L'anno dei dodici inverni (T.Avoledo)

Sono di nuovo in ritardo: leggo più velocemente di quanto scriva. Scrivere de L'anno dei dodici inverni (T.Avoledo, Einaudi 2009) in realtà mi viene difficile, perché non vorrei dire troppo, ed è difficile scriverne senza dire.

E' un libro che più di altri di Avoledo si inserisce in un filone apparentemente tradizionale: più facilmente che in altri qui si riconosce un tòpos della fantascienza, nello specifico il viaggio nel tempo. E' il mezzo per un gioco di scatole cinesi che porta dal passato recente al futuro prossimo in più passaggi avanti e indietro, nella parte finale anche occasione di belle sorprese. Questo romanzo è infatti il meno disperato tra tutti quelli di Avoledo: nonostante il protagonista si cancelli dalla vita della donna della sua vita, tutto finisce bene. Ogni tanto ci vuole, anche nei libri di Avoledo. Il legame con il grande metalibro di Avoledo (perché Avoledo sta costruendo un mondo parallelo, pian pianino) è dato dal luogo: questo romanzo è ambientato nella stessa regione inesistente ma verosimile in cui è ambientato Lo stato dell'Unione. Secondo le sue parole, si tratta di una regione infilata nel confine tra Friuli e Veneto.

E sono riuscito a dire pochissimo...

Mercoledì 17 Febbraio 2010 at 10:24 pm | | letture
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Un commento

Delly

Eppur non m‘è piaciuto moltissimo.
Ne ho scritto qui: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.co..

Delly, (URL) - 08-03-’10 19:16
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