Materiali per il seminario presso l'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale
Di seguito proponiamo qualche suggerimento di lettura e non solo per chi fosse interessato ad approfondire i contenuti presentati nel seminario "Presente e futuro della pubblicazione scientifica" (V.Della Mea, S.Mizzaro, C.Serra) il 5 marzo 2010 presso l'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale.
Il testo di Ziman citato nella mia parte è "La vera scienza", edito in Italia da Dedalo (2002). Si può trovare un sunto breve del pensiero di John Ziman in "Why must scientists become more ethically sensitive than they used to be?" (J.Ziman, Science, 4 December 1998: Vol. 282. no. 5395, pp. 1813 - 1814).
Gli archivi bibliografici citati sono: ISIKnowledge, Scopus, Google Scholar. Gli altri due siti che forniscono un servizio (gratuito) di ranking delle riviste scientifiche sono Eigenfactor e SCImago.
Riguardo l'Impact Factor, i lavori originali di Eugene Garfield si trovano qui, mentre Alessandro Figà Talamanca ne ha scritto (polemicamente) qui. L'articolo originale di J.E.Hirsh "An index to quantify an individual's scientific research output" si trova su ArXiv.
Chi volesse calcolarsi il proprio H-index tramite GoogleScholar (che è gratuito), può ricorrere a Publish or Perish di A.Harzing o ad uno dei servizi online come ScholarIndex. Attenzione che i risultati sono in generale sovrastimati: per una critica all'utilizzo di GoogleScholar come archivio bibliografico si leggano i lavori di P. Jacsó a questo proposito.
Infine, questo è il sito ReaderSourcing, dove si possono trovare anche i due articoli citati da Stefano Mizzaro.
In un articolo recente, The Scientist descrive un particolare tipo di "fake conference", in cui la conferenza proprio non esiste, ma viene usata come meccanismo per raccogliere dati sensibili dei partecipanti. Esistono infatti da anni congressi il cui unico scopo è far pagare le registrazioni ai partecipanti, in cambio dell'assenza di peer review e con pubblicazione "molto informale" degli atti; ma le ultime varianti non fanno nemmeno quello. Solo un elenco di nomi altisonanti (che non sanno niente della cosa), offerte di viaggio ratis in modo da carpire il numero del passaporto, e poco più. Oppure la truffa classica sulle carte di credito.
Lascio qui qualche appunto riguardo un problema sollevato recentemente in una mailing list che frequento: l'obbligo di avere un indirizzo PEC per i professionisti iscritti in albi ed ordini. Obbligo che dovrebbe essere assolto entro qualche giorno...
il Decreto legge del 29 novembre 2008, n. 185 dice: “I professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato comunicano ai rispettivi ordini o collegi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Gli ordini e i collegi pubblicano in un elenco consultabile in via telematica i dati identificativi degli iscritti con il relativo indirizzo di posta elettronica certificata.”
La PEC rende in forma elettronica più o meno ciò che dà la posta raccomandata con ricevuta di ritorno: vengono certificate la spedizione, presa in carico, integrità del messaggio, ed eventuale ricezione del messaggio. Il tutto a partire da e verso una casella "fatta apposta", il che significa che non sono servizi applicabili alle caselle che già usiamo, ma abbiamo bisogno di una casella nuova. E, come è ovvio, non garantisce la lettura dei messaggi: semplicemente, nel migliore dei casi, la consegna al programma di posta elettronica del destinatario, se si connette.
La PEC non è uno standard internazionale, ma solamente italiano, anche se è stato di recente sottoposto a valutazione per farlo diventare standard. Investigando un po' su Internet, salta fuori che nella conversione a legge il legislatore ha oculatamente anche se genericamente previsto un'alternativa: "o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e l'integrità del contenuto delle stesse, garantendo l'interoperabilità con analoghi sistemi internazionali" che rende non obbligatoria la PEC se si usano altre tecnologie standard con analoghe prestazioni. Nella legge non si dice come, ma da anni esiste il modo standard di fare posta sicura (S/MIME), avendo un proprio certificato digitale, a partire da qualsiasi casella di posta. Su questo ho cercato di soffermarmi, anche perché buona parte dei tanti commenti negativi che si trovano sul Web a proposito della PEC si concentrano proprio su questa possibilità (per esempio Michele Nasi, e varie estrapolazioni da commenti di Massimo Penco, presidente di Globaltrust).
In S/MIME manca però la certificazione della ricezione, anche se buona parte dei pareri online non si soffermano su questo tutt'altro che insignificante dettaglio, tranne ciò che si trova nei commenti di Andrea Caccia a questo post, e mi pare strano che sia l'unico.
S/MIME esiste da anni, i programmi di posta elettronica lo implementano, ma serve per 1) firmare digitalmente se abbiamo un certificato digitale, e contestualmente garantire l'integrità del messaggio, nonché certificare la data ed ora di produzione del messaggio stesso e 2) mandare messaggi cifrati se il destinatario ha un suo certificato digitale. Non implementa un meccanismo di certificazione dell'invio e della ricezione, e né potrebbe, perché non possono essere mittente o destinatario a farsene carico, visto che nell'invio e ricezione si attraversa sempre un'infrastruttura di reti e server SMTP/POP di cui mittente e destinatario non sono responsabili.
Quindi la PEC ha i suoi difetti soprattutto perché non è uno standard internazionale, ma mi pare di avere compreso che non esiste ancora uno standard internazionale che assolva quello scopo particolare (candidati: REM, e solo in parte ECPM). S/MIME fa anche altro, visto che con la PEC non spediamo documenti informatici in senso stretto (cioè con firma digitale: se ci interessa, dobbiamo firmarli secondo legge), ma non fa ricevuta di ritorno, per dirla in poche parole.
Per i privati cittadini, INPS e ACI (!) forniscono una casella gratuita; gli ordini e gli albi si stanno attrezzando per i professionisti. Gli altri la devono comprare, e costa poco; poi però bisogna ricordarsi di controllarla, perché diventa uno strumento per l'invio di documenti ufficiali (anche se mi pare che non si preveda niente riguardo la possibilità che uno abbia la casella ma non la controlli, né si prevede niente nel caso la casella si intasi).
Su The Scientist è in corso un dibattito sui meccanismi di finanziamento dell'NIH, che di recente ha introdotto un incentivo per i giovani ricercatori, nella forma di una soglia più bassa per il finanziamento (nel bando R01s). Ci sono almeno tre articoletti che ne discutono:
- il primo è NIH R01s: No Longer the Best Science di Les Costello, un senior (48 anni di ricerca) che si lamenta del fatto che discriminare in base all'età fa sì che la qualità si abbassi.
- il secondo è la risposta ufficiale dell'NIH: NIH Continues to Support the Best Science through R01s (Walter Schaffer e Sally Rockey). I due autori fanno notare che quando Costello ha ricevuto il suo primo grant nel 1963, oltre la metà delle richieste veniva finanziata, e per oltre un terzo erano di giovani ricercatori, mentre nel 2006 le domande finanziate erano circa un quinto, con nemmeno un quarto destinate ai giovani ricercatori. Notano anche peraltro che l'età media al primo grant è salita nel tempo, fino ai 42 anni del 2006; il che significa che si è allungato il periodo di training richiesto prima di ottenere una posizione in un ente di ricerca. Lo scopo della nuova policy a favore dei giovani ricercatori è incentivare la riduzione del tempo di training e garantire il ricambio della leadership scientifica (della loro nazione, ovviamente).
- il terzo è
Give Young Scientists a Break. I don’t know if I could have even started my career in today’s funding environment. (Steven Wiley). Wiley fa notare che i punteggi di priorità non dipendono solo dalla qualità scientifica, ma anche dal fatto che i revisori sono umani, per cui una cattiva organizzazione del testo, errori tipografici o simili possono costare cari anche in presenza di buone idee; ed i giovani ricercatori hanno meno esperienza proprio nella scrittura di domande di finanziamento. Conclude dicendo pure che se l'NIH è costretto a badare alle questioni di avanzamento di carriera dei giovani ricercatori è perché non ci pensano le università, che hanno abdicato alle loro responsabilità.
Bello poter discutere di fondi di ricerca, dove ci sono... qua abbiamo una riforma in principio interessante in alcuni punti, in pratica resa inutile dalla pretesa del costo zero.
Sabato 31 ottobre dalle ore 9 alle 12:30, presso la sala "soffietto" del padiglione di ingresso dell'Ospedale Civile di Udine, Robert Jakob (OMS, Ginevra) terrà un seminario dal titolo "Le classificazioni internazionali dell'OMS". Il seminario si tiene nell'ambito del Master Universitario di II livello in Informatica Medica INMED, ed è aperto al pubblico e gratuito.
These are useful links I'll mention in my talk on ICF and SUMO at the Electronic Tools Committee meeting (12 October 2009), WHO-FIC Network Meeting, Seoul :
Dal 19 ottobre 2009 il ricevimento studenti non si terrà più il lunedì pomeriggio ma il martedì, dalle 12:15 alle 13:30 presso il mio studio al Polo Scientifico (Rizzi), c/ Dipartimento di Informatica (questo perché per un po' il lunedì pomeriggio avrò lezione, a Trieste). E' sempre possibile concordare un appuntamento via telefono (0432-559413, 0432-558461) o via email.
Nel frattempo il ricevimento è sospeso causa mia assenza per convegno.
Ho appena incrociato un articolo molto interessante che descrive uno scenario molto realista sulla procedura tipicamente adottata per distribuire fondi di ricerca (e di conseguenza, ottenerli o no): Lawrence PA (2009) Real Lives and White Lies in the Funding of Scientific Research. PLoS Biol 7(9): e1000197.
L'articolo riguarda sostanzialmente il tempo perso a causa del meccanismo di finanziamento basato sulla presentazione di (lunghi) progetti, lunghi da scrivere e da leggere (da parte dei revisori), il tempo perso addestrando studenti e dottorandi che poi quando non si sa se i prossimi fondi arrivano ovviamente sono costretti a scappare e quindi bisogna ripartire da zero, ecc. Tanta burocrazia che coinvolge direttamente il ricercatore, e che favorisce i gruppi di ricerca grandi che possono permettersi personale aggiuntivo che si occupa solo, appunto, della burocrazia, ed in cui i fallimenti si "nascondono" meglio; con le metriche usuali un gruppo grande appare più produttivo semplicemente perché numericamente finisce per produrre di più, a prescindere dalla qualità.
Con qualche divagazione sui guai causati dall'eccessiva considerazione del numero di paper invece che della loro qualità, ed una serie di commenti inviati all'autore da altri ricercatori. Tra questi ultimi, anche un suggerimento interessante di Ross Cagan per la distribuzione di fondi che diventa effettivamente basata su peer review (a posteriori) invece dell'attuale prejudicial review.
Dopo il calcolo fatto ormai un anno e mezzo fa, mi sono rivisto i miei h-index, complici gli abbonamenti di Ateneo ormai non solo con ISIKnowledge ma anche con Scopus. Quindi:
- secondo ISI: 10 su 39 pubblicazioni nel database, dove compaio con due nomi (Della Mea V e Mea VD, come su PubMed) ;
- secondo Scopus: 12 su 50 pubblicazioni, ma risulto avere almeno sei personalità, quanti sono gli identificatori di autore sotto cui sono registrati i miei articoli, compreso un Della Mea, Vinzenco (c'è da dire che è comunque facile reperirli tutti);
- secondo Google Scholar: 15, ricalcolato ancora a mano, visto che i dati di Google sono molto "sporchi"; non ho intenzione di calcolare i miei dati bibliometrici sulle tesi dei miei studenti o sulle pagine di ringraziamenti ai reviewers pubblicate dalle riviste (che sicuramente non incidono sull'h-index, ma non si sa mai).
Un articolo interessante sul calcolo pratico di questi valori a partire dalle librerie esistenti si trova in Jacso P, Testing the Calculation of a Realistic h-index in Google Scholar, Scopus, and Web of Science for F. W. Lancaster. Library Trends 56.4 (2008): 784-815. Parola chiave: phantom (phantom authors, phantom links, phantom citations, ecc, riferita soprattutto a Google Scholar).
Ricevo un suggerimento di lettura da un collega riguardo un articolo scientifico che effettua una analisi statistica di 39 misure relative all'impatto scientifico degli articoli: Bollen J, Van de Sompel H, Hagberg A, Chute R. A principal component analysis of 39 scientific impact measures. PLoS One. 2009 Jun 29;4(6):e6022.
L'articolo tenta di identificare quali siano le possibili dimensioni del concetto di impatto scientifico, a partire appunto dalle 39 misure (che riguardano citazioni, "uso", reti sociali, ecc). L'esito è che l'impatto dovrebbe dipendere da un nucleo di fattori correlati alla velocità dell'impatto (rapid vs. delayed) ed allo "status" della rivista (popularity vs. prestige, secondo la definizione data in un precedente articolo dagli stessi autori).
In questo scenario l'Impact Factor (e misure simili) non risulta essere particolarmente centrale, anzi: è quasi marginale anche rispetto a misure più semplici da calcolare quali quelle derivate dai log dei server web che distribuiscono articoli, nonostante l'Impact Factor sia al momento la misura di qualità più nota e più prossima ad essere usata nella pratica della valutazione dell'attività scientifica.
Due link interessanti: www.mesur.org/services/ e www.scimagojr.com/ .
My teaching material
Here you can find slides and links for my lectures during the
Training school in the use of Open Source Image Analysis Software in Pathology, which is running now in Ancaster Hall, University Park, University of Nottingham Nottingham, UK (24-26 June 2009).
These are my slides:
first,
second,
third, and
fourth file.
The ImageJ web site is here:
http://rsb.info.nih.gov/ij/ .
Da due fonti diverse e indipendenti mi è arrivata notizia di un altro articolo scientifico finto, sempre generato con
SCIgen, pubblicato da una rivista scientifica:
Questa volta c'è stata più reazione che nel
caso precedente, probabilmente perché è coinvolto un editore Open Access (che, in sintesi, permette gratuitamente la lettura di tutto, ma chiede un contributo agli autori).
In particolare, nei commenti del
blog di The Scientist si può leggere una discussione anche un po' oltre il ragionevole tra sostenitori dell'Open Source (ed in particolare Gunther Eysenbach, pioniere del settore) e i sostenitori del modello editoriale tradizionale affiancato dall'autopubblicazione degli articoli (in particolare John Harnad).
Per me, visto che l'altro caso aveva coinvolto una rivista tradizionale di un editore tradizionale in un settore tradizionale come la matematica, la questione qualità/serietà/etica va oltre il modello di editoria scelto.
Giovedì 18 giugno 2009 si terranno due seminari aperti del master di Informatica Medica INMED:
- ore 9-1230 (DIMI): Claudio Saccavini (Consorzio Arsenàl e IHE Italia): “IHE: Integrating the Healthcare Enterprise”
- ore 14-1730 (DIMI): Eugenio Santoro (Istituto Farmacologico Mario Negri, Milano): "Internet, web 2.0 e sanità: strumenti e applicazioni al servizio del medico e del cittadino"
La sede è l'aula multimediale del Dipartimento di Matematica e Informatica, via delle Scienze 206 - Udine.
Seconda puntata del ciclo di incontri con esperti delle tecnologie
digitali promosso da Friuli Innovazione, in collaborazione con il
Comune di Udine, la Provincia di Udine e il Distretto delle Tecnologie
Digitali. Interverrà Vincenzo Della Mea, Ricercatore del
Dipartimento di Matematica e Informatica dell'Università di Udine e
socio dello spin-off accademico MoBe (ok, sono io, questo è il comunicato ufficiale...).
L'incontro è gratuito e
rivolto a tutta la cittadinanza, studenti, ricercatori, imprenditori e
comunque a tutti coloro che sono interessati ad approfondire le proprie
conoscenze di Internet e delle sue applicazioni.
I presenti potranno
partecipare attivamente alla serata collegandosi con il proprio
notebook alla rete WI-FI di Friuli Innovazione, previa registrazione in
loco.
Non solo web…
Nell’occasione sarà
possibile visitare la mostra “Horis. Arte per ambienti di lavoro”,
dipinti e opere recenti di Toni Zanussi, ospitata al Parco Scientifico
e Tecnologico Luigi Danieli, e incontrare l’artista friulano.
Informazioni e registrazione online qui.
Eventi organizzati dal Parco Scientifico e Tecnologico di Udine su Internet e le sue opportunità. Gli incontri, intitolati “Siete rimasti impigliati nella rete? Serate con gli esperti per capire che in rete …SI FA COSÌ!”, si terranno ogni giovedì sera dal 28 maggio al 18 giugno dalle ore 20 alle ore 22, con il seguente programma (la locandina è qui):
- 28 maggio 2009: Paolo Coppola, Google Apps: comunicare, organizzare, condividere nell’era del web 2.0
- 4 giugno 2009: Vincenzo Della Mea, Social media e blog: i nuovi strumenti di socializzazione e informazione per lo svago e non solo.
- 11 giugno 2009: Alvise Fontana, Google Enterprise: strumenti a sostegno della competitività delle imprese
- 18 giugno 2009: Max Ardigò, Enterprise 2.0: il social software all’interno dell’impresa
Il secondo ciclo di seminari di Informatica Medica aperti al pubblico, organizzati dal master INMED, comprende due recuperi dal ciclo precedente, più un relatore nuovo:
- Sabato 23 maggio ore 9-1230 (OSP): Claudio Eccher (FBK-Center for Scientific and Technological Research, Trento): "Linee guida computerizzate"
- Giovedì 18 giugno 2009, ore 9-1230 (DIMI): Claudio Saccavini (Consorzio Arsenàl e IHE Italia): “IHE: Integrating the Healthcare Enterprise”
- Giovedì 18 giugno 2009, ore 14-1730 (DIMI): Eugenio Santoro (Istituto Farmacologico Mario Negri, Milano): "Internet, web 2.0 e sanità: strumenti e applicazioni al servizio del medico e del cittadino"
Le sedi sono: OSP = aula "soffietto", padiglione d'ingresso dell'Ospedale, IV piano; DMI=aula multimediale dip. Matematica e Informatica, via delle Scienze 206, Udine.
Giornata su "L’impatto degli strumenti informatici sull’errore umano in ambito sanitario": martedì 5 maggio 10-1230, c/o Dip. Matematica e Informatica, Università di Udine; giornata dedicata alla collaborazione transfrontaliera nel settore dell’ E-Health/Domotics (progetto Tri-ICT): 14 maggio 10-17, c/o Parco Scientifico e Tecnologico di Udine “L. Danieli” .
... c'è un
mio intervento che consiste nell'adattamento dell'articolo scientifico di Antonovics J, Abbate JL, Baker CH, Daley D, Hood ME, et al. (2007):
Evolution by Any Other Name: Antibiotic Resistance and Avoidance of the E-Word. PLoS Biology 5(2). Scienza, ma di interesse comune.
Ecco le slides per la presentazione che ho tenuto ieri all'incontro "La ricerca si presenta agli studenti", tenutosi ieri: Pubblicazioni e peer review. E' una presentazione didattica (e breve) per facilitare la comprensione del processo di produzione della letteratura scientifica.
Oggi alle ore 1630, nell'aula A del polo scientifico (Rizzi), si terrà una tavola rotonda intitolata
“La ricerca si presenta agli studenti”.
Aprirà i lavori il rappresentante degli
studenti, Andrea Tellini. Prenderanno quindi la parola il responsabile
del Laboratorio di bioingegneria dell’Università di Udine, Paolo Pascolo, che spiegherà “La ricerca industriale e la ricerca di base”, e il vicepresidente di Confindustria Udine, Matteo Tonon, che illustrerà l’“Importanza della tutela nella ricerca industriale”. Sarà poi la volta del delegato del rettore alla Ricerca e al trasferimento tecnologico, Michele Morgante, che farà il punto su “Finanziamenti pubblici-privati progetti europei e valutazione della ricerca”. Quindi, Vincenzo Della Mea, ricercatore del dipartimento di Matematica e informatica,parlerà di “Pubblicazioni e peer review”, mentre Paola Beraldo, ricercatrice del dipartimento di Scienze Animali, descriverà “Le figure professionali coinvolte nella ricerca universitaria”. Infine, il presidente della sezione udinese dell’associazione di studenti europei Aegee, Rubens Rossi, parlerà di “Finanziamenti e bandi per idee e progetti degli studenti”.
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