Note sui nuovi editori scientifici
Da diverso tempo ricevo, come altri, offerte di partecipazione ad editorial board di riviste scientifiche, tipicamente open access, edite da nuovi gruppi editoriali. Il primo pensiero è sempre quello che porta alle fake conferences, in questo caso nella variante "rivista", e quindi dovrei cestinare direttamente le offerte. A me però rimane sempre un dubbio di fondo: è corretto non contribuire all'ingresso di nuovi editori nel settore dell'editoria scientifica, difendendo solo l'esistente?
Il mondo dell'editoria scientifica è a tutti gli effetti un mercato, dove si riconoscono alcuni grossissimi editori che sono delle vere e proprie multinazionali, che come tali ogni tanto acquisiscono editori più piccoli, assorbono altre riviste, ecc. E' un settore dove praticamente tutto il contenuto intellettuale viene fornito gratuitamente da autori, revisori, direttori, ecc. Le persone che forniscono il contenuto intellettuale gratuitamente sono le stesse che poi pagano per leggere, il che è, in una situazione di mercato, quantomeno anomalo (ma con ovvie ragioni).
La nascita del paradigma open access ha dato uno scossone a questi meccanismi. A seguito delle spinte date da alcuni istituti nazionali di finanziamento della ricerca (per esempio NIH) che richiedono la pubblicazione libera di ricerche finanziate pubblicamente, alcuni editori tradizionali hanno affiancato una modalità di utilizzo open access al livello di granularità del singolo articolo. A fianco degli editori tradizionali sono però nati alcuni nuovi editori specializzati nell'open access, di cui i due forse più noti sono BioMedCentral e PLOS (per quel che interessa a me: e BiomedCentral ormai è stata acquisita da Springer). Dopo un periodo di gavetta, alcune riviste di questi due editori sono diventate prestigiose secondo gli attuali standard approssimativi di valutazione, e quindi i due editori vengono ormai ritenuti importanti.
Bene. Cosa succede se qualcun altro vuole entrare in questo mercato? Come si fa? Intanto, con l'open access è un po' più facile che col modello tradizionale, perché vendere la pubblicazione di un singolo articolo (in un mondo dominato dal publish or perish) è più facile che vendere un abbonamento (perché purtroppo non esiste il read or perish).
Quindi: "creo" delle riviste scientifiche, il che significa principalmente creare un editorial board e scegliere un editor. E poi cerco di collezionare articoli; il resto è tecnologia.
Chi parteciperà all'editorial board di una nuova rivista di un nuovo editore? Chi scriverà mai articoli per una nuova rivista senza impact factor? O c'è modo di partire con delle garanzie, per esempio un gruppo editoriale preesistente (il caso di BiomedCentral) o un gruppo di ricercatori prestigiosi (il caso di PLOS), oppure bisogna partire dal basso e cercare di salire pian pianino. Partire dal basso significa accettare di avere un editorial board che non è costituito dai massimi esperti del settore specifico della rivista, anche se questo non significa necessariamente che il lavoro di selezione da essi svolto non sia buono (in fondo si tratta di peer review: se sono realmente peers, faranno le loro review). Nell'ottica complessiva, non dovrebbe essere un male la presenza di nuove (buone) riviste, non fosse che per un dettaglio: dal lato dell'uovo o della gallina (ma per me più come prodotto che come causa) sono un contributo all'inflazione delle pubblicazioni. Io quindi come ricercatore, dopo un iniziale rifiuto, non mi sento del tutto convinto: forse tra le attività ancillari c'è anche quella di incubatore di nuove riviste, sapendo che all'inizio avranno maglie più larghe, che potranno essere strette col tempo. Del resto sono stato in passato nell'editorial board di JMIR, nata open source ed ora seconda rivista per impact factor nel settore medical informatics (e che non appena ha ottenuto un buon impact factor ha scaricato buona parte dell'editorial board per tenere solo i nomi più prestigiosi) . D'altro canto, il modello publish or perish può portare anche alla proliferazione di editori e riviste che pubblicano tutto il possibile, visto che c'è sempre chi ha bisogno di pubblicare qualcosa.
Lunghissima premessa per poi parlare della realtà più banale. Io ricevevo e ricevo richieste da almeno tre editori non tradizionali: Hindawi, Bentham, SCIRP. Come faccio a distinguere tra proposte ragionevoli ed irragionevoli? Intanto, tutti e tre gli editori in un periodo o nell'altro hanno fatto spam, nel caso di Bentham proponendo a raffica e senza particolari valutazioni la partecipazione ad editorial board o la pubblicazione in rivisteche non hanno niente a che fare con l'attività del candidato. Atteggiamento sicuramente poco serio. Poi un metodo di scelta conservativo è quello di vedere chi già c'è nell'editorial board: da questo esame si può capire se almeno qualcuno è disposto a scommettere sulla rivista. Infine, si possono osservare gli articoli già pubblicati, per vedere di che qualità sono, e tenendo presente che all'inizio è meglio pensare alla qualità formale più che all'importanza dell'articolo stesso.
Anticipo che tempo fa ho detto sì a due proposte.
Hindawi: l'editorial board dell'International Journal of Telemedicine Applications è vasto e non sempre specifico, ma comprende molti studiosi riconosciuti. Gli articoli sono stati centrati sul tema fin dagli inizi. Partecipo regolarmente al processo di selezione, che mi sembra fatto bene.
Bentham: anche se per un certo periodo sono stati grandi spammer, ho detto sì a Open Medical Informatics, ma poi ho avuto dubbi non sulla rivista in sé, quanto sull'editore. Un annetto fa infatti un'altra rivista dello stesso editore era stata coinvolta in un caso imbarazzante ma tipico (NB: è bene leggere anche i commenti): l'accettazione di un articolo generato a caso con SCIgen, il che dimostra l'inesistenza di un vero processo di peer review. Ciò che però mi ha trattenuto dal ritirarmi è che lo stesso identico problema si è verificato anche con una rivista non open access di un grosso editore tradizionale, Elsevier, con editorial board prestigiosa (ne avevo parlato anche qui). Quindi non è il paradigma né la giovinezza dell'editore il problema, ma semmai il poco tempo messo realmente a disposizione da chi accetta di fare il revisore. Riguardo gli articoli, sono ancora molto vari nei contenuti e nella qualità, anche se potrebbero riflettere un'idea di informatica medica più vasta della mia (sconfinando nell'ingegneria biomedica e simili). Da quel che ho capito fino ad ora, gli articoli borderline sono più facilmente accettati che rifiutati (ma non più di quel che succede con un'altra rivista più tradizionale per la quale mi capita di fare da referee ogni tanto). Anche però con più di un'iterazione di controllo da parte dei revisori.
Il caso più recente è SCIRP, della cui produzione forse potrei essere interessato per JBISE. In questo caso ho cercato in giro per capire che editore fosse. Le prime ed illuminanti informazioni le ho trovate sulla rivista più improbabile: gli Annals of Improbable Research, da cui vengono anche i premi IgNobel. Due articoli su SCIRP che mi hanno rimandato ad un caso di plagio (probabilmente per sbaglio) descritto su Nature. Poi ho trovato un thread relativo all'inclusione proprio nell'editorial board di JBISE di un dottorando (inconsapevole), il cui pregio principale era quello di studiare a Stanford, nome che fa sempre comodo in un editorial board. A caso, ho preso dall'editorial board un altro nome potenzialmente importante, ma non sono riuscito a trovarlo tra il personale di Yale. Direi che il caso è chiuso.
cinque commenti
Scusa il ritardo, col fatto che i blog non vanno più finisce che mi perdo i pochi commenti…
Ormai c‘è molta specializzazione, per cui dire “bioingegneria” dice poco. Un modo per trovare le riviste del settore è, per esempio, cercarle su http://www.scimagojr.com/ . Però poi dipende dal tema specifico, quindi si va a titolo o meglio conoscenza delle riviste (perché di solito si pubblica dopo avere letto molto, quindi si sa anche dove pubblicare, scegliendo anche in base alla importanza dell’articolo). La rivista su cui pubblicare di solito si concorda tra gli autori dell’articolo, e chi ne sa di più orienterà la decisione.
Hai mai sentito parlare dell’editore InTECH (che pare sia diventato recentemente Scyio o forse vice-versa)? Pubblica riviste e ebooks OA e periodicamente invita potenziali autori a pubbliare nelle sue pubblicazioni. La fee ad esempio per pubblicare un contributo in un ebook è di 600 euro circa. Probabilmente (da quel che ho potuto leggere in rete, particolare l’intervista al CEO di Scyio Aleksandar Lazinica:
http://www.richardpoynder.co.uk/Sciyo.pd.. ) fa parte della categoria di editori che adotta tecniche di marketing “spamming”. Come faceva Bentham qualche anno fa.
Ho fatto delle ricerche in merito e per la verità per certi aspetti avevo ipotizzato non solo effetto SPAM ma anche SCAM una sorta di strumentalizzazione dell’OA.
Ma adesso non solo del tutto certa della mia ipotesi (anche se come specialista dell’informazione difficilmente mi sbaglio se fiuto qualcosa di poco chiaro) perché o sono davvero molto bravi a far cadere nella rete anche personalità di settore di spicco, oppure mi sono sbagliata io del tutto, o forse potrebbe essere che sta mutando il contesto editoriale e quindi tecniche innovative vengono percepite come “spam/scam” mentre invece sono nuovi modelli editoriali…
ciao antonella
Altro caso LAP Lambert, sebbene non sia definito come OA in quanto non opera come editore OA, ma piuttosto come Vanity press.
Sono andata a vedere su OASPA http://www.oaspa.org/members.php l’organismo che censisce gli OA publishers seri e che aveva radiato Scyo Intech.
Ebbene non c‘è questo LAP Lambert nella lista dei members; è un dato scontato, ma è pur sempre un dato visto che esiste un organismo come questo che ha redatto un codice di condotta http://www.oaspa.org/conduct.html e che ha stabilito criteri di selezione dei suoi membri in base ad un operare etico.
Antonella
Antonella: grazie per il link a OASPA. Ho anche trovato un altro post recente proprio su InTech.
Ho ricevuto proprio in questi giorni la richiesta di pubblicare un capitolo in un libro OA da parte di Intech (3 richieste, per la verità ). Non fa cenno al fee da pagare, ed il fatto che può risultare convincente è che suggeriscono la “ripubblicazione” di un articolo uscito in precedenza. Quindi è facile dire sì, tanto non costa fatica (ho detto no: costa lo stesso un po’ di fatica).
Ho controllato l’editorial board, qualcuno è effettivamente serio (per alcuni settori), qualcun altro è quantomeno giovane e senza particolare esperienza.
Comunque il quesito di fondo per me è proprio come distinguere nuove iniziative con possibilità di sviluppi seri da progetti senza alcun valore in prospettiva. Proprio perché non si può nemmeno staticamente continuare a ritenere che esistano solo due o tre grandi gruppi (ed in fondo anche IEEE cede il marchio con un po’ troppa facilità ).





Ciao non è che potresti consigliarmi qualche rivista scientifica per pubblicare eventualmente articoli nel campo della bioingegneria (dovrebbero e potrebbero andare bene quelle medico scientifiche) e dell’ingegneria industriale in generale? Puoi rispondermi se ti va al mio indirizzo email liberidiscrivere@gmail.com
Grazie
Giulia