senza troppe storie.
Fare teatro voleva dire trovarsi due volte a settimana, anche tre sotto Pasqua, a provare, nella sala parrocchiale di fianco all'asilo. I miei non erano particolarmente contenti che passassi il mio tempo così, invece di. Però non ho mai avuto impedimenti a questa attività.
Per il Natale successivo preparammo una nuova rappresentazione, intitolata "Una culla di spine". Il mio ruolo era quello del consigliere di Erode, quello che suggerisce la strage degli innocenti. Confesso che mi sentivo più a mio agio in quel ruolo che in quello del discepolo...
Non c'erano molte compagnie teatrali in Friuli, a quei tempi, così in breve non ci limitammo alla rappresentazione unica in paese, ma iniziammo a girare per l'alto Friuli. Gli spazi erano sale parrocchiali, piccole sale convegni, chiese. Nel periodo in cui l'Esercito cercava di rendersi più simpatico con l'iniziativa Caserme Aperte, abbiamo più volte usufruito dell'ampio cinema teatro della caserma di Chiusaforte, che permetteva un pubblico fino a 300 persone (e riempivamo la sala). La rappresentazione pasquale in realtà, per un caso fortuito, nell'aprile del 1984 è arrivata anche fino a Genova: il coro di Chiusaforte andava a trovare il gruppo di scout che aveva prestato assistenza al paese subito dopo il terremoto, e noi ci eravamo aggregati.
Ad un certo punto la compagnia ha deciso di fare il balzo: non solo rappresentazioni religiose, ma anche testi profani (comici) in friulano. Nel mio ricordo, il passo al friulano è stato preceduto da un tentativo in italiano, che però non è mai arrivato in fondo. Ho infatti delle immagini in mente: un'ambientazione cortese, ed io con una parte da rubacuori che obnubilava le fanciulle (i giochi di parole erano una specialità di Italo).

Col passaggio al friulano, io che non lo parlavo ho smesso di recitare, ed ho cominciato a fare il tecnico luci assieme ad Adriano. Non è stato un cambio di ruolo doloroso: erano semplicemente due bei modi di partecipare ad un'impresa collettiva. Bisogna però dire che abbiamo continuato a riproporre, perlomeno inizialmente, anche le rappresentazioni sacre, ed in quelle occasioni continuavamo a recitare.

Il primo spettacolo in friulano è stato "Il pianeta della fortuna", nel 1983, ma lo ricordo poco. Più tardi è stato modificato e riproposto come "Il nuovo pianeta della fortuna".

"Blanc o neri", del 1985, è poi rimasto il maggiore successo della compagnia, rifatto più e più volte negli anni, per un numero di repliche notevole per dei dilettanti. L'ultimo numero che ricordo è 44: ma sicuramente poi ne hanno fatte altre. Il protagonista era un pittore bizzarro a cui i compagni di bevute facevano uno scherzaccio; lui si era già preparata la lapide, con l'epigrafe "Non pianti ma Chianti".

Blanc o neri aveva come colonna sonora una canzone che rimaneva in testa, un vero tormentone: in chiusura di spettacolo cantavano anche i bambini del pubblico, nonostante fosse una canzone piuttosto da alcolizzati (blanc o neri è il dubbio amletico del beone).
Come tecnico luci partivo nel pomeriggio insieme al regista ed a parte degli attori, quelli che davano una mano a montare lo scenario. Inizialmente il principale mezzo di trasporto era la Dyane arancione del regista: riusciva ad entrarci quasi tutto, finché abbiamo avuto poco. Poi abbiamo comprato un furgone Fiat 238 grigio, di quelli ex Enel. Il pomeriggio era un bel momento, di lavoro preciso e tranquillo. Poi c'era la tensione positivissima dello spettacolo, l'orecchio alla reazione degli spettatori, la speranza che non saltasse la luce (in certe piccole salette della Carnia poteva succedere, con il nostro carico di fari).

Dopo lo spettacolo, c'era sempre un rinfresco, una cena, un qualche momento conviviale che finiva in grandi cantate (e qualche sbronza). Colonna sonora: Che sarà, Queste parole, varie altre canzoni degli anni 60 e qualche variante goliardica. Erano le canzoni dei più grandi, che ci godevamo anche noi.

La dotazione tecnica della compagnia all'inizio era molto rudimentale, fatta in casa: io stesso mi ero costruito il mixer luci replicando quattro volte un circuito dimmer di Nuova Elettronica. Aveva però un difetto: a luci basse faceva rientrare un ronzio a 50Hz nell'amplificatore audio, che non essendo io un elettronico, non sapevo come eliminare. Ciononostante l'abbiamo usato fino a che non ci siamo potuti permettere uno strumento più serio.
Da un certo momento in poi la Clape è entrata nell'Associazione Teatrale Friulana, e questo ha portato un incremento delle serate, con rimborso spese, che hanno permesso appunto l'acquisizione di attrezzature più adeguate.
Uno spettacolo che non ricordo di avere seguito direttamente è stato "Il gardelin" (anche se nella documentazione in mio possesso risulta di sì). La scenografia era particolarmente complessa: l'ambientazione era costituita da due prefabbricati da terremotati adiacenti, che si vedevano entrambi in sezione.

Da un certo momento in poi, cominciata l'università, ho avuto meno tempo, soprattutto all'inizio; poi però ho ripreso, così che quando il sabato tornavo a casa, a volte me ne ripartivo con la Clape.
Nel (mio) periodo universitario, oltre alle repliche di Blanc o neri, uno spettacolo che abbiamo portato abbastanza in giro è stato "Le regjine de lis aganis". Un effetto luci di cui ero responsabile era la comparsa di una luna, che facevamo con un occhio di bue parzialmente oscurato, aprendolo in modo da far comparire una falce che poi diventava luna piena.
Poi mi sono perso. Cioè: mi sono laureato, ho fatto le mie cose, ecc. In quel periodo la Clape ha preparato il suo spettacolo secondo me migliore: una versione in friulano de "L'uomo, la bestia e la virtù" di Pirandello (poco tempo prima che Tatti Sanguineti ritrovasse negli archivi RAI uno sceneggiato tratto dallo stesso testo, con Orson Welles come protagonista). Era una traduzione ed adattamento, in cui il capitano di mare dell'originale era diventato camionista. Purtroppo non è stato portato avanti quanto avrebbe meritato.

La Clape di Scluse ha generato diverse attività collaterali (la parola che mi viene in mente ora è spin-off: ma è sicuramente inadeguata).

I testi in friulano sono stati raccolti in volume (non metto la foto della copertina perché col senno di poi non è particolarmente elegante).

Le canzoni di Marco e del coro (Marco & C) sono diventate una cassetta, prodotta in studio di registrazione; un'estate abbiamo fatto anche una specie di tournée in Carnia, assieme a Gigi Maieron e Celestino Viezzi. Dico abbiamo perché badavo alle luci. Di recente ho scoperto che una mia amica che lavora nel turismo, senza sapere più di tanto di queste cose, negli stand all'estero sulla nostra regione teneva proprio quella musica.

Per questioni amministrative, ad un certo punto la Clape ha generato una cooperativa (La Chiusa), che poi si è poi dedicata a diverse attività produttive (per esempio, anche come casa editrice), seppure con qualche difficoltà.

Fondare una compagnia del genere è stata soprattutto questione di buona volontà, e chi ha buona volontà si presta a tante altre attività soprattutto in un paese piccolo dove le risorse sono poche. Così i componenti più attivi della compagnia hanno poi fornito braccia alla politica locale, come consiglieri comunali, assessori, sindaci (compreso quello in carica ora), consiglieri di Pro Loco, ecc. Per me poco più che adolescente è significato anche collaborare alla riapertura della piccola biblioteca comunale, ora di nuovo chiusa, per la quale ho fatto la classificazione dei libri e l'apertura per almeno un anno; poi con l'università ho mollato.

Conseguenze più lontane sono state un premio letterario tutt'ora attivo (e di cui parlerò più in là), e la bella stagione dei Cercaluna, di cui qualcun altro ha più ragione di me di parlare.

Della Clape di Scluse dovevo scrivere perché quando a sedici anni vivi in un paesino, non sono molte le occasioni di vedere qualcosa di diverso dal bar; poco importa che mi sentissi distante dall'ideologia che a volte trapelava dai testi. A me la Clape ha insegnato come perdere tempo con cura. Condizione indispensabile sia per fare ricerca sia per pensare di scrivere poesie. Ci sono cose di cui non ho scritto: per esempio, delle tensioni che inevitabilmente si creano in un'impresa del genere. E del fatto che un paio delle persone nominate sono mancate, ma uno degli eventi è troppo recente per scriverne.

Il materiale proviene un po' dalla mia testa, un po' da una cartellina in cui conservo manifesti, copioni, ed altre cosette dell'epoca, ed un po' dalla raccolta completa dei bollettini parrocchiali di recente ristampata a cura del Comune (su cui ho essenzialmente riscontrato alcune date, e risistemato alcuni ricordi traballanti).

Giovedì 10 Maggio 2007 at 08:01 am | ¶ | varia

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