I falsi congressi

In un articolo recente, The Scientist descrive un particolare tipo di "fake conference", in cui la conferenza proprio non esiste, ma viene usata come meccanismo per raccogliere dati sensibili dei partecipanti. Esistono infatti da anni congressi il cui unico scopo è far pagare le registrazioni ai partecipanti, in cambio dell'assenza di peer review e con pubblicazione "molto informale" degli atti; ma le ultime varianti non fanno nemmeno quello. Solo un elenco di nomi altisonanti (che non sanno niente della cosa), offerte di viaggio ratis in modo da carpire il numero del passaporto, e poco più. Oppure la truffa classica sulle carte di credito.

Mercoledì 23 Dicembre 2009 at 1:58 pm | | riCercare, vdm | Nessun commento
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La ragazza di Vajont (T.Avoledo)

Ieri sera, alla presentazione de L'anno dei dodici inverni di Avoledo, mi sono ricordato che subito dopo avere letto La ragazza di Vajont (Einaudi 2008) avevo scritto di getto una recensione per il quindicinale su cui ogni tanto mi capita di pubblicarne una, ma non l'avevo mai consegnata. La riporto ora qua, perché la sento di nuovo attuale (NB: gli specifici fatti di cronaca citati risalgono al 2008, ma anch'essi non suonano vecchi). C'è qualche imprecisione perché non sono mai arrivato alla stesura definitiva.

L'Italia di Avoledo in parole povere

La ragazza di Vajont di Tullio Avoledo è ambientato per una volta in un luogo preciso e non solo suggerito (Pordenone e dintorni), ma situato in un futuro, questo sì, solo suggerito. Si possono tuttavia porre dei paletti, anche temporali, che aiutano a identificare meglio di che futuro si tratta.
La trama principale del romanzo infatti si situa sicuramente: dopo l'11 settembre 2001;  dopo l'ultima scena del Caimano di Moretti; dopo la progettazione e applicazione di un qualche pacchetto sicurezza, effettuate con scrupoloso cinismo; circa dieci anni dopo l'uscita di un libro di poesie di un altro autore friulano, Pierluigi Cappello, libro che però al momento ancora non esiste.
Il protagonista ha avuto un ruolo importante in una “rivoluzione nera” (da non intendersi come cambio di look di un leader) il cui esito però non è stato esattamente quello immaginato dai suoi propugnatori. L'Italia seguita alla rivoluzione ha fatto un passo indietro non solo morale: è povera  quasi come nel secondo dopoguerra, se non fosse per le strutture ereditate da un passato più ricco e destinate comunque alla rovina, in mancanza di capacità di mantenerle (come la Jaguar che il protagonista si ostina a guidare, privilegiato consumatore di benzina grazie alla tessera di partito, in un mondo che si muove prevalentemente in corriera).
Cosa sia successo precisamente non è chiaro: come al solito, Avoledo non propone un libro-mondo dispiegato davanti al lettore, dove tutto va a posto in un disegno di stampo positivista, ma cerca di riprodurre la complessità del mondo reale, dove invece è difficile mettere assieme tutti i pezzi e capire cosa sta succedendo. La nostra esperienza quotidiana è ben più simile all'indeterminatezza degli avvenimenti narrati da Avoledo che al tranquillizzante procedere verso l'inevitabile risoluzione di ogni nodo, come la si trova in altri romanzi esplicitamente intesi a descrivere il presente.
Fatto sta che il protagonista, un tempo importante e pericoloso, ora in disgrazia ma non tanto da essere meno potente o eliminabile, a seguito di un ictus ricorda a fatica il suo contributo alla rivoluzione nera come intellettuale che inizialmente scriveva sull'Olocausto, ma i cui scritti finiscono per essere usati come manuali per una nuova strage a sfondo razziale. Per questo segue una cura, poco efficace, anche se la terapia -obbligatoria- serve per ricordare le cose che si possono ricordare, non necessariamente quelle vere. Recandosi regolarmente in ospedale incontra la ragazza del titolo, con cui inizia una difficile relazione, e che potrebbe essere una vittima della situazione.
Accanto al percorso principale del protagonista, filtra la storia degli anni precedenti nel modo imperfetto prodotto dalla sua memoria martoriata. Sarebbe la parte più interessante, ma non è dato conoscerla fino in fondo, anche se è facile legare questa apparente fantascienza ad eventi sentinella che ci sono più familiari. Si capisce infatti che ad un certo punto un qualche governo gioca la carta della paura del diverso (straniero, nero, sanguemisto, ecc.), con le conseguenze impreviste accennate sopra. La società è un sistema complesso, per il quale può valere la metafora, senz'altro abusata, in uso per descrivere la difficoltà di valutazione del rapporto causa-effetto in quell'altro sistema complesso che è il tempo atmosferico: se una farfalla batte le ali in Brasile, può causare un uragano dall'altra parte del mondo. E così l'instaurazione di leggi e disposizioni che nascono da un'associazione esplicita tra presenza di stranieri e poca sicurezza potrebbe causare eventi abnormi come l'omicidio di un ladro di biscotti, o violenze a coppie omosessuali che passeggiano per le città d'arte, o insensate violenze dei tutori dell'ordine nei confronti di prostitute, barboni, neri. Purtroppo questi esempi non sono presenti esplicitamente nel libro: sono presi dalle cronache recenti,  i vuoti di memoria del protagonista li possiamo tranquillamente riempire anche con queste notizie.
Anche quello che potrebbe diventare un quasi lieto fine, grazie all'eroismo dell'amico in carrozzella soprannominato Lo Storpio, è bruciato dalla riproduzione precisa del tipico compromesso cui siamo abituati dalla politica internazionale: per quanto possa essere esecrabile un'azione, se chi la compie è in qualche modo utile, la punizione non è così scontata. Così capita all'Italia di Avoledo, i cui segreti terribili dell'epoca della rivoluzione nera diventano di pubblico dominio, ma ciò non basta alla sua trasformazione in stato-canaglia con conseguente intervento sovranazionale nello stile di quelli effettuati dopo l'11 settembre.
Una ragione in più per comprare questo libro bello e doloroso è la presenza di una chicca: ad un certo punto viene citata, e poi ricorre, una poesia fino ad ora inedita di Pierluigi Cappello (Parole povere), riportata per esteso nelle note finali.

Giovedì 17 Dicembre 2009 at 08:08 am | | doubleVie, letture | Nessun commento

I misteri di Avoledo (oggi a Udine)

Oggi alle ore 18 in Sala Ajace, Udine, Avoledo presenta il suo nuovo romanzo L'anno dei dodici inverni (Einaudi 2009). Speravo di arrivarci a libro letto, ma ne ho ancora un po'.

Ne approfitterò per saperne di più su almeno uno dei misteri di questo libro. Il precedente La ragazza di Vajont ha il bollino SIAE con scritto Hotel Vajont; alla presentazione ho scoperto, come immaginavo, che il titolo era stato cambiato all'ultimo. Questa volta sul bollino SIAE c'è scritto Viaggio senza musica... e comincio a dubitare che la ragione sia esclusivamente una prolungata indecisione dell'autore o dell'editore. Ci sarebbero altre cosette (dov'è ambientato il romanzo? un lettore abituale di Avoledo è abituato a leggere storie che si svolgono nel metapordenonese, ma qui qualche indizio svia), ma sono neanche a metà, e forse non vale la pena che io le venga a sapere dall'autore quando magari si svelano nel resto.

Mercoledì 16 Dicembre 2009 at 08:25 am | | doubleVie, letture | Tre commenti
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Chesil Beach (I.McEwan)

Ho amato molto certo McEwan, a partire da quel Giardino di cemento che ho dovuto leggere tutto d'un fiato (e di cui ho anche apprezzato la versione cinematografica). Da qualche anno lo leggo sempre volentieri, ma senza l'urgenza che mi danno altri scrittori; così a Chesil Beach (Einaudi 2007) sono arrivato solo ora.

Romanzo breve, come Sabato si svolge in un arco di tempo limitatissimo; in questo caso, poco più di una serata (ad esclusione dell'epilogo, che funge da didascalia al resto). Sarebbe la prima notte di nozze di una coppia inglese che però capita sul limite tra repressione e libertà sessuale. Il tutto attorno ad un attimo in cui il non fare qualcosa si rovescia a valanga sul resto dell'esistenza dei protagonisti. Curiosamente, l'epilogo, nel commentare questo, mi ha ricordato decisamente il libro che avevo letto subito prima, Indignazione di Philip Roth. E in entrambi i libri i protagonisti "non capiscono".

Venerdì 11 Dicembre 2009 at 1:05 pm | | letture | Nessun commento

Indignazione (P.Roth)

Sono di nuovo indietro con i libri letti (poco tempo), e comincio l'aggiornamento con Indignazione (P.Roth, Einaudi 2009). Come mi capita spesso con Roth, mi sembra quasi di essere di fronte ad un documentario, molto probabilmente per la ricchezza descrittiva. Qui il periodo storico è quello della guerra in Corea, ed il protagonista è un giovane universitario. Lo stile è veemente come il protagonista, che nella sua veemenza non capisce sempre tutto ciò che lo circonda.

Giovedì 10 Dicembre 2009 at 08:51 am | | letture | Un commento