Breve storia di lunghi tradimenti (T.Avoledo)

Questa è la mia recensione a Breve storia di lunghi tradimenti (Tullio Avoledo, Einaudi 2007), uscita la settimana scorsa sul settimanale Il Nuovo FVG 19/305. E' piaciuta anche all'autore...

La fine del lavoro secondo Avoledo

Tullio Avoledo, Breve storia di lunghi tradimenti, Einaudi 2007, pp. 392, €16,50.


Negli ultimi anni, molti di noi hanno ricevuto dalla propria banca una (o più) lettere che annunciavano cambi di nome, fusioni, rimescolamenti, sempre chiaramente a vantaggio assoluto del cliente. In Breve storia di lunghi tradimenti, lo scrittore pordenonese riprende i personaggi (o meglio: i nomi dei personaggi) del suo primo romanzo, L’elenco telefonico di Atlantide, e ce li fa trovare in una situazione del genere ma dall’altra parte della barricata. La Cassa di credito cooperativo del Tagliamento e del Piave viene acquisita, perché questo è il significato della parola “fusione” quando uno dei fusi è più piccolo dell’altro, da Bancalleanza, e nell’ottimizzazione interna che segue succede un po’ di tutto. Succede che arriva una giovanissima e bella direttrice del personale che come primo atto rimescola le carriere di un po’ di dipendenti, senza una vera giustificazione, con atto quasi divino. Tra gli apparentemente beneficiati c’è Giulio Rovedo dell’ufficio legale, che assurge ai piani alti della sede, anche se l’ufficio risulterà poi più scomodo del precedente. La già nota Cecilia Mazzi procede poi ad un progetto di outsourcing di parte delle attività bancarie, ed in particolare di quelle gestite dall’ufficio legale, verso una fantomatica repubblica dell’estremo oriente. La formazione del personale locale viene affidata proprio a Giulio Rovedo (un Rovedo più stanco e disilluso di quello de L’elenco) e a un’impiegata scelta quasi a caso dalla lista e promossa all’ufficio preposto ai progetti speciali, creato per l’occasione. Solo che al ritorno l’ufficio non è più formalmente della banca, ma… altra fantafinanza per noi che non ne mastichiamo, forse la norma per chi ne sa qualcosa come Avoledo.

Descrivere in termini puramente realisti un romanzo di Avoledo è un esercizio che, ad eccezione forse del suo penultimo romanzo (Tre sono le cose misteriose), non rende ragione della struttura complessiva del testo. Avoledo come al suo solito farcisce una storia verosimile (per quanto probabilmente, o meglio: sperabilmente esagerata) con intrighi e complotti di stile fantascientifico, in quella pacifica indifferenza alle barriere di genere che si incontra al meglio nei romanzi dell’appena mancato Kurt Vonnegut.
In questo caso c’è però un’inquietante novità. Chiuso il libro, se si ripensa alla trama, a cosa è successo, a qual è stato esattamente il complotto, a come si è risolto o no, la risposta che viene in mente è “non so”. Non è il “non so” che rimane dopo la lettura di un romanzo mal riuscito dalla trama traballante, sia chiaro. Se ripensiamo a cosa è successo dall’11 settembre in poi; a cosa è successo a Ustica; a cosa è successo in tante altre occasioni della nostra storia recente, la risposta più onesta è sempre “non so”.
Tullio Avoledo mette in scena la complessità del presente fino in fondo, senza nemmeno tentare di spiegare, che sarebbe comunque un atto consolatorio. Succedono delle cose, sembra di capire, ma c’è sempre un altro livello che si intravede e basta, ed in cui vigono regole di altro tipo, che permettono per esempio di eliminare un direttore di banca in modo cruento, se tale gesto risulta necessario alla fusione bancaria. Volendo descrivere la realtà in un romanzo, è forse questo un modo di porsi adatto ai tempi correnti.
Dal punto di vista stilistico, in questo romanzo si ritrova l’Avoledo maturo del penultimo romanzo, quello che forse è meno piaciuto ai suoi ammiratori abituali per la sua serietà, ma che presentava una maggiore tenuta della scrittura rispetto ai precedenti lavori, un po’ più sbrigativi. La scoppiettante miscela ucronica di verosimile e ipotetico gratificherà invece chi si era appassionato ai romanzi degli inizi, ed in particolare a Lo stato dell’unione, da cui eredita una aperta vis satirica.

Martedì 29 Maggio 2007 at 09:51 am | | letture

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