Su Un buon posto per morire di Tullio Avoledo

Come mi era già capitato in passato, ho "ritrovato" tra i miei file una mezza recensione a Un buon posto per morire di Tullio Avoledo, immaginata per un settimanale, e lasciata poi lì. L'epoca in cui è stata scritta è specifica, ma il discorso vale ancora (NB: la fotografia sarà esposta in luglio nella mostra del gruppo Flickr Ud& presso la biblioteca civica di Udine, con il titolo "Il senso del romanzo secondo Avoledo").

Un buon posto per morire tutti

“La lotta contro il male non è progredita di un cazzo. L’Amerika ha un presidente negro e probabilmente musulmano, le truppe di Zog la occupano stabilmente, e le lobby giudee di New Pork e Sickago distruggono l’economia. Persino la General Motors è stata comprata dai mangiaspaghetti.”

Trapiantato oltreoceano, potrebbe essere l’estremista ariano-cristiano Anders Breivik a parlare. Magari dopo che qualcuno molto in vista nelle organizzazioni neonaziste gli ha detto che “La razza bianca ha bisogno di te. La razza umana ha bisogno di te. Tu ed io dobbiamo salvare il mondo, Walt”.

Perché il primo a parlare in realtà è Walt, uno dei tanti personaggi di Un buon posto per morire, romanzone a due mani di Tullio Avoledo e Davide Boosta Dileo. Chi lo ingaggia per una lotta con un obiettivo impossibile come salvare il mondo è invece il professore di revisionismo Irwin Davis, evidente calco dal quasi omonimo revisionista in carne ed ossa. 

Stavo leggendo questo libro nei giorni del massacro in Norvegia, l’iniziale errore giornalistico, la successiva, occidentale verità. Breivik, bianco, biondo, europeo, ragiona e pensa come Walt, e spara pure come lui. Non ho potuto non pensare all’effetto che Avoledo mi fa ogni volta: ucronia sì, ma così prossima che sembra solo un piccolo sfasamento temporale/culturale, con una capacità visionaria di anticipare di poco quel che sarà –Avoledo probabilmente  è in grado di vederne le radici nel presente, quando i più ancora non fanno caso. La difesa della razza, seppure con sottili differenze, era già un tema presente ne Lo stato dell’unione, per esempio. La dimensione era interregionale, quella volta, e ispirata da una follia che il Friuli sembra ora avere dimenticato: i Celti, costati una certa quantità di denaro pubblico all’epoca di un governo regionale a guida leghista. Questa volta è la Terra intera in pericolo – la Terra come buon posto per morire, non fosse altro perché è l’unico che abbiamo.

Ho iniziato il libro con un po’ di timore, perché non sapevo cosa l’altra mano (Davide Dileo, di cui non ho mai letto niente) avrebbe portato nella scrittura di uno degli autori italiani che preferisco. Un contributo certo di Avoledo è quello da visionario appena nominato; l’altro riconoscibilissimo è che non si salva nessuno. Non è una lotta di buoni contro cattivi. I buoni ci sarebbero, ma non c’è spazio per loro: devono scegliere, e la scelta è solo tra tipi diversi di male. Tutto questo si innesta in un feuilleton dove compaiono  tutti o quasi i temi classici del complottismo e della creduloneria, da Nostradamus agli alieni passando per gli zombie cannibali, tenuti assieme da un videogame intitolato Festung Antartika.  I due protagonisti principali loro malgrado iniziano a giocarvi dopo che i loro figli vengono uccisi perché vi giocavano, ma loro ancora non lo sanno. Non sanno nemmeno chi stanno aiutando e perché: sono convinti che i cattivi siano gli altri, ma non è esattamente così. Questo determina una sarabanda di avventure nel mondo reale e virtuale, con grande spargimento di sangue, violenza gratuita e non, un filo di umorismo e un finale aperto che fa pensare ad un sequel.

Non è il libro migliore di Avoledo. Sospendere il principio di realtà in questo amalgama di temi già in partenza viziati di loro da scarsa credibilità è praticamente impossibile. Gli stessi autori ne sono consapevoli, tanto da mettere tra i pensieri di Leonardo alla caccia degli (e cacciato dagli) assassini un riferimento spensierato alle avventure di Salgari, volutamente incredibile per uno che ha appena perso il figlio. Per il lettore quello è un invito con strizzata d’occhio: è tutto finto, ma intanto gioca con noi, ti divertirai. Anche se proprio tutto no.

Venerdì 25 Maggio 2012 at 5:36 pm | | letture

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