Sui "Criteri e parametri di valutazione dei candidati e dei commissari dell'abilitazione scientifica nazionale" dell'ANVUR

Sono usciti i "Criteri e parametri di valutazione dei candidati e dei commissari dell'abilitazione scientifica nazionale" dell'ANVUR, dopo che era uscito il parere del CUN su "Criteri, parametri e indicatori per l’abilitazione scientifica nazionale".

A caldo (anzi, a tiepido, visto che nei giorni in cui sono usciti ero occupato a fare altro), mi pare che entrambi i documenti riconoscano il fatto che le varie aree hanno convenzioni di ricerca differenti, per cui non è possibile immaginare soglie comuni a tutti. La differenza sta nel fatto che, nel documento del CUN, ogni area propone un qualche suo valore assoluto (per esempio in termini di numero di pubblicazioni) mentre l'ANVUR fa riferimento alla mediana del settore: “parametri indicatori di qualità della produzione scientifica, normalizzati per l’età accademica - calcolata dalla data della prima pubblicazione – superiori alla mediana dello specifico settore concorsuale e della fascia per cui si chiede l’abilitazione“. Nello specifico, per le aree 1-9 (hard sciences) vengono nominati: numero delle pubblicazioni negli ultimi 10 anni, citazioni totali ed H-index. Il meccanismo della mediana dovrebbe innescare un processo virtuoso in termini di miglioramento dei parametri (e comunque dovrebbe farlo meglio dei valori assoluti fissati a priori).

L'utilizzo della mediana, applicata al settore, permette di evitare confronti impari tra comunità accademiche con convenzioni diverse (es. matematici con medici, differenti per numero di pubblicazioni e citazioni). D'altro canto il problema si ripropone per sottosettori, visto che si sono sempre settori (alla moda o più finanziati) che pubblicano di più ed altri di meno, per cui chi si occupa di determinati argomenti può essere avvantaggiato nei concorsi. Comunque è difficile immaginare una normalizzazione totalmente equa.

Una conseguenza particolare del meccanismo della mediana è che io, per accedere alla procedura di abilitazione a professore associato, devo essere meglio (nei termini di cui sopra) di almeno la metà dei professori associati attuali. Sto semplificando, ma è più o meno così. Ora come ora può avere senso perché, per carenza di concorsi, i ricercatori sono così vecchi da avere carriera confrontabile con quella degli associati, ma mi chiedo se è stata valutata la sostenibilità a lungo termine di questo meccanismo.

Giovedì 07 Luglio 2011 at 4:57 pm | | riCercare

due commenti

Paolo Coppola

Non capisco come si possa mettere gli stessi criteri per i candidati e per i commissari. Perche’ non mettere che i commissari devono essere sopra il 75esimo percentile? Comunque l’idea della mediana e’ buona, solo che per assicurare il miglioramento bisogna trovare un modo per far si’ che anche quelli che hanno vinto il concorso continuino a volersi mantenere alti nella classifica.
Ultima cosa: i parametri sono sacrosanti, ma cosi’, temo, ci si lega ad un meccanismo di divulgazione della conoscenza che risale ad un secolo fa e allo scorso millennio. Nell’epoca del web imponiamo un meccanismo che obbliga tutti gli studiosi a divulgare su rivista, monografia, ecc. ecc. Terribile! :-)

Paolo Coppola, () - 08-07-’11 17:02
Vincenzo

In realtà c‘è una differenza: per l’abilitazione ad associato ed ordinario i commissari sono ordinari, ed i criteri per i commissari quindi valgono nella fascia degli ordinari. Quindi i candidati all’abilitazione da associato verranno valutati da ordinari probabilmente “migliori”. Mentre per l’abilitazione da ordinario in effetti si tratta di revisione tra pari :)
Non sono convinto che parlare di monografia automaticamente implichi la carta. Stiamo vedendo cosa succede con le riviste scientifiche, succederà con il resto (quantomento per le pubblicazioni lineari, più difficile con gli esperimenti più avanzati).

Vincenzo, (URL) - 08-07-’11 20:59
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