Padroni a casa nostra (G.M. Villalta, Mondadori 2009) sarebbe un saggio, ma per scriverlo Villalta non si toglie i panni del poeta e narratore. Il sottotitolo -Perché a Nordest siamo tutti antipatici- è poco più che un richiamo pubblicitario, visto che alla fine non si capisce perché proprio noi saremmo antipatici. Diventa invece una scusa (che secondo me abbandona quasi subito) per trattare in un modo ulteriore ciò che compare praticamente in ogni altro suo scritto (dai racconti di Un dolore riconoscente alle poesie di Vedere al buio), seppure in altre forme: la fine della civiltà contadina, le trasformazioni capitate, imposte, lasciate succedere nel territorio come nelle persone. E tra l'altro il suo Nord-Est non è nemmeno il mio: una parte di quel che solo 50 km più a ovest è già successo da un po', qua sta arrivando ora.
Lettura a cavallo tra lavoro e piacere: Le bugie della scienza (F. Di Trocchio, Mondadori 1994). Il libro tratterebbe dei comportamenti dal sotterfugio alla truffa adottati a volte dagli scienziati, con casi più o meno famosi, da Galileo a recenti imbroglioni.
Il libro per me inizia male, con una certa tendenza allo scandalistico; da un certo momento in poi diventa invece interessante perché cerca di spiegare perché succedono queste cose ora (ed ha a che fare con la competizione per i fondi, per semplificare); prova anche a teorizzare su come distinguere tra truffa e teoria falsificabile... con conseguenze appena eretiche ma sensate.
Sono di nuovo in ritardo: leggo più velocemente di quanto scriva. Scrivere de L'anno dei dodici inverni (T.Avoledo, Einaudi 2009) in realtà mi viene difficile, perché non vorrei dire troppo, ed è difficile scriverne senza dire.
E' un libro che più di altri di Avoledo si inserisce in un filone apparentemente tradizionale: più facilmente che in altri qui si riconosce un tòpos della fantascienza, nello specifico il viaggio nel tempo. E' il mezzo per un gioco di scatole cinesi che porta dal passato recente al futuro prossimo in più passaggi avanti e indietro, nella parte finale anche occasione di belle sorprese. Questo romanzo è infatti il meno disperato tra tutti quelli di Avoledo: nonostante il protagonista si cancelli dalla vita della donna della sua vita, tutto finisce bene. Ogni tanto ci vuole, anche nei libri di Avoledo. Il legame con il grande metalibro di Avoledo (perché Avoledo sta costruendo un mondo parallelo, pian pianino) è dato dal luogo: questo romanzo è ambientato nella stessa regione inesistente ma verosimile in cui è ambientato Lo stato dell'Unione. Secondo le sue parole, si tratta di una regione infilata nel confine tra Friuli e Veneto.
E sono riuscito a dire pochissimo...
Dree Venier ha finalmente raccolto i suoi Gnognosaurs (ed. L'Omino Rosso, 2009) in un bel libretto a colori, con una specie di capitolo zero di gnognosaurologia e delle storie complete (bella quella della vendemmia...). Io ne ho prese due copie, una per me, una per il nipotino piccolo che però è ancora troppo piccolo. Infatti se il disegno è abbastanza infantile, le battute sono più orientate a bambini in grado di capirle (compresi i bambini quarantenni). Informazioni qui, sul blog dei gnognosauri.
Sono di nuovo in ritardo, cercherò di recuperare i libri letti alla fine del 2009...
Secondo Roth nell'arco di poco tempo: Everyman (Einaudi 2007). Io Roth lo leggo volentieri ma senza trasporto, anche se mi rendo conto che è più un mio problema che suo (quasi ovviamente).
Ieri sera, alla presentazione de L'anno dei dodici inverni di Avoledo, mi sono ricordato che subito dopo avere letto La ragazza di Vajont (Einaudi 2008) avevo scritto di getto una recensione per il quindicinale su cui ogni tanto mi capita di pubblicarne una, ma non l'avevo mai consegnata. La riporto ora qua, perché la sento di nuovo attuale (NB: gli specifici fatti di cronaca citati risalgono al 2008, ma anch'essi non suonano vecchi). C'è qualche imprecisione perché non sono mai arrivato alla stesura definitiva.
L'Italia di Avoledo in parole povere
La ragazza di Vajont di Tullio Avoledo è ambientato per una volta in un luogo preciso e non solo suggerito (Pordenone e dintorni), ma situato in un futuro, questo sì, solo suggerito. Si possono tuttavia porre dei paletti, anche temporali, che aiutano a identificare meglio di che futuro si tratta.
La trama principale del romanzo infatti si situa sicuramente: dopo l'11 settembre 2001; dopo l'ultima scena del Caimano di Moretti; dopo la progettazione e applicazione di un qualche pacchetto sicurezza, effettuate con scrupoloso cinismo; circa dieci anni dopo l'uscita di un libro di poesie di un altro autore friulano, Pierluigi Cappello, libro che però al momento ancora non esiste.
Il protagonista ha avuto un ruolo importante in una “rivoluzione nera” (da non intendersi come cambio di look di un leader) il cui esito però non è stato esattamente quello immaginato dai suoi propugnatori. L'Italia seguita alla rivoluzione ha fatto un passo indietro non solo morale: è povera quasi come nel secondo dopoguerra, se non fosse per le strutture ereditate da un passato più ricco e destinate comunque alla rovina, in mancanza di capacità di mantenerle (come la Jaguar che il protagonista si ostina a guidare, privilegiato consumatore di benzina grazie alla tessera di partito, in un mondo che si muove prevalentemente in corriera).
Cosa sia successo precisamente non è chiaro: come al solito, Avoledo non propone un libro-mondo dispiegato davanti al lettore, dove tutto va a posto in un disegno di stampo positivista, ma cerca di riprodurre la complessità del mondo reale, dove invece è difficile mettere assieme tutti i pezzi e capire cosa sta succedendo. La nostra esperienza quotidiana è ben più simile all'indeterminatezza degli avvenimenti narrati da Avoledo che al tranquillizzante procedere verso l'inevitabile risoluzione di ogni nodo, come la si trova in altri romanzi esplicitamente intesi a descrivere il presente.
Fatto sta che il protagonista, un tempo importante e pericoloso, ora in disgrazia ma non tanto da essere meno potente o eliminabile, a seguito di un ictus ricorda a fatica il suo contributo alla rivoluzione nera come intellettuale che inizialmente scriveva sull'Olocausto, ma i cui scritti finiscono per essere usati come manuali per una nuova strage a sfondo razziale. Per questo segue una cura, poco efficace, anche se la terapia -obbligatoria- serve per ricordare le cose che si possono ricordare, non necessariamente quelle vere. Recandosi regolarmente in ospedale incontra la ragazza del titolo, con cui inizia una difficile relazione, e che potrebbe essere una vittima della situazione.
Accanto al percorso principale del protagonista, filtra la storia degli anni precedenti nel modo imperfetto prodotto dalla sua memoria martoriata. Sarebbe la parte più interessante, ma non è dato conoscerla fino in fondo, anche se è facile legare questa apparente fantascienza ad eventi sentinella che ci sono più familiari. Si capisce infatti che ad un certo punto un qualche governo gioca la carta della paura del diverso (straniero, nero, sanguemisto, ecc.), con le conseguenze impreviste accennate sopra. La società è un sistema complesso, per il quale può valere la metafora, senz'altro abusata, in uso per descrivere la difficoltà di valutazione del rapporto causa-effetto in quell'altro sistema complesso che è il tempo atmosferico: se una farfalla batte le ali in Brasile, può causare un uragano dall'altra parte del mondo. E così l'instaurazione di leggi e disposizioni che nascono da un'associazione esplicita tra presenza di stranieri e poca sicurezza potrebbe causare eventi abnormi come l'omicidio di un ladro di biscotti, o violenze a coppie omosessuali che passeggiano per le città d'arte, o insensate violenze dei tutori dell'ordine nei confronti di prostitute, barboni, neri. Purtroppo questi esempi non sono presenti esplicitamente nel libro: sono presi dalle cronache recenti, i vuoti di memoria del protagonista li possiamo tranquillamente riempire anche con queste notizie.
Anche quello che potrebbe diventare un quasi lieto fine, grazie all'eroismo dell'amico in carrozzella soprannominato Lo Storpio, è bruciato dalla riproduzione precisa del tipico compromesso cui siamo abituati dalla politica internazionale: per quanto possa essere esecrabile un'azione, se chi la compie è in qualche modo utile, la punizione non è così scontata. Così capita all'Italia di Avoledo, i cui segreti terribili dell'epoca della rivoluzione nera diventano di pubblico dominio, ma ciò non basta alla sua trasformazione in stato-canaglia con conseguente intervento sovranazionale nello stile di quelli effettuati dopo l'11 settembre.
Una ragione in più per comprare questo libro bello e doloroso è la presenza di una chicca: ad un certo punto viene citata, e poi ricorre, una poesia fino ad ora inedita di Pierluigi Cappello (Parole povere), riportata per esteso nelle note finali.
Oggi alle ore 18 in Sala Ajace, Udine, Avoledo presenta il suo nuovo romanzo L'anno dei dodici inverni (Einaudi 2009). Speravo di arrivarci a libro letto, ma ne ho ancora un po'.
Ne approfitterò per saperne di più su almeno uno dei misteri di questo libro. Il precedente La ragazza di Vajont ha il bollino SIAE con scritto Hotel Vajont; alla presentazione ho scoperto, come immaginavo, che il titolo era stato cambiato all'ultimo. Questa volta sul bollino SIAE c'è scritto Viaggio senza musica... e comincio a dubitare che la ragione sia esclusivamente una prolungata indecisione dell'autore o dell'editore. Ci sarebbero altre cosette (dov'è ambientato il romanzo? un lettore abituale di Avoledo è abituato a leggere storie che si svolgono nel metapordenonese, ma qui qualche indizio svia), ma sono neanche a metà, e forse non vale la pena che io le venga a sapere dall'autore quando magari si svelano nel resto.
Ho amato molto certo McEwan, a partire da quel Giardino di cemento che ho dovuto leggere tutto d'un fiato (e di cui ho anche apprezzato la versione cinematografica). Da qualche anno lo leggo sempre volentieri, ma senza l'urgenza che mi danno altri scrittori; così a Chesil Beach (Einaudi 2007) sono arrivato solo ora.
Romanzo breve, come Sabato si svolge in un arco di tempo limitatissimo; in questo caso, poco più di una serata (ad esclusione dell'epilogo, che funge da didascalia al resto). Sarebbe la prima notte di nozze di una coppia inglese che però capita sul limite tra repressione e libertà sessuale. Il tutto attorno ad un attimo in cui il non fare qualcosa si rovescia a valanga sul resto dell'esistenza dei protagonisti. Curiosamente, l'epilogo, nel commentare questo, mi ha ricordato decisamente il libro che avevo letto subito prima, Indignazione di Philip Roth. E in entrambi i libri i protagonisti "non capiscono".

Sono di nuovo indietro con i libri letti (poco tempo), e comincio l'aggiornamento con Indignazione (P.Roth, Einaudi 2009). Come mi capita spesso con Roth, mi sembra quasi di essere di fronte ad un documentario, molto probabilmente per la ricchezza descrittiva. Qui il periodo storico è quello della guerra in Corea, ed il protagonista è un giovane universitario. Lo stile è veemente come il protagonista, che nella sua veemenza non capisce sempre tutto ciò che lo circonda.
E' il primo Vargas che leggo (Un luogo incerto, F.Vargas, Einaudi 2009), e non ne sono stato granché contento; troppo splatter/gotico per i miei gusti, anche se ad un certo punto ho dovuto finirlo perché mi ero incuriosito. Difficile dire di più senza fare anticipazioni. Se qualcuno ha da suggerirmene un altro che sia esemplare, ci riprovo.
Lungo, lungo. Il paio di Lodge letti anni fa mi avevano divertito, ed adesso probabilmente avrei anche apprezzato, ma purtroppo questo Il prof è sordo (D.Lodge, Bompiani 2009) è prolisso oltre il necessario. In principio l'idea è interessante: il prof in pensione sta diventando sordo, quindi ci sono una quantità di equivoci dovuti al fatto che non sente e fa finta di sentire, sente ma capisce male, dimentica le pile dell'apparecchio, ecc; c'è del sesso senile, non c'è quasi più la critica al sistema universitario (riformato) che c'era nei suoi libri precedenti, se non qualche cenno alla quantità spropositata di riunioni. Però ci sono una quantità di dettagli che sembrano solo utili ad allungare il brodo. L'ho iniziato, messo da parte e letti altri due, e poi ripreso perché ero in viaggio e non avevo scelta. Poi non mi sono pentito, ma si poteva sfrondare.
La traduzione italiana del titolo è molto poco coraggiosa. Era difficile tradurre "Deaf sentence", ma "Il prof è sordo" è solo un richiamo alla serie e niente di più.
Dopo tanto tempo ho riletto un Bolaño, Stella Distante (Sellerio 2009). Vicino a I detective selvaggi per stile ed ambientazione, mi è quindi piaciuto anche questo. E' la solita sarabanda di verità e leggenda (con prevalenza della leggenda, sembrerebbe), però qua qualcosa di inquietante in più c'è: il Cile terribile della dittatura. Carlos Wieder, pur in modo limitante, mi ha ricordato i personaggi di un paio di canzoni dei CCCP (Battagliero e Tu menti).
Chi cerca un romanzo con capo e coda, cerchi pure altrove...
Su suggerimento di un'amica ho letto Esco presto la mattina (M.Cacciapuoti, Garzanti 2009). E' la storia di un giovane napoletano molto fortunato in amore, lavoro, arte, ecc. Aiuta la fortuna con scelte e non scelte sul filo del morale. E se la cava sempre.
L'idea è interessante; ho però sofferto appena per una leggera schizofrenia nella scrittura. Nella narrazione più diretta il fraseggio è rapido, essenziale, tendenzialmente breve. A volte però compaiono brani che diventano cronaca e/o sociologia dell'ambiente napoletano, dove il tono è più regolare (quasi banale). Comunque da leggere.
Sono di nuovo indietro con i libri letti; cercherò di recuperare. Parentopoli (N.Luca, Marsilio 2009) nasce dalle inchieste del giornalista Nino Luca (Corriere della Sera) sugli "affari di famiglia" in università. In sostanza, è un lungo elenco di storie brutte e simili (fino alla noia, a dire il vero). Mi sarebbe piaciuto trovare anche un elenco dei nomi: avevo in mente di valutare l'impatto percentuale del fenomeno sul totale, ma contarli tutti a mano è troppo faticoso.
Dimenticavo: c'è anche un blog: parentopoli.splinder.com.
Sempre tra le cose leggere portate in viaggio, c'è anche Zia Mame (P.Dennis, Adelphi 2009). Pubblicato negli Stati Uniti negli anni '60, è costituito da una serie di racconti legati da un filo (sottile), tanto per dargli un'aria da romanzo. Zia Mame è la zia dell'orfano che nel libro si chiama come l'autore, e che lo adotterà esclusivamente in quanto unica parente; il padre benpensante potendo scegliere non lo avrebbe mai affidato ad una tale fuori di testa. Lei è effettivamente fuori di testa e ne combina di tutti i colori. Io a leggerlo mi sono divertito: di nuovo, difficile parlare di capolavoro, però la comicità a volte è molto meno interessante. Scrittura veloce, anche se è lunghetto mi è stato facile arrivare in fondo. Considerata l'età - è un libro degli anni '60 - è anche piuttosto disinibito, anche se Bluino su Anobii trova un vizio di traduzione che nella versione italiana nasconde un cenno all'omosessualità presente nell'originale.
Morti di carta (A.Gimenez Bartlett, Sellerio 2002): è il quarto che leggo della Bartlett, portato dietro in un viaggio in cui volevo leggere leggero, e così è stato. Consueti dialoghi vivaci tra Petra Delicado e Fermìn Garzon, ambiente leggermente VIP con un gionalista rosa, un ministro della Sanità religioso ma... ma taccio, insomma, miscela propizia alla lettura divertente.
Una nota rapida per un libro che non ho ancora letto (perlomeno in questa forma), ma che prenderò appena possibile: L'imbalsamatrice di Mary Barbara Tolusso (Gaffi, 2009). Non solo poesia per Mary Barbara; del resto tra le sue ultime cose ci sono anche delle prose poetiche che forse fanno da ponte. Auguri!
Per me è stato difficile leggere Il contagio (Walter Siti, Mondadori 2008) come fosse un romanzo. Anche se la scrittura è curata, a tratti al limite del poetico, l'impianto complessivo ricorda più da vicino un saggio o un'opera giornalistica. Non è una lettura particolarmente confortante, e devo dire che dopo un po' la casistica mi è parsa un po' ripetitiva - i personaggi sono solo sfaccettature di una situazione che, volendo, dopo non troppe pagine è già chiara. La situazione mi è remota, ma la sensazione che mi ha dato è simile a quella che mi aveva dato L'ubicazione del bene di Giorgio Falco (altra geografia, ma sempre una specie di periferia): una totale assenza di speranza. Quasi esageratamente: fino a darmi l'impressione della maniera.
Mi stavo dimenticando che in agosto ho letto anche Causa di forza maggiore (A.Nothomb, Voland 2009); una ragione ci sarà. Sarà che inizio un po' a stufarmi io, ma forse inizia a inaridire un po' lei; questa volta la storia mi è parsa più scombinata del solito, solo che di solito l'essere scombinata è un pregio delle storie della Nothomb, mentre questa volta mi è parso più un difetto che altro.
Terzo della Bartlett per me, tutti quest'estate (Serpenti nel paradiso, Sellerio 2003): il leggero ogni tanto serve, ed in questo ho ritrovato l'anticlericalismo franco che permea anche Nel silenzio dei chiostri, il primo che ho letto. Qua la scusa è la visita del Papa a Barcellona, per la quale la polizia deve organizzare un servizio d'ordine della Madonna. E non si tratta del mistero principale del giallo: c'è un quartiere bene, tre coppie di amici, en passant anche una faida tra gitani.
Non riesco a leggere questi gialli come se fossero gialli: non mi interessa chi è il colpevole, mi godo solo i personaggi appena tagliati con l'accetta, gli scambi divertenti tra la Delicado e Garzòn, insomma, il contorno della trama.
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