Classificare e valutare sono due cose diverse.

In questi giorni ho incrociato due articoli che suggeriscono la stessa "alternativa" alle metodologie proposte dall'ANVUR per la valutazione: Ricercatori, l'italia si ostina a non adottare criteri europei di Fulvio Esposito e Enrico Alleva (sull'Unità di sabato 1/10/2011) e Poveri ricercatori, frustrati dalle mode e da vecchi preconcetti di Giulio Peruzzi (sul Mattino di Padova di venerdì 7/10/2011).

Entrambi espongono delle critiche su cui posso tranquillamente trovarmi d'accordo. In particolare, più passa il tempo e più mi rendo conto che la sezione relativa ai settori umanistici è ancora distante da soluzioni realmente accettabili.

C'è però un suggerimento che secondo me proprio non funziona.

Entrambi citano una bozza di nota della Commissione Europea intitolata Towards a European Framework for Research Careers, che descrive una classificazione dei ricercatori (in senso generale) in 4 livelli: R1 (first stage), R2 (recognised), R3 (established), R4 (leading).

Secodo Esposito ed Alleva, per ogni livello la nota (citando più o meno letteralmente) presenta una griglia di valutazione assolutamente indipendente dall'area disciplinare, composta da requisiti necessari e competenze auspicabili ma non vincolanti, che secondo loro sono rispettivamente associabili a requisiti di ammissione ed alla formazione di graduatorie. L'ANVUR dovrebbe partire da quelle classificazioni per definire i criteri di ammissione in modo "europeo". Giulio Peruzzi riprende la stessa posizione nell'altro articolo.

Io la nota della Commissione Europea l'ho letta. L'obiettivo è fornire una classificazione dei ricercatori (sempre in senso generale) spendibile sul mondo del lavoro: il ricercatore sa come proporsi, il datore di lavoro sa cosa aspettarsi. Nessun cenno a come valutare: classificare è definire, e non  permette di mettere in fila in una graduatoria più persone appartenenti allo stesso livello. Certo, il "datore di lavoro" può essere anche l'università pubblica. Ma che sia una classificazione destinata a ben altro genere di datore (quello che in Italia manca: l'imprenditore che fa ricerca vera) si vede benissimo dalle competenze auspicabili che secondo Esposito ed Alleva dovrebbero servire per formare le graduatorie. Per esempio, due delle competenze auspicabili per il livello R2 sono:

  • Understands the agenda of industry and other related employment sectors
  • Understands the value of their research work in the context of products and services from industry and other related employment sectors

Voglio proprio vedere una commissione di concorso di un settore umanistico usare regole del genere per stilare una graduatoria.

D'altro canto, le competenze necessarie sono decisamente più ovvie:

  • Has demonstrated a systematic understanding of a field of study and mastery of research associated with that field
  • Has demonstrated the ability to conceive, design, implement and adapt a substantial programme of research with integrity
  • Has made a contribution through original research that extends the frontier of knowledge by developing a substantial body of work, innovation or application. This could merit national or international refereed publication or patent.
  • Demonstrates critical analysis, evaluation and synthesis of new and complex ideas
  • Can communicate with their peers - be able to explain the outcome of their research and value thereof to the research community
  • Takes ownership for and manages own career progression, sets realistic and achievable career goals, identifies and develops ways to improve employability.
  • Co-authors papers at workshop and conferences

E sono quelle che già sono più o meno considerate nei concorsi vecchio stampo, dove, nelle valutazioni, si trovano giudizi pertinenti con una valutazione della maturità scientifica, della competenza nel proprio settore, ecc. E che purtroppo però permettono una varietà di interpretazioni, per cui dalla graduatoria finale è a volte difficile risalire a quel "molto buono" invece di "più che egregiamente" che ha fatto la differenza per il vincitore rispetto ad altri candidati.

Alcuni esempi di giudizi ad un concorso, presi a caso usando Google, anonimizzati. Sono tre candidati con i giudizi di due commissari. Chi prendereste?

  • C1
    • La produzione scientifica della candidata non permette di farsi alcuna idea sulla sua capacita’ di ricerca scientifica autonoma.
    • Laureata in XXX con una discreta carriera di studi, presenta titoli che dimostrano interesse per le problematiche della ricerca e della didattica.
  • C2
    • I lavori presentati evidenziano che il candidato è ancora in una fase di inserimento nella ricerca scientifica autonoma.
    • Il profilo complessivo del candidato mostra una produzione discontinua e parziale, che da un lato evidenzia una molteplicità di interessi, mentre da un altro non mette in evidenza capacita' di approfondimento.
  • C3
    • Il candidato presenta molti lavori nel campo XXX. E’ ben inserito nel proprio campo di ricerca.
    • Il profilo scientifico complessivo e' quello di un candidato dalla solida preparazione e indubbie qualità di ricercatore, testimoniate da una produzione scientifica sia in lavori da solo sia in collaborazione con un alto numero di ricercatori a livello internazionale, e da una notevole attività seminariale all'estero. I suoi lavori dimostrano capacita' di affrontare sia questioni XXX generali, sia problemi a cavallo con la XXX.

Venerdì 07 Ottobre 2011 at 11:12 am | | riCercare, vdm

Un commento

Paolo Coppola

Mr. B avrebbe chiesto: “ma la candidata e’ gnocca?” e poi le avrebbe dato un posto da sottosegretaria.

(P.S. se li prendi a caso su google, l’anonimizzazione dura poco…)

Paolo Coppola, - 09-10-’11 11:11

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