L'imbalsamatrice (M.B.Tolusso)

Con colpevole ritardo scrivo finalmente de L'imbalsamatrice (M.B.Tolusso, Gaffi 2010). Difficile scrivere del libro di un'amica, ma per fortuna è meno difficile se il libro è bello. Imbalsamatrice è il lavoro della protagonista, N., il che consente di leggersi scene di tanatoprassi descritte con la stessa precisione che si trova in Departures (ma con meno humour nero), anche se le tecniche descritte sono diverse. Il romanzo è ambientato in una Trieste abbarbicata ai ricordi del passato, in cui protagonista e comprimari vari vivono sul limite della società che fa la città.

N. è complicata. Ho letto in giro commenti sulla tortuosità della trama: è vero, a volte si fa fatica a seguire il filo, ma è una rappresentazione accurata della tortuosità del personaggio. Non si può dire altro di una bisessuale con grandi amori maschili ma per una ragione o per l'altra casti, e grandi avventure sessuali ma solo al femminile; di una che ha studiato e letto molto ma butta via un pezzo alla volta la sua biblioteca e usa quel che sa al massimo per umiliare una presunta rivale in amore dalle tette più grosse (scena spassosissima, tra l'altro). Di una che si capisce meglio con i morti che coi vivi.

La trama si intreccia attorno ad un mistero che coinvolge il suo grande amore, il professore, ma N. non è la signora in giallo, le manca la razionalità quando bada alle sue cose, soffocata dal grumo di bile che la governa. Tanto che il mistero si risolve esclusivamente perché viene spiegato all'ultima pagina direttamente dal protagonista. Intanto però si trascina dietro un roteare di eventi su piani temporali diversi e personaggi che vanno dall'ex fidanzato verginone convinto strizzato dentro i pantaloni da boyscout, all'amica irrimediabilmente tossica che è forse l'unica persona cui N. tenga incondizionatamente.

La scrittura è come la si può attendere da una poetessa (ma non lirica! "Questo discorso così poco lirico" è un suo verso in non ricordo più quale poesia): è uno strumento affilato e consapevole, parte integrante e irrinunciabile del romanzo (e mentre lo scrivo penso: beh, dovrebbe essere sempre così. Ma non è sempre così, qualche produttore di romanzi semplicemente racconta qualcosa). Sono stati tirati in ballo tutt'altro che a sproposito scrittori anglosassoni come Welsh e Palahniuk per un confronto che permetta di capire, a scatola chiusa, cosa (e anche come) scrive Mary Barbara, in mancanza di riferimenti geograficamente e letterariamente più vicini.

C'è anche un booktrailer, ma non rende giustizia al libro, conviene leggerlo direttamente.

Martedì 04 Maggio 2010 at 08:00 am | | doubleVie, letture

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