Online i dati sulla qualità dei sistemi sanitari regionali

Il pollaio di questi giorni ha oscurato una notizia interessante che va nella direzione delle cose concrete, pur con tutte le attenzioni con cui deve essere considerata.
Il Ministero della Salute ha messo online una serie di indicatori di qualità per i sistemi sanitari regionali e per le singole aziende, elaborati dal Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant'anna di Pisa. Cosa vuol dire praticamente? Che, relativamente ad una serie di indicatori, alcuni di pura osservazione, altri che misurano la qualità usando alcuni eventi paradigmatici, si possono confrontare le varie Regioni italiane dal punto di vista della qualità del servizio sanitario, ed all'interno di ogni Regione anche le singole Aziende.
Gli indicatori vanno dal numero di ospedalizzazioni per mille abitanti, alla durata media della degenza ed alla degenza pre-operatoria in caso di eventi programmati, al numero di parti cesarei, all'utilizzo del day hospital, fino alla spesa media pro-capite per i farmaci (34 in tutto). Le regioni sono divise in cinque quintili, ossia in cinque categorie dimensionalmente equivalenti (dal verde per la performance massima al rosso per quella pessima).

Si può osservare il singolo indicatore per le varie regioni ma anche il comportamento complessivo con una visualizzazione "a bersaglio" che dà un colpo d'occhio sulla prestazione della Regione (in figura, FVG). All'interno della singola Regione, indicatore per indicatore si possono esaminare i comportamenti delle varie aziende sanitarie.

Salta fuori quel che si poteva immaginare: i sistemi sanitari sono molto eterogenei, per essere gentili, con differenze quantitative a volte incomprensibili.

Ognuno si guarderà i dati, ma faccio presente alcune attenzioni da mantenere. Intanto, è importate che gli indicatori adottati abbiano senso (ma molto probabilmente vengono dalla letteratura scientifica). Più criticamente, si auspica che i dati grezzi sottoposti ad elaborazione siano di buona qualità (e questo è meno scontato).
Poi alcuni dati necessitano di essere interpretati in congiunzione con altri indicatori, per comprenderli pienamente. Me ne sono reso conto esaminando i dati del Friuli - Venezia Giulia, che complessivamente si piazza molto bene.
Per fare un esempio (di confusione mia), la durata media della degenza (indicatori H2 e H2.1) è in Regione più alta della media, tanto da piazzarci nel quarto quintile: "si sta in ospedale più della media". Un dato in cui invece qua si primeggia è il tasso di ospedalizzazione globale (H1), non  descritto nei file di accompagnamento: dovrebbe significare che il numero di ricoveri è basso. Immagino siano state applicate tutte le normalizzazioni possibili, comunque potrebbe essere che, andando meno in ospedale, ci si vada quando mediamente è più necessario, per cui magari la durata del ricovero è anche più alta. Non so se è un ragionamento corretto perché non ho idea di quanto i dati vengano normalizzati per il confronto, ma è il tipo di attenzione che è necessario fare nell'interpretazione.
Anche confrontando le aziende sanitarie all'interno della Regione bisogna tenere sempre presente il tipo di azienda ed i servizi che fornisce preferenzialmente. Un ospedale di eccellenza per un determinato tipo di patologie, magari gravi, ovviamente avrà prestazioni diverse da un ospedale dove ci si ferma solo nel caso di patologie più semplici. Sempre per fare un paio di esempi non verificati, la degenza media più elevata in Regione si ha nelle due aziende ospedaliero-universitarie di Udine e Trieste. Può essere (come anche no) che la tipologia di prestazioni fornite, indistinguibile nel dato aggregato, porti appunto ad una maggiore durata delle degenze (penso per esempio ai trapianti). Similmente, un indicatore di qualità è il numero di ricoveri ripetuti entro il mese; nei ricoveri medici (H10.1.1), il CRO di Aviano ottiene la percentuale più elevata (che dal punto di vista della qualità è peggiore), come è però purtroppo ragionevole per un ospedale oncologico.

Peccato che lo strumento utilizzato per il momento dal Ministero per comunicare i dati sia estremamente primitivo: una serie di file PDF, distante da quel che si poteva fare avendo a disposizione il Web. Per esempio, il sistema sanitario inglese ha un bel meccanismo, molto 2.0, che aiuta anche nella selezione dei centri ove recarsi: HealthDirectory.  Ciononostante, è un passo avanti, anche se non basta la valutazione a migliorare le cose.

Venerdì 23 Aprile 2010 at 3:56 pm | ¶ | riCercare
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