Un aggiornamento: calcolo dell'H-index

UPDATE 2012-09-01: ho creato uno strumento Web per calcolare automaticamente i tre parametri ANVUR, informazioni qui.

Riprendo quanto scritto ancora un anno fa su come calcolare il proprio H-index, con qualche possibilità in più.

Le fonti rimangono quasi le stesse: ISIKnowledge, che è anche la fonte degli impact factor delle riviste scientifiche, Scopus di Elsevier, il gratuito Google Scholar, da usare direttamente o con plugin ed applicazioni descritti nel post sopra citato. A queste aggiungo ora Microsoft Academic Research, che integra automaticamente un'interfaccia per il calcolo di alcuni indicatori bibliometrici tra cui l'H-index ed alcune sue varianti.

In aggiunta al metodo descritto nell'altro post, in ISIknowledge si possono generare rapidamente degli indicatori col tasto Create Citation Report, che agisce sull'insieme degli articoli ottenuti con una ricerca. Si cerca quindi per autore, facendo attenzione alle possibili ambiguità di scrittura (io per esempio cerco Della Mea V* OR Dellamea V* e ancora non basterebbe, perché non trovo le abbreviazioni del tipo V.D. Mea), e nella pagina dei risultati si pigia il tasto, che crea un paio di grafici con la distribuzione per anno di pubblicazioni e citazioni, e calcola tra gli altri dati anche l'H-index.

Per Scopus non c'è bisogno di aggiornamenti. Tra i due sistemi permane qualche differenza: io personalmente ho un po' più papers e meno citazioni su ISI, viceversa su Scopus (che peraltro mi assegna un H-index più elevato).

I grafici calcolati da ISI tramite Citation Report, e gli analoghi grafici prodotti da Scopus, tornano anche utili per calcolare rapidamente il numero di pubblicazioni degli ultimi 10 anni secondo quanto suggerito dai criteri ANVUR per l'abilitazione nazionale.

Per l'utilizzo di Google Scholar, oltre a quanto già suggerito, si può usare anche Scholarometer, sotto forma di plugin per Firefox (al momento non il 5) e Chrome da scaricare ed installare. Di nuovo, si può cercare il nome dell'autore (attenzione: aspettare che finisca!), dopo di che viene generata una pagina con la lista degli articoli candidati, e gli indicatori bibliometrici da essi calcolati. Gli articoli possono essere eliminati o collassati. Io sono partito da una lista di 117 e sono sceso sotto i 100, con fatica, e comunque ancora non basta. Gli errori più tipici: qualche articolo non mio ma di altri Della Mea, articoli duplicati, articoli in cui compare un pezzo di titolo e basta (prima riga o seconda riga separatamente); cose di questo genere, non particolarmente intelligenti. In realtà per l'H-index basta fare un po' di attenzione ai primi, anche se gli articoli duplicati potrebbero comportare anche una suddivisione delle citazioni, il che invece può influire sull'H-index. Qualcosa in più rispetto a Google Scholar sembra farlo: l'H-index che ottengo è lo stesso che ottengo con Scopus, mentre con Google Scholar è 5 punti più alto (un po' troppo).

Riguardo Microsoft Academic Research, è una specie di Google Scholar ma con risultati che perlomeno col mio nome sono tutt'altro che soddisfacenti (l'H-index è la metà di quello che ottengo con ISI: so che è irragionevole).  Mi pare che le fonti siano comunque più selezionate.

Sui due metodi gratuiti in realtà ho abbandonato un po' le speranze dopo avere saputo del grande Ike Antkare, che nel 2009 ha pubblicato 100 articoli ed ha* un H-index pari a 94 (qui per un resoconto in italiano; qui per l'articolo originale).

*: ha avuto. Google Scholar nel frattempo è stato "raffinato", ed il povero Ike è stato retrocesso.

Martedì 19 Luglio 2011 at 4:03 pm | | riCercare, vdm | Nessun commento