Mandate a dire all'imperatore (P.Cappello)

Mandate a dire all'imperatore (P.Cappello, Crocetti 2010) cresce sulle ultime poesie di Assetto di Volo (Crocetti 2006), dove si poteva già individuare una poetica nuova, figlia della necessità di far esistere figure e luoghi che per loro natura sarebbero destinati alla scomparsa.

La lingua individuata per questo compito di memoria (“tengo per me cos’è curare un fuoco”) è meno attenta alla precisione formale caratteristica della sua produzione precedente, ma intrisa di materia, oggetti poveri, povere persone nominate per nome e per carattere.

Il libro è intriso di nomi propri (ed una delle poesie si intitola proprio I vostri nomi). Come in ogni testo letterario, bisogna distinguere materia poetica e poeta, ma si dà il caso che, essendo cresciuto nello stesso paesino di montagna, io quei nomi li conosca uno ad uno, e so - di nuovo, per quanto non indispensabile - che quegli eroi di un'epopea degli sconfitti sono stati veri. D'altro canto, non c'è bisogno di essere  vissuti a Chiusaforte per capire questo libro: chiunque abbia fatto parte di una comunità minore, vissuta ai margini di un qualche progresso, saprà vestire i versi coi propri nomi e i propri luoghi.

Nel libro c'è un'eccezione: è La strada della sete, un lungo poema simbolico la cui materia è sempre quella del resto del libro, ma con toni e modi onirici in cui è facile individuare almeno Dante, e che segna una ulteriore nuova direzione. E' il testo che a me piace meno, ma riesco a includerlo nel disegno complessivo della raccolta, che a me ricorda quel che ha fatto in narrativa Manuel Scorza: una epopea del popolo peruviano che tra realtà e invenzione riesce a raccontare qualcosa che altrimenti non esisterebbe, in quanto non raccontato dalla storia ufficiale.

Mandate a dire all'imperatore è finalista al Premio Viareggio-Repaci: in bocca al lupo.

Venerdì 23 Luglio 2010 at 09:02 am | | doubleVie, letture | Nessun commento
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Pilone (W.Faulkner)

Non è esattamente un libro da spiaggia, Pilone (W.Faulkner, Adelphi 2010). L'ho preso per la copertina: un aereo che ha poco a che fare con gli aerei descritti nel libro, da velocità, ma comunque dell'epoca in cui è ambientato il romanzo, che ha a che fare con il giro delle corse di velocità dette "Pylon", in cui gli aerei devono correre in circuito attorno a dei piloni. I protagonisti sono... eh. Un pilota, un paracadutista acrobatico, una meccanica con un figlio che è di uno degli altri due, un giornalista fallito che li segue, e New Valois, in pratica New Orleans.

Nelle note viene descritto come uno dei romanzi più radicali di Faulkner, ed immagino questo abbia a che fare con la scrittura, densa e contorta, onestamente difficile da leggere. Io ho abbandonato presto l'intenzione di leggere "letteralmente": l'unico modo che ho trovato per affrontare la situazione è stato leggere in modo impressionista, quasi puntinista. Poiché di certe frasi è difficile individuare capo e coda, dopo un po' sono riuscito ad accontentarmi dell'impressione complessiva data da termini, accostamenti, sostanzialmente rinunciando al livello più alto di organizzazione in frasi. Voluto o no dall'autore, questo è stato per me il modo di arrivare in fondo, anche con gusto. Forse però dipende da questo anche il fatto che non ho risolto il piccolo mistero del nome del giornalista.

Come ho appreso dalle note in coda, esisteva una traduzione degli anni '30 in cui il linguaggio era stato semplificato, mentre Mario Materassi, in questa nuova traduzione, cerca di rispettare l'intenzione originaria, fin negli errori di Faulkner (per esempio, l'uso di "miriade" come aggettivo, che mi infastidiva un po' durante la lettura, ma di cui si trova spiegazione nelle note).

Venerdì 23 Luglio 2010 at 08:32 am | | letture | Nessun commento

PordenoneLegge 2010

Ricevo e volentieri rilancio:

Dal 15 al 19 settembre 2010 si rinnova l’appuntamento con pordenonelegge, la Festa del Libro con gli Autori: è l’undicesima edizione di una tra le più attese manifestazioni dell’agenda culturale italiana. Nel corso del tempo, sia la critica più raffinata che il grande pubblico hanno seguito con passione questo evento, unico nella sua principale caratteristica, che lo differenzia dalle molte altre analoghe manifestazioni: riesce a coniugare la leggerezza sui temi chiacchierati con la profondità nei discorsi seri, la provocazione con l’accademia. Propone così un’idea multiforme della letteratura, intesa come “mondo dei libri”, in un brillante e quanto mai attuale equilibrio tra ricerca e comunicazione, che riesce a dare spazio ai temi e ai protagonisti riconosciuti della realtà artistica e intellettuale, ma anche alle molte novità emergenti sulla scena culturale. Lo scorso anno, distribuiti nei cinque giorni del Festival, gli oltre centocinquanta appuntamenti sono stati affollati da una pacifica invasione di appassionati del libro, che cercavano nella ricca offerta del programma quel particolare percorso di dialoghi, incontri e conferenze in grado di diventare un itinerario nella propria immaginazione attraverso i propri interessi: la “loro” pordenonelegge.

I curatori della manifestazione sono Gian Mario Villalta (Direttore Artistico), Alberto Garlini e Valentina Gasparet.

Un cenno al settore poesia della manifestazione:

Ancora una volta uno spazio di grande qualità, quasi un festival nel festival, viene dedicato alla poesia. Evgenij Evtushenko, forse il più conosciuto dei poeti di tutto il mondo, Michael Kruger, una delle personalità di maggiore rilievo della scena letteraria tedesca e Douglas Dunn, il maggiore poeta scozzese dei nostri giorni, sono gli ospiti stranieri che coronano lo spazio dedicato quest’anno alla poesia. Momenti di speciale attenzione sono dedicati a Fabio Pusterla e Pierluigi Cappello e ai loro recenti, importanti, libri. Una riflessione sulla poesia Europea del novecento è affidata a Massimo Rizzante e Božidar Stanišić. Per celebrare il decimo numero dei Quaderni di Poesia Italiana, che si incamminano verso i venti anni di nuove proposte poetiche, è previsto un omaggio a chi ha pensato, voluto e diretto i quaderni, presentando in questi anni 58 nuovi autori: il poeta Franco Buffoni. A lui e ai suoi quaderni sono dedicati due momenti speciali all’interno del festival, per ricordare, fare il punto sulla situazione e rilanciare la sfida.  Al primo incontro partecipano lo steso Franco Buffoni, Laura Pugno, Antonio Riccardi; al secondo Gabriele Frasca, Luigi Nacci, e il direttore di Lyrikline.org Heiko Strunk – conduce Lello Voce. Di un grande poeta del passato, John Keats, parleranno Elido Fazi e Masolino D’Amico, ripercorrendo gli ultimi anni della romantica vita del poeta, diviso tra difficoltà economiche, problemi familiari e l'amore per Fanny Brawne. Nel corso delle cinque serate del festival, dal mercoledì alla domenica, nella Sala della Vecchia Tipografia Savio si alterneranno alla lettura i poeti presenti a pordenonelegge e altri che, da tutta Italia, vengono per partecipare alla festa: Antonio Turolo, Andrea Ponso, Davide Rondoni, Giovanni Turra, Stefano Raimondi, Sebastiano Gatto, Flavio Santi , Alessandro Canzian, Roberto Cescon, Dario De Nardin, Arnold De Vos, Maria Luigia Longo, Piero Simon Ostan, Federico Rossignoli, Marta Celio, Rossella Renzi, Silvia Salvagnini, Francesca Serragnoli, Mary Barbara Tolusso, Maria Luisa Vezzali, Massimo Gezzi, Laura Pugno, Guido Mazzoni, Massimo Rizzante, Paolo Ruffilli, Fabio Pusterla, Bozidar Stanisic, Emanuele Trevi, Pierluigi Cappello, Franco Buffoni, Gabriele Frasca, Luigi Nacci, Antonio Riccardi, Lello Voce.

Per ulteriori informazioni: www.pordenonelegge.it.

Giovedì 22 Luglio 2010 at 11:26 am | | doubleVie, succede | Nessun commento

Bibliometria dei ministri-professori

Premesso che è indispensabile valutare la qualità del lavoro scientifico di un ricercatore (in senso lato), il come si possa fare non è un processo banale, risolvibile mettendo assieme un paio di numeretti. Visto che comunque sempre più spesso ci si concentra sul lato peggiore dell'Università, ed in base a ciò tanti sono quelli che vogliono dare lezioni di qualità, propongo un simpatico esercizio che ho fatto di recente.

Ho scorso tutti i curriculum dei Ministri del nostro Governo, per identificare quelli con un passato (o presente) accademico non precario. Ho individuato tre soggetti sicuri: prof. Renato Brunetta (ordinario di Economia del Lavoro, in pensione dallo scorso anno), prof. Ferruccio Fazio (ordinario di Diagnostica per Immagini e Radioterapia), prof. Giulio Tremonti (ordinario di Diritto tributario). Nel curriculum di Sandro Bondi compare un riferimento ad un  periodo come "ricercatore", che non sono riuscito identificare meglio. Maurizio Sacconi è professore a contratto e dichiara diverse pubblicazioni, ma tutte in italiano.

Ho quindi utilizzato il database bibliografico Web of Science di ISI/Thomson per verificare il numero di articoli scritti dai tre ministri/professori, le citazioni da essi ricevute e l'H index; la tabella seguente presenta i risultati della ricerca.

  pubblicazionicitazioni complessiveH index
R.Brunetta200
F.Fazio371-49410896-1122852
G.Tremonti---

La tabella non avrebbe bisogno di molti commenti, ma cerchiamo di interpretarla con tutte le cautele del caso.

Cominciamo dalla situazione più semplice, per la quale però devo una spiegazione. I doppi numeri presenti per il prof. Fazio corrispondono rispettivamente ai dati calcolati sui soli articoli scientifici in senso stretto, e sui dati estesi che includono anche gli atti di conferenze, le lettere, ed altre pubblicazioni secondarie, che da poco tempo sono indicizzate anche da Web of Science. L' H-index non cambia: è un dato che identifica le migliori pubblicazioni di un autore, per cui è abbastanza insensibile proprio a quelle secondarie. Il prof. Fazio presenta dati bibliometrici di tutto rispetto, compatibili con una reale attività da Ordinario di disciplina medica (area in cui si pubblica molto). Pur non conoscendo nel dettaglio il settore della diagnostica per immagini (perché ogni settore ha le sue convenzioni) , sarei tentato di dire che si piazza nei livelli alti di un'ipotetica classifica.

La specificità del settore di ricerca si potrebbe invocare come spiegazione dei numeri, e delle assenze di numeri, per gli altri due Ministri. In realtà però la situazione è leggermente diversa.
Per il prof. Tremonti infatti nel database di ISI non sono presenti pubblicazioni. Come riconosciuto anche negli indicatori di attività scientifica e di ricerca stabiliti dal CUN per l'area 12 "Scienze giuridiche", le pubblicazioni sono prevalentemente in lingua italiana. Quindi in un certo senso sfugge dalla valutazione bibliometrica tradizionale, anche se Web of Science indicizza 115 riviste scientifiche di scienze giuridiche.

Diversa è la situazione del prof. Brunetta. Nel database sono presenti due pubblicazioni internazionali (una del 1993 ed una del 2001), senza alcuna citazione, col risultato che l'H-index è zero (NB: su Wikipedia ne vengono riportate 7, di cui 5 contributi a convegni, ma sempre con H index nullo). Il confronto ovviamente non può essere fatto con il 52 del prof. Fazio, ma con i suoi pari, cioè con docenti, in questo caso, di Economia. Quanto vale in termini di H index un eccellente ricercatore di Economia? Ci viene in aiuto il database IDEAS della University of Connecticut, che riporta dati proprio sui ricercatori di economia. Il primo migliaio (di quelli registrati, non necessariamente tutti) ha H index superiore a 10, fino ad un massimo di 54 per Andrei Shleifer. Non è posto esclusivo per anglofoni: l'italiano Guido Tabellini ha H index pari a 31, per esempio.

Difficile quindi credere a possibili Nobel per il prof. Brunetta, e anche credere che sia uno dei più bravi d'Europa: come ha detto una volta il direttore del mio Dipartimento, "zero è zero in tutte le unità di misura".

Mercoledì 21 Luglio 2010 at 11:54 am | | riCercare | Nessun commento

Il nipote del Negus (A.Camilleri)

"Se i fatti più importanti sono del tutto inventati, rimane pur vero il clima di autentica stupidità generale, tra farsa e tragedia, che segnò purtroppo un'epoca": così commenta Camilleri nelle note finali, e probabilmente qualcun altro lo riscriverà, in nota ad un qualche altro romanzo, tra un'ottantina d'anni. Ne Il nipote del Negus (Sellerio 2010), adottando pari pari l'espediente già proposto ne La concessione del telefono, l'accumulo di missive ufficiali, note confidenziali, ecc, racconta una storia attorno ad un fatto realmente accaduto negli anni '30. Il giovane nipote del Negus viene in Sicilia a frequentare una scuola mineraria; è nero, ma ragioni di Stato fanno sì che debba essere trattato bene. Essendo il ragazzo un tipo piuttosto furbo, l'esito è esilarante, non tanto per lui ma per il contorno di gerarchetti striscianti al cospetto dei superiori e pronti a scaricare il barile sulla schiena dei sottoposti, il tutto prevalentemente via lettera. Una lettura estiva fin troppo veloce, ed è anche facile assecondare l'autore nella tentazione di leggere facendo finta che non siano passati ottant'anni.

Martedì 20 Luglio 2010 at 08:04 am | | letture | Nessun commento

Tempo d'estate (J.M.Coetzee)

Gran bella idea. Tempo d'estate (J.M. Coetzee, Einaudi 2010) è una specie di (auto)biografia postuma, consistente nel resoconto dei dialoghi di un biografo di Coetzee che dopo la sua morte intervista le donne "della sua vita". Dalle interviste ne esce un'immagine di Coetzee uomo molto misera, soprattutto affettivamente. Il che induce a ragionare alla dicotomia uomo-autore: si tratta di un premio Nobel, e può lo stesso essere una persona da nulla. Anche se riesce a descrivere con una certa crudeltà la sua stessa scrittura, individuando come debolezza quella che, almeno per me, è in fondo la cifra dei suoi romanzi (o perlomeno dei pochi che ho letto): personaggi senza passione, senza una ricchezza interiore.

Naturalmente però anche questo è un romanzo, per cui non ci si può sentire autorizzati a ritenere vita vera ciò che viene raccontato.

Domenica 18 Luglio 2010 at 10:53 am | | letture | Nessun commento
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Come calcolare il proprio H-index

Visto che tra le chiavi di ricerca frequenti con cui i visitatori capitano qua trovo spesso "calcolare h index", ho deciso di fare un post con qualche informazione pratica. (UPDATE: un altro mio post aggiunge un paio di altri metodi di calcolo pratico).

(altro UPDATE 2012-09-01: ho creato uno strumento Web per calcolare automaticamente i tre parametri ANVUR, informazioni qui.)

Innanzitutto, l'H-index è una misura molto sintetica che cerca di coniugare numerosità ed impatto della produzione scientifica; è stato proposto dal fisico Jorge E.Hirsch nel 2005. Un ricercatore ha h-index pari a N se ha pubblicato almeno N lavori citati almeno N volte ciascuno.

Come si misura? Posto che abbiamo a disposizione la lista degli articoli con, ciascuno, il numero di citazioni ottenute, si dispongono in ordine decrescente per numero di citazioni; N sarà la posizione tale per cui alla posizione N+1 il numero di citazioni è inferiore a N+1.

Un esempio tratto dalle slide che ho usato qui:

Naturalmente la difficoltà più grande è reperire il numero di citazioni per i propri articoli. Le fonti attuali sono tre, che forniscono anche i mezzi per calcolare automaticamente il valore; due sono fonti a pagamento, di solito in forma di abbonamento per la propria istituzione di appartenenza, visti i costi.

La prima in assoluto è stata (ed è) ISIKnowledge, che è anche la fonte degli impact factor delle riviste scientifiche.

Per chi è abbonato a ISI, il metodo più conveniente è crearsi un profilo, privato o pubblico, sul sito collegato ResearcherID. Al profilo è possibile associare i propri articoli reperiti sul database di ISIKnowledge, selezionando a mano gli esiti del reperimento che effettivamente corrispondono a propri lavori (perché possono esserci omonimi, errori, ecc: qua e qua ho riportato in passato le mie esperienze con il calcolo dei miei H-index). Su quei lavori (e non su articoli pubblicati in seguito, che possono essere aggiunti una volta pubblicati) il sito mantiene automaticamente aggiornati alcuni dati bibliometrici tra cui l'H-index.

Per chi è invece abbonato a Scopus, bisogna fare una (o più) ricerche corrispondenti al proprio cognome, restringendo eventualmente i risultati in base alle riviste, agli anni, o all'area ("Refine results"). La lista di articoli risultanti può essere scelta tutta oppure, manualmente, un articolo alla volta (per le stesse ragioni spiegate per ISI). Una volta scelto l'insieme su cui calcolare l'H-index, si può pigiare sul tasto "Citation tracker", che porta ad una pagina di analisi bibliometrica. Prima però conviene salvare la lista pigiando sul tasto "Add to list": in questo modo troveremo, in seguito, la stessa lista già pronta. 

In entrambi i casi può capitare che i propri lavori non siano registrati sotto un unico nome, soprattutto quando il cognome è composto. Per il calcolo dell'h-index non è un problema, perché si possono sempre effettuare più ricerche ed aggiungere i lavori al profilo o alla lista. E' possibile comunque comunicare le discrepanze ai gestori, che in linea di massima riaggregheranno cognomi apparentemente diversi (Scopus in particolare ha una funzione per gestire personalità multiple: My settings/Grouped Authors).

Un metodo alternativo e gratuito, oltre che particolarmente gratificante, è usare Google Scholar, direttamente o tramite software che fa il lavoro per noi (per esempio, il famoso Publish or Perish, ma esistono anche dei plugin per Firefox come Scholar H-index Calculator). Google Scholar è un archivio non strutturato di pubblicazioni scientifiche, perlomeno nelle intenzioni, che tiene conto anche delle citazioni ma in modo del tutto automatico. Il risultato è che mediamente uno si ritrova con più pubblicazioni e più citazioni, anche se a volte sono sparse su più versioni dello stesso articolo (qua per una descrizione dei problemi). Ciononostante, può andare bene per una prima valutazione, purché si tenga conto del fatto che si ottengono valori più alti (per esempio: con il plugin di Firefox ho un h-index tra 17 e 23, a seconda di come scrivo il cognome, contro 11 su ISI e 12 su Scopus). La differenza è anche data dal fatto che buona parte dei proceedings di congressi non sono indicizzati nei database di ISI e Scopus, il che per alcuni settori di ricerca è piuttosto limitante (mentre per altri non è un problema).

Giovedì 15 Luglio 2010 at 1:16 pm | | riCercare | Nessun commento

Ripristinare il firmware 3.1.3 su iPhone 3G con IOs4

IOs4 su iPhone 3G va lento, e non aggiunge granché (se non un client migliore per la posta elettronica). Dopo averci giocato un po', ho deciso di tornare indietro, ma per farlo ho dovuto mettere assieme più informazioni per arrivare in fondo. Infatti se va bene si fa abbastanza rapidamente, se va male no. NB: c'è rischio di perdere qualche dato, ma non molto.

Ecco i passi (su Mac):

  1. ci si procura il firmware che si intende rimettere (es.3.1.3, come ho fatto io), per esempio da qua;
  2. bisogna mettere l'iPhone in Recovery mode: si spegne, poi tenendo premuto il tasto home si riaccende, si continua a tenere premuto, si attacca il cavetto, e iTunes si accorgerà che c'è qualcosa da ripristinare;
  3. per selezionare il firmware da usare bisogna cliccare sul bottone Ripristina di iTunes tenendo premuto il tasto ALT, il che farà aprire un dialogo di selezione file, con cui sceglieremo quello scaricato al passo 1;
  4. se va tutto bene, dopo qualche minuto l'iPhone è ripristinato.
  5. A me invece è capitato che desse errore 1015... per il quale ho provato altre due volte a ripristinare senza successo; è quello che in giro chiamano recovery mode loop. Apple suggerisce di ovviare al problema installando l'ultima versione, che però non era quello che volevo.
  6. l'alternativa che si trova riportata ovunque è quella di sbloccare il recovery mode loop tramite una piccola applicazione,  iRecovery. Purtroppo quella che si trova linkata più di frequente è su siti di sharing con un traffico tale che è praticamente impossibile da scaricare; mentre l'originale, scaricabile qui, è in formato sorgente che ad una prima superficiale compilazione mi ha dato errori.
  7. ho però trovato una versione compilata e funzionante qui: bisogna scaricarla e decomprimerla, per esempio sul desktop. E' una applicazione a linea di comando, utilizzabile quindi da Terminale.
  8. Spegnere iTunes, lasciando l'iPhone collegato.
  9. Lanciare il Terminale, e spostarsi nella scrivania (cd Desktop) oppure dove è stata decompressa iRecovery.
  10. lanciare iRecovery (./iRecovery -s); compariranno una serie di informazioni che finiscono così:
    Entering recovery mode, starting command prompt
    (Recovery) iPhone$ 
  11. dare in sequenza i seguenti comandi:
    (Recovery) iPhone$ setenv auto-boot true
    (Recovery) iPhone$ saveenv
    (Recovery) iPhone$ /exit
    (Recovery) iPhone$
  12. a questo punto bisogna staccare l'iPhone, spegnerlo, resettarlo (tenendo premuti i tasti home e sleep per 10 secondi) e praticamente ci siamo...
  13. ... a meno del fatto che è proprio ripulito. iTunes chiederà se trattarlo come un iPhone nuovo oppure se ripristinarlo dai backup salvati in precedenza. Non si può ripristinare dai backup fatti con IOs4, per cui dal menu a tendina bisogna scegliere l'ultimo backup fatto col 3.1.3.
  14. Ci metterà un po', dopo di che bisognerà risincronizzarlo per avere proprio tutto quanto si aveva (applicazioni incluse).

A me è andata bene, a meno del poco meno di un mese di differenza tra backup usato e ultimo backup reale.

Mercoledì 14 Luglio 2010 at 3:00 pm | | varia | Nessun commento

Bianco su nero (R.Gallego)

E' difficile scrivere di disabilità; Ruben Gallego, in Bianco su nero (Adelphi 2004) racconta la sua storia, che dovrebbe essere quella di un privilegiato, ma diventa quella di un normale disabile nella Russia sovietica. Sono dei racconti spesso commoventi, ma a volte anche un po' troppo, il che, affiancato ad una scrittura volutamente in minore, mi ha lasciato a tratti perplesso.  E' comunque da leggere.

Martedì 13 Luglio 2010 at 6:06 pm | | letture | Nessun commento
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L'uomo duplicato (J.Saramago)

Quando mi sono comprato Caino, alla cassa ho trovato anche una ristampa economica de L'uomo duplicato (J.Saramago, Feltrinelli 2010), che non avevo mai letto. E' un Saramago "usuale": un dettaglio di per sé anomalo e non credibile genera una specie di mondo parallelo consistente e credibile, in cui il lettore rimane invischiato. In questo caso il dettaglio anomalo è la comparsa di un sosia totale del protagonista, un professore che vive una vita piatta e insoddisfacente; la ricerca del sosia è il nocciolo del libro, con esito drammatico ma aperto.

Usuale è anche la scrittura, quella specie di parlato trascritto che costa fatica all'inizio perché prevede una sorta di addestramento preliminare affinché possa essere letta scorrevolmente e con soddisfazione.

Detto questo, rispetto ad altri suoi libri ho dovuto mettere un po' di più impegno nella sospensione dell'incredulità: la ricerca del sosia avviee in una volontaria atmosfera di segretezza che mi ha lasciato più perplesso di altri assurdi alla Saramago (più delle intermittenze della morte, o del distacco della penisola iberica, per intenderci). Una volta passato lo scoglio però tutto fila.

Lunedì 12 Luglio 2010 at 6:20 pm | | letture | Nessun commento
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Il friulano premiato di Nelvia Di Monte e Silvio Ornella

Nelvia Di Monte, con la raccolta inedita in lingua friulana Dismenteant ogni burlaz (Dimenticando ogni temporale) è la vincitrice della VII edizione del Premio nazionale di poesia in dialetto “Ischitella-Pietro Giannone” 2010. Di Monte ha preceduto il corregionale Silvio Ornella, classificatosi secondo con la raccolta, nella parlata del friulano occidentale del comune di Zoppola (PN), Il polver ta la mània (La polvere sulla manica) e Alfredo Panetta (nativo di Locri, RC), terzo con la raccolta in dialetto calabrese Na folia nt’è falacchi (Un nido nel fango). La giuria ha inoltre deciso di segnalare la raccolta All’are de l’aurore (Sull’aia dell’aurora) in dialetto abruzzese di Casalincontrada (CH) di Mario D’Arcangelo.

Non è una sorpresa perché si sa che sono bravi, ma è una bella sorpresa.

Più informazioni qui.

Domenica 11 Luglio 2010 at 11:36 am | | doubleVie | Nessun commento
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Festival "Acque di acqua": appuntamenti della settimana/3

Ecco altri appuntamenti, nella settimana in corso, per la 2° del edizione Festival itinerante internazionale di poesia (e non solo) “Acque di Acqua”, sempre organizzati da Associazione Culturaglobale e Associazione Equilibri:

Sagrado, Parco Comunale Canale dei Dottori
Giovedì 8 luglio, ore 21.00
letture
Pericle Camuffo, Juri Paljk, Lenka Danhelova, Vincenzo Della Mea, Erika Crosara
musica
Exposurensemble (Mauro Bon/Simone Kodermaz/Roberto Duse/Graziano Kodermaz)
presentazione del nuovo cd Grunt 223

Grimacco, Topolò
Venerdì 9 luglio, al tramonto
letture
Piero Simon Ostan, Maurizio Benedetti, Lenka Danhelova, Mila Bratina, Elisabeth Faller
musica
Veronika Vitazkova, flauto; Nicola Barbagli, oboe

Monfalcone, Piazza Falcone e Borsellino
Venerdì 9 luglio, ore 22.00
letture
Claudio Grisancich, Marina Moretti, Giuseppe Mariuz, Mary Barbara Tolusso, Enrico Colussi
musica
Caludio Cojaniz, pianoforte

Portogruaro, Vivai Bejaflor
Sabato 10 luglio, ore 18.30
letture
Velvet Afri, Piero Simon Ostan, Giacomo Vit, Selene Garcia, Maria Sanchez Puyade, Elisabeth Faller
musica
Porto del Jazz

Giovedì 08 Luglio 2010 at 1:31 pm | | doubleVie, succede | Nessun commento
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Il 10% di fannulloni? bene. Note sul concetto di fannullone e sul senso del 10%

Il Giornale ma anche altri quotidiani riportano la "shockante" ammissione del Rettore de La Sapienza: il 10% dei suoi ricercatori "è fannullone", cioè non ha prodotto pubblicazioni negli ultimi 10 anni.

Premetto che è tutto vero: sicuramente ci sono ricercatori e docenti che non producono o non producono più, alcuni perché proprio fannulloni, altri perché incastrati in altre attività (molto istituzionali, come la didattica, ma che se fatta troppo non lascia spazio alla ricerca, o burocratiche, commissioni, gestione, cose che non si possono rifiutare ma nemmeno mettere in curriculum).

Su questo, due note: una metodologica, ed una mirata a comprendere la dimensione del fenomeno, per confronto.

Per la premessa di cui sopra, non posso fare altro che l'avvocato del diavolo: sì, sicuramente ci sono i fannulloni, ma usare il numero di pubblicazioni, così, secco, come metro di valutazione è una semplificazione esagerata. Intanto dipende dal settore di ricerca: il prof. Frati è un medico, e a Medicina si pubblica "molto" (con variabilità dipendenti dal sottosettore). Si pubblica molto non solo perché si produce molto, ma anche perché le consuetudini interne del settore fanno sì che si pubblichino articoli con molti autori ciascuno, il che permette di suddividere il carico (ad essere gentili) oppure prestarsi alla cosiddetta gift publication (ad essere meno gentili: alcuni autori di fatto non partecipano al lavoro ma vengono semplicemente inseriti nella lista degli autori).

Altri settori hanno numero di pubblicazioni medie molto più basso, e quindi, a priori, non è dato sapere quante pubblicazioni ha senso produrre in cinque anni. Detto questo, finisce il ruolo di avvocato del diavolo, anche se rimando volentieri all'intervista a G.A.Camelia uscita oggi su Repubblica per capire chi ha messo lì i fannulloni...

In ogni caso, la bibliometria è una scienza che si occupa proprio di queste cose, ed è noto da un po' che un solo numero non basta a valutare. Oltretutto altre nazioni si sono accorte che spingere sul numero di pubblicazioni equivale a abbassare la qualità media delle stesse: se devo solo pubblicare molto, non miro alla rivista prestigiosa, non faccio il lavoro faticoso e più rischioso, ma mi limito a piccoli passetti di minore impatto.

L'altra osservazione riguarda invece quel 10%. A me pare non male, ma per chiarirmi le idee sono andato a verificare l'indice di attività che OpenPolis calcola per deputati e senatori, sulla base di ciò che effettivamente producono in Parlamento.  Si tratta di un numero tra 0 e 10. Sono sicuramente più che conservativo se stabilisco che un fannullone è uno che prende un voto inferiore a 1 (ma mia madre direbbe che il limite è 6). Quanti sono?

Tra i deputati, circa 245 su 630 hanno un indice di attività inferiore a 1 (su 10): il 39%. Certo, in mezzo ci sono ministri e capi di partito, che fanno altro (come i delegati del Rettore che tempo per pubblicare ne hanno poco), ma sono presenti in Parlamento come parlamentari, e come tali non fanno praticamente niente.

Quindi il 10% in fondo non è poi così male. Il prof. Frati specifica anche che "Il 30 per cento dei ricercatori della facoltà di Giu­risprudenza non ha prodotto nulla nell’ambito della ricerca scientifica": visto che in Parlamento è un settore sovrarappresentato, forse è quella la mela marcia? In fondo, l'onorevole Ghedini è presente in aula sono in poco meno del 25% delle occasioni perché è sempre in Tribunale a fare il suo lavoro, forse succede lo  stesso anche a docenti e ricercatori di Giurisprudenza...

Martedì 06 Luglio 2010 at 09:44 am | | riCercare | Nessun commento
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Storie impreviste (R.Dahl)

Io non ho letto Dahl da piccolo, e probabilmente mi sono perso qualcosa che ho cercato già di recuperare, da adulto, leggendo (con gusto) Gli sporcelli. Storie impreviste (R.Dahl, TEA 1992) è la versione per adulti: racconti ricchi di humour inglese, piuttosto cinici, con finale tipicamente a sorpresa (spietata). Divertente, mi ha ricordato certe cose di Ambrose Bierce.

Lunedì 05 Luglio 2010 at 5:17 pm | | letture | Nessun commento
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La vita fa rima con la morte (A.Oz)

  La vita fa rima con la morte (A.Oz, Feltrinelli 2010) ha sotto una idea molto bella: ogni persona incontrata dallo scrittore protagonista, nella sua testa  diventa istantaneamente un possibile personaggio di un qualche suo scritto, e le storie che nascono si intrecciano con la sua, vera o inventata che sia. Poiché il tutto è comunque narrato in un libro, i livelli ovviamente si mescolano. Bella idea, bella scrittura.  Oz però mi fa lo stesso effetto di Roth: finisce che leggo, razionalmente ed intellettualmente apprezzo, ma rimango fuori. Non saprei, razionalmente, perché.

Domenica 04 Luglio 2010 at 12:53 pm | | letture | Nessun commento
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