Come calcolare il proprio H-index

Visto che tra le chiavi di ricerca frequenti con cui i visitatori capitano qua trovo spesso "calcolare h index", ho deciso di fare un post con qualche informazione pratica. (UPDATE: un altro mio post aggiunge un paio di altri metodi di calcolo pratico).

(altro UPDATE 2012-09-01: ho creato uno strumento Web per calcolare automaticamente i tre parametri ANVUR, informazioni qui.)

Innanzitutto, l'H-index è una misura molto sintetica che cerca di coniugare numerosità ed impatto della produzione scientifica; è stato proposto dal fisico Jorge E.Hirsch nel 2005. Un ricercatore ha h-index pari a N se ha pubblicato almeno N lavori citati almeno N volte ciascuno.

Come si misura? Posto che abbiamo a disposizione la lista degli articoli con, ciascuno, il numero di citazioni ottenute, si dispongono in ordine decrescente per numero di citazioni; N sarà la posizione tale per cui alla posizione N+1 il numero di citazioni è inferiore a N+1.

Un esempio tratto dalle slide che ho usato qui:

Naturalmente la difficoltà più grande è reperire il numero di citazioni per i propri articoli. Le fonti attuali sono tre, che forniscono anche i mezzi per calcolare automaticamente il valore; due sono fonti a pagamento, di solito in forma di abbonamento per la propria istituzione di appartenenza, visti i costi.

La prima in assoluto è stata (ed è) ISIKnowledge, che è anche la fonte degli impact factor delle riviste scientifiche.

Per chi è abbonato a ISI, il metodo più conveniente è crearsi un profilo, privato o pubblico, sul sito collegato ResearcherID. Al profilo è possibile associare i propri articoli reperiti sul database di ISIKnowledge, selezionando a mano gli esiti del reperimento che effettivamente corrispondono a propri lavori (perché possono esserci omonimi, errori, ecc: qua e qua ho riportato in passato le mie esperienze con il calcolo dei miei H-index). Su quei lavori (e non su articoli pubblicati in seguito, che possono essere aggiunti una volta pubblicati) il sito mantiene automaticamente aggiornati alcuni dati bibliometrici tra cui l'H-index.

Per chi è invece abbonato a Scopus, bisogna fare una (o più) ricerche corrispondenti al proprio cognome, restringendo eventualmente i risultati in base alle riviste, agli anni, o all'area ("Refine results"). La lista di articoli risultanti può essere scelta tutta oppure, manualmente, un articolo alla volta (per le stesse ragioni spiegate per ISI). Una volta scelto l'insieme su cui calcolare l'H-index, si può pigiare sul tasto "Citation tracker", che porta ad una pagina di analisi bibliometrica. Prima però conviene salvare la lista pigiando sul tasto "Add to list": in questo modo troveremo, in seguito, la stessa lista già pronta. 

In entrambi i casi può capitare che i propri lavori non siano registrati sotto un unico nome, soprattutto quando il cognome è composto. Per il calcolo dell'h-index non è un problema, perché si possono sempre effettuare più ricerche ed aggiungere i lavori al profilo o alla lista. E' possibile comunque comunicare le discrepanze ai gestori, che in linea di massima riaggregheranno cognomi apparentemente diversi (Scopus in particolare ha una funzione per gestire personalità multiple: My settings/Grouped Authors).

Un metodo alternativo e gratuito, oltre che particolarmente gratificante, è usare Google Scholar, direttamente o tramite software che fa il lavoro per noi (per esempio, il famoso Publish or Perish, ma esistono anche dei plugin per Firefox come Scholar H-index Calculator). Google Scholar è un archivio non strutturato di pubblicazioni scientifiche, perlomeno nelle intenzioni, che tiene conto anche delle citazioni ma in modo del tutto automatico. Il risultato è che mediamente uno si ritrova con più pubblicazioni e più citazioni, anche se a volte sono sparse su più versioni dello stesso articolo (qua per una descrizione dei problemi). Ciononostante, può andare bene per una prima valutazione, purché si tenga conto del fatto che si ottengono valori più alti (per esempio: con il plugin di Firefox ho un h-index tra 17 e 23, a seconda di come scrivo il cognome, contro 11 su ISI e 12 su Scopus). La differenza è anche data dal fatto che buona parte dei proceedings di congressi non sono indicizzati nei database di ISI e Scopus, il che per alcuni settori di ricerca è piuttosto limitante (mentre per altri non è un problema).

Giovedì 15 Luglio 2010 at 1:16 pm | | riCercare

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