Come si ottengono i fondi di ricerca

Ho appena incrociato un articolo molto interessante che descrive uno scenario molto realista sulla procedura tipicamente adottata per distribuire fondi di ricerca (e di conseguenza, ottenerli o no): Lawrence PA (2009) Real Lives and White Lies in the Funding of Scientific Research. PLoS Biol 7(9): e1000197.

L'articolo riguarda sostanzialmente il tempo perso a causa del meccanismo di finanziamento basato sulla presentazione di (lunghi) progetti, lunghi da scrivere e da leggere (da parte dei revisori), il tempo perso addestrando studenti e dottorandi che poi quando non si sa se i prossimi fondi arrivano ovviamente sono costretti a scappare e quindi bisogna ripartire da zero, ecc. Tanta burocrazia che coinvolge direttamente il ricercatore, e che favorisce i gruppi di ricerca grandi che possono permettersi personale aggiuntivo che si occupa solo, appunto, della burocrazia, ed in cui i fallimenti si "nascondono" meglio; con le metriche usuali un gruppo grande appare più produttivo semplicemente perché numericamente finisce per produrre di più, a prescindere dalla qualità.

Con qualche divagazione sui guai causati dall'eccessiva considerazione del numero di paper invece che della loro qualità, ed una serie di commenti inviati all'autore da altri ricercatori. Tra questi ultimi, anche un suggerimento interessante di Ross Cagan per la distribuzione di fondi che diventa effettivamente basata su peer review (a posteriori) invece dell'attuale prejudicial review.

Mercoledì 30 Settembre 2009 at 9:40 pm | | riCercare, vdm | Nessun commento
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I miei nuovi H-index

Dopo il calcolo fatto ormai un anno e mezzo fa, mi sono rivisto i miei h-index, complici gli abbonamenti di Ateneo ormai non solo con ISIKnowledge ma anche con Scopus. Quindi:

  • secondo ISI: 10 su 39 pubblicazioni nel database, dove compaio con due nomi (Della Mea V e Mea VD, come su PubMed) ;
  • secondo Scopus: 12 su 50 pubblicazioni, ma risulto avere almeno sei personalità, quanti sono gli identificatori di autore sotto cui sono registrati i miei articoli, compreso un Della Mea, Vinzenco (c'è da dire che è comunque facile reperirli tutti);
  • secondo Google Scholar: 15, ricalcolato ancora a mano, visto che i dati di Google sono molto "sporchi"; non ho intenzione di calcolare i miei dati bibliometrici sulle tesi dei miei studenti o sulle pagine di ringraziamenti ai reviewers pubblicate dalle riviste (che sicuramente non incidono sull'h-index, ma non si sa mai).

Un articolo interessante sul calcolo pratico di questi valori a partire dalle librerie esistenti si trova in Jacso P, Testing the Calculation of a Realistic h-index in Google Scholar, Scopus, and Web of Science for F. W. Lancaster. Library Trends 56.4 (2008): 784-815. Parola chiave: phantom (phantom authors, phantom links, phantom citations, ecc, riferita soprattutto a Google Scholar).

UPDATE: ho fatto un post su come calcolare l'h-index in pratica.

Mercoledì 16 Settembre 2009 at 10:58 am | | riCercare, vdm | Nessun commento