Zeviani, Piccolo, Pozzan: quando i giornalisti guardano con un occhio solo

E' di questi giorni la sfilza di articoli su Massimo Zeviani "bocciato" in un concorso universitario a Padova, ma assunto a Cambridge come direttore, evento inserito in contesti che velatamente suggeriscono cattive pratiche durante il concorso. In particolare, nell'articolo di Pierluigi Magnaschi su Italia Oggi (11/5/2012) si dice che, non essendo Zeviani "inserito nelle cordate giuste, non è mai riuscito a vincere una cattedra universitaria, nonostante abbia pubblicato l'esito delle sue ricerche in riviste come Nature e Science sulle cui colonne arrivano soltanto i ricercatori ipermeritevoli di tutto il mondo".

Le cattive pratiche anche ci sono, ma in questo caso farei l'avvocato del diavolo, perché dire che il più bravo è stato bocciato è come dire che gli altri due, Stefano Piccolo e Tullio Pozzan, sono dei delinquenti. Ci sono state delle occasioni in passato in cui la situazione era esattamente di questo tipo, e ce ne saranno sicuramente in futuro, ma in questo caso, dati alla mano, la situazione non è così tagliata col coltello.

Ho dato un'occhiata veloce a PubMed: il luogo dove si trova tutta la bibliografia biomedica, per verificare cosa hanno pubblicato i tre candidati su Nature e Science (senza fare ragionamenti sulle date di pubblicazione, anche perché mancano altri dati essenziali, come le età). Bene, tutti e tre (a meno di omonimie) hanno pubblicato sulle due prestigiose riviste, con pattern leggermente diversi (Zeviani: 3 su Science, 1 su Nature; Piccolo: 1 su Science, 3 su Nature; Pozzan:  3 su Science, 7 su Nature). Se le pubblicazioni di prestigio (con i loro limiti) fossero l'unico criterio, allora Pozzan, all'epoca del concorso già professore associato (e quindi forse con una carriera già più avanzata), sarebbe stato il vincitore ideale. Pozzan per inciso è anche davanti a Zeviani nella classifica dei Top Italian Scientists secondo VIA Academy, basata sull'H-index (con i suoi limiti). In ogni caso si trattava di tre candidati notevoli, dove parlare di bocciatura è solo una scelta giornalistica (ecco proprio il parere di Pozzan su Il Mattino di Padova). Permettersi di tenere tutti i bravissimi è qualcosa che è possibile solo dove le risorse per la ricerca sono ritenute importanti, quindi non in Italia.

E' inutile elencare il comunque eccellente curriculum di Zeviani senza confrontarlo con quello degli altri due candidati (ad esempio, articolo del Corriere), perché dice solo che lui è molto bravo, non che è più bravo degli altri. E mi pare che gli altri due non si siano presentati come candidati a Cambridge, quindi non sappiamo come sarebbe andato il confronto diretto in situazione extraitaliana. Oltretutto, se in Italia i colloqui si facessero con la semplicità con cui si fanno a Cambridge, ci sarebbero ogni giorno articoli sulla poca serietà con cui si assumono i docenti universitari (e non sto dicendo che il metodo di Cambridge è poco serio: sto dicendo che noi italiani riteniamo che nella complicazione sta la serietà, quando si tratta delle nostre cose, salvo poi invidiare chi se la cava senza perdere tempo).

Quel che invece ora dovremmo sapere e ricordarci, è che a Zeviani sono stati assicurati 50 milioni di dollari in 5 anni per la ricerca. Sono certo che quei fondi qua passerebbero per uno spreco*, ed è circa un terzo di quello che il MIUR ha garantito quest'anno a TUTTI gli atenei italiani col suo bando PRIN su progetti triennali. E' una promessa che qua non si potrebbe fare nemmeno su cifre molto più basse, perché nessuno in università è in grado di sapere quante risorse arriveranno l'anno prossimo, né sarebbe possibile prometterle ad uno specifico ricercatore (qua si fa solo su bando, decine di pagine e mesi/persona di lavoro con probabilità di accettazione inferiore al 5%). Se vogliamo i migliori e che lavorino al meglio, quelli sono i costi associati alle loro ricerche. Chi li tira fuori?

*: perché magari il titolo del progetto è incomprensibile ad un politico o ad un giornalista, e quindi viene usato come arma per denunciare usi impropri del denaro pubblico (per esempio, le "opinioni" di Barbareschi o quanto descritto nel terzo capoverso di questo intervento di Amedeo Balbi).

VDM | Venerdì 11 Maggio 2012 at 10:32 am | | riCercare | Nessun commento

Il corso di Tecnologie Web Avanzate

Sta per iniziare il corso di Tecnologie Web Avanzate, che parte per la prima volta quest'anno. Lo tengo io, con l'aiuto di qualche seminario esterno. Si tratta del primo anno, e nella transizione tra due ordinamenti diversi: ci sarà qualche tema in comune col corso che una volta si chiamava LATLS/TW2, e che ora è stato anch'esso aggiornato. Ecco qualche notizia sul corso:

Finalità

Il corso si propone di introdurre gli studenti alle Tecnologie Web destinate all'interoperabilità, alla condivisione di risorse ed alla cooperazione, sia dal punto di vista concettuale che pratico tramite esercitazioni e casi di studio. Il corso consente allo studente di completare la formazione in tema di tecnologie web già iniziata con i corsi di Tecnologie Web e Complementi di Tecnologie Web. Le lezioni frontali teoriche sono complementate da seminari su argomenti specifici, che possono includere anche attività pratiche in laboratorio.

Programma

  1. Service Oriented Architecture
  2. Web Services (Base, Tecniche avanzate: coreografia ed orchestrazione )
  3. (Grid- e ) Cloud Computing (Basi, Cenni su reti peer-to-peer, Esempi di piattaforme per il Cloud Computing e casi di studio)
  4. Tecnologie Web per la cooperazione e condivisione di risorse (MVC, Piattaforme sociali, Casi di studio)

Bibliografia

M.P. Papazoglou. Web Services: Principles and Technology, Pearson Education, 2008.

T.Erl. Service-Oriented Architecture: Concepts, Technology, and Design, Prentice Hall, 2005.

J.Barr. Cloud computing. Apogeo 2010.

A lezione verrà anche segnalato o fornito altro materiale

Modalità d'esame

Orale obbligatorio + seminario + progetto, a seconda dell'ordinamento (6 o 9 crediti) e delle aspettative di voto.

VDM | Lunedì 20 Febbraio 2012 at 1:50 pm | | riCercare, vdm | Nessun commento
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Programmazione Web Lato server a... Spicchi

Ed ora "Programmazione web lato server" si può compare anche a... Spicchi. E' la nuova collana di ebook di Apogeo, divisi in capitoli o gruppi di capitoli che possono quindi essere "montati" assieme a seconda delle esigenze didattiche.

Programmazione web lato server, gli Spicchi:

  1. Pagine web statiche
  2. Siti web dinamici
  3. Il linguaggio di scripting PHP
  4. JSP: Java Server Pages
  5. Java Enterprise Edition: tecniche avanzate
  6. Tecnologie per il Web 2.0

VDM | Lunedì 16 Gennaio 2012 at 12:50 pm | | riCercare, vdm | Un commento
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Il pediatra, il bambino, la rete. Luci e ombre (Palmanova 17 dicembre 2011)

Questi sono i link a pubblicazioni e materiali che ho usato per il mio intervento al convegno "Il pediatra, il bambino, la rete. Luci e ombre" (Palmanova 17 dicembre 2011). Il mio intervento si intitola "Medicina
e rapporti umani/professionali nell'era di Internet e social network"
.

Un po' di bibliografia:

E per finire le mie slides (che saranno online subito dopo il convegno).

VDM | Venerdì 16 Dicembre 2011 at 9:22 pm | | riCercare, vdm | Nessun commento

Seconda edizione aggiornata del libro di programmazione lato server

 E' appena uscita la seconda edizione aggiornata di "Programmazione Web Lato Server" (V.Della Mea, L.Di Gaspero, I.Scagnetto, Apogeo 2011). La seconda edizione è andata esaurita rapidamente, e l'editore ne ha voluto approfittare per eliminare due problemi tipografici, nel contempo aggiornando leggermente i contenuti. Questa edizione in più ha di sostanziale, tra gli esempi anche un'applicazione per Facebook, oltre ad una revisione dei contenuti mirata ad aggiornare eventuali riferimenti a librerie deprecate.

VDM | Lunedì 21 Novembre 2011 at 2:45 pm | | riCercare, vdm | Nessun commento
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Bando per un assegno di ricerca / Research fellowship position available

E' disponibile un posto di assegnista di ricerca sul tema "Formalizzazione ontologica della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF)". Si tratta di un assegno della durata di un anno, rinnovabile almeno per un altro anno (fondi già disponibili). La scadenza per la domanda è il 7 novembre 2011; ulteriori informazioni nell'albo ufficiale (posizione n.5). Il candidato ideale dovrebbe possedere almeno qualche nozione su ontologie e Semantic Web, e lavorerà a contatto con gli esperti della rete dei centri collaboratori dell'OMS per le classificazioni (ed in particolare col centro collaboratore italiano).

I'm looking for applications for a research fellowship on the topic "Ontological formalization of the International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF)". One year contract, extendible for at least another year (with already available funding). Deadline is 7th November. Further info (in Italian) at the university web site, position no.5, and soon also on EURAXESS (in English).  The ideal candidate should know about ontologies and Semantic Web, and he/she will work together with experts of the WHO-FIC network (in particular, with the Italian Collaborating Center).

VDM | Venerdì 21 Ottobre 2011 at 09:43 am | | riCercare, vdm | Nessun commento

UdineBarCamp

Domani sarò all'UdineBarCamp. Non sono cittadino di Udine, ma qualcuno dovrà pur iniziare a pensare a come può interagire una pubblica amministrazione con i suoi utenti.

UdineBarCamp: Una giornata di lavoro per fare brainstorming insieme e per iniziare a seminare ciò che sarà il futuro web del Comune di Udine

Dove: Udine, Via Savorgnana, sede di Friuli Future Forum

 

Quando: 14 ottobre 2011, 930-17

Cosa: Web e Pubblica Amministrazione. Per iniziare a seminare ciò che sarà il futuro web del Comune di Udine.

VDM | Giovedì 13 Ottobre 2011 at 08:01 am | | riCercare, succede, vdm | Nessun commento
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Classificare e valutare sono due cose diverse.

In questi giorni ho incrociato due articoli che suggeriscono la stessa "alternativa" alle metodologie proposte dall'ANVUR per la valutazione: Ricercatori, l'italia si ostina a non adottare criteri europei di Fulvio Esposito e Enrico Alleva (sull'Unità di sabato 1/10/2011) e Poveri ricercatori, frustrati dalle mode e da vecchi preconcetti di Giulio Peruzzi (sul Mattino di Padova di venerdì 7/10/2011).

Entrambi espongono delle critiche su cui posso tranquillamente trovarmi d'accordo. In particolare, più passa il tempo e più mi rendo conto che la sezione relativa ai settori umanistici è ancora distante da soluzioni realmente accettabili.

C'è però un suggerimento che secondo me proprio non funziona.

Entrambi citano una bozza di nota della Commissione Europea intitolata Towards a European Framework for Research Careers, che descrive una classificazione dei ricercatori (in senso generale) in 4 livelli: R1 (first stage), R2 (recognised), R3 (established), R4 (leading).

Secodo Esposito ed Alleva, per ogni livello la nota (citando più o meno letteralmente) presenta una griglia di valutazione assolutamente indipendente dall'area disciplinare, composta da requisiti necessari e competenze auspicabili ma non vincolanti, che secondo loro sono rispettivamente associabili a requisiti di ammissione ed alla formazione di graduatorie. L'ANVUR dovrebbe partire da quelle classificazioni per definire i criteri di ammissione in modo "europeo". Giulio Peruzzi riprende la stessa posizione nell'altro articolo.

Io la nota della Commissione Europea l'ho letta. L'obiettivo è fornire una classificazione dei ricercatori (sempre in senso generale) spendibile sul mondo del lavoro: il ricercatore sa come proporsi, il datore di lavoro sa cosa aspettarsi. Nessun cenno a come valutare: classificare è definire, e non  permette di mettere in fila in una graduatoria più persone appartenenti allo stesso livello. Certo, il "datore di lavoro" può essere anche l'università pubblica. Ma che sia una classificazione destinata a ben altro genere di datore (quello che in Italia manca: l'imprenditore che fa ricerca vera) si vede benissimo dalle competenze auspicabili che secondo Esposito ed Alleva dovrebbero servire per formare le graduatorie. Per esempio, due delle competenze auspicabili per il livello R2 sono:

  • Understands the agenda of industry and other related employment sectors
  • Understands the value of their research work in the context of products and services from industry and other related employment sectors

Voglio proprio vedere una commissione di concorso di un settore umanistico usare regole del genere per stilare una graduatoria.

D'altro canto, le competenze necessarie sono decisamente più ovvie:

  • Has demonstrated a systematic understanding of a field of study and mastery of research associated with that field
  • Has demonstrated the ability to conceive, design, implement and adapt a substantial programme of research with integrity
  • Has made a contribution through original research that extends the frontier of knowledge by developing a substantial body of work, innovation or application. This could merit national or international refereed publication or patent.
  • Demonstrates critical analysis, evaluation and synthesis of new and complex ideas
  • Can communicate with their peers - be able to explain the outcome of their research and value thereof to the research community
  • Takes ownership for and manages own career progression, sets realistic and achievable career goals, identifies and develops ways to improve employability.
  • Co-authors papers at workshop and conferences

E sono quelle che già sono più o meno considerate nei concorsi vecchio stampo, dove, nelle valutazioni, si trovano giudizi pertinenti con una valutazione della maturità scientifica, della competenza nel proprio settore, ecc. E che purtroppo però permettono una varietà di interpretazioni, per cui dalla graduatoria finale è a volte difficile risalire a quel "molto buono" invece di "più che egregiamente" che ha fatto la differenza per il vincitore rispetto ad altri candidati.

Alcuni esempi di giudizi ad un concorso, presi a caso usando Google, anonimizzati. Sono tre candidati con i giudizi di due commissari. Chi prendereste?

  • C1
    • La produzione scientifica della candidata non permette di farsi alcuna idea sulla sua capacita’ di ricerca scientifica autonoma.
    • Laureata in XXX con una discreta carriera di studi, presenta titoli che dimostrano interesse per le problematiche della ricerca e della didattica.
  • C2
    • I lavori presentati evidenziano che il candidato è ancora in una fase di inserimento nella ricerca scientifica autonoma.
    • Il profilo complessivo del candidato mostra una produzione discontinua e parziale, che da un lato evidenzia una molteplicità di interessi, mentre da un altro non mette in evidenza capacita' di approfondimento.
  • C3
    • Il candidato presenta molti lavori nel campo XXX. E’ ben inserito nel proprio campo di ricerca.
    • Il profilo scientifico complessivo e' quello di un candidato dalla solida preparazione e indubbie qualità di ricercatore, testimoniate da una produzione scientifica sia in lavori da solo sia in collaborazione con un alto numero di ricercatori a livello internazionale, e da una notevole attività seminariale all'estero. I suoi lavori dimostrano capacita' di affrontare sia questioni XXX generali, sia problemi a cavallo con la XXX.

VDM | Venerdì 07 Ottobre 2011 at 11:12 am | | riCercare, vdm | Un commento

Ricevimento di oggi sospeso e lezione spostata

Questo pomeriggio (lunedì 3 ottobre 2011) non faccio ricevimento studenti perché ho lezione (spostata all'improvviso, colpa mia).

Invece il mio seminario PHP nel corso di Complementi di Tecnologie Web (ex TW2) sarà domani in seconda fascia invece di mercoledì.

VDM | Lunedì 03 Ottobre 2011 at 10:14 am | | riCercare, vdm | Nessun commento
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La matematica degli studenti di Medicina

Ho incrociato un interessante articolo su NoiseFromAmerika: Le attitudini degli studenti italiani per la matematica e la fisica, dove l'autore ha verificato che percentuale degli studenti che si sono presentati all'ultimo test di ammissione a Medicina consegue un voto sufficiente, cioé >=6,6 (o anche solo decente, >= 5) sui soli quesiti di matematica e fisica (che sono 11).

Il risultato in effetti è sconfortante: nelle quattro sedi analizzate si va dallo 0,55% (Napoli Federico II) al 2,25% di Milano. L'autore usa questo dato per avere un'indicazione sulla formazione scientifica degli studenti, che in teoria dovrebbero essere già abbastanza selezionati. Anche usando come soglia il voto pari a 5, si va dal 2,36% al 7,18%. Dall'altro lato, un numero di studenti tra il 24% ed il 40% riesce a prendere meno di zero (ricordo che una risposta giusta vale 1, una sbagliata -0,25, una non data 0).

Ho replicato l'analisi su sul test di ammissione Udine-Trieste, quest'anno fatto assieme. I sufficienti sono l'1,52% , i "decenti" l'8,77%, i meno di zero il 18%. La media del voto è 1,66. Che pensare? Secondo l'autore dell'articolo, 9 degli 11 quesiti erano risolubili con normali conoscenze dalle elementari alle superiori.

EDIT: ho fatto i conti anche con solo i 242 che hanno superato il test (96 per Udine, 121 per Trieste, 25 per Odontoiatria): sufficienti 7,85%, decenti 32,64%, meno di zero 13,22%, media 3,77. Una popolazione per fortuna un po' diversa, anche se lo stesso un po' preoccupante.

VDM | Mercoledì 28 Settembre 2011 at 12:28 pm | | riCercare, vdm | Nessun commento

La risposta dell'ANVUR ai commenti sui criteri di valutazione

In un modo che è sostanzialmente apprezzabile e simile a quanto è successo in Inghilterra per il RAE, l'ANVUR ha effettivamente raccolto pareri sulla sua prima bozza dei criteri di valutazione (di cui avevo parlato qui), ed ha pubblicato un documento di risposta circostanziato. Il documento contiene anche delle proposte di modifica per rispondere ad alcune delle critiche.

Una modifica ragionevole che va nella direzione di riconoscere che ci possono essere diverse strategie di pubblicazione è quella che riguarda i tre indicatori bibliometrici: nella versione precedente il numero di pubblicazioni superiore alla mediana del settore era dominante sugli altri due, mentre ora si propone semplicemente di avere valori superiori in almeno due (qualsiasi) degli indicatori. In questo modo chi pubblica poco ma bene può non avere molti articoli, ma saranno ben citati e daranno luogo ad un buon h-index.

Si sfiorano poi gli usuali problemi relativi all'authorship sia in generale che con le specificità del settore biomedico: conteggio frazionale, valore del primo ed ultimo autore, ecc. Non si propongono soluzioni stabili se non l'osservazione dei pattern di pubblicazione nei singoli SSD per evitare che quelli con caratteristiche sostanzialmente diverse dal resto dell'area siano avvantaggiati o svantaggiati. Nel caso del primo/ultimo autore (in Medicina: autore principale e coordinatore, con autori interni a scalare in importanza) sono d'accordo che è complesso tenerne conto. Le riviste più rigorose in realtà hanno risolto il problema di stabilire il contributo dei singoli autori richiedendo una dichiarazione, in calce all'articolo, che descrive i contributi di ogni firmatario al lavoro complessivo. Situazione questa ancora meno computabile, ma che potrebbe servire alla commissione per valutare nella sostanza gli articoli presentati.

Più delicata la situazione di comunità scientifiche sociologicamente differenziate che convivono nello stesso SSD (dando luogo a distribuzioni multimodali): l'ANVUR prevede che possa essere attivata una procedura di riconoscimento, volta a calcolare le mediane sulle singole popolazioni. Si porrà comunque il problema di comunità tanto specializzate da essere statisticamente poco rilevanti. Quelle comunità potrebbero essere vasi di coccio che si occupano di ricerca apparentemente marginale, ma con la ricerca non si sa mai: spingere alla conversione verso temi più alla moda (perché questo succederebbe) potrebbe costare caro nel lungo termine.

Riguardo i database bibliografici, c'è apertura verso proposte ulteriori in aggiunta ai due soliti ISI e Scopus, il che potrebbe servire per aree scientifiche mal servite dai due grandi. Per l'occasione ho ripreso in mano il software Publish or Perish, che utilizza Google Scholar, e pare che abbia implementato qualche algoritmo un po' più taffinato per selezionare gli articoli. Col mio "delicato" cognome infatti avevo valori piuttosto sballati, ora il mio H-index risulterebbe un più ragionevole 13, compreso tra l'11 di ISI ed il 14 di Scopus (a proposito: io come dovrei presentarmi? Scelgo io? Sceglie la commissione? In modo uniforme oppure caso per caso?).

Riguardo la qualità delle riviste incluse nei due principali database, per fortuna c'è anche Scopus, perché in passato sono stati più volte sollevati dubbi sui criteri di inclusione (non trasparenti) usati da ISI. Anni fa il database era molto orientato verso pubblicazioni statunitensi (es. Seglen PO), che oltretutto ospitano autori statunitensi che si citano (preferibilmente) tra di loro. Ora con Scopus c'è una corsa a chi fa meglio, tanto di guadagnato per tutti.

Non ho competenza per discutere i punti relativi alle aree umanistiche, anche se sono certo che le osservazioni nel punto 3.9 (alcune condivisibili) susciteranno un po' di fastidio. Tuttavia non sono convintissimo  della distinzione a priori tra nazionale ed internazionale, anche perché "internazionale" pare significare "in inglese", che è una scelta in qualche modo criticabile. Sarebbe preferibile che la distinzione tra "buono" e "meno buono" fosse fatta anch'essa in base a qualche criterio oggettivo (idealmente l'equivalente di impact factor o meglio: eigenfactor o SJR?).

VDM | Mercoledì 07 Settembre 2011 at 12:26 pm | | riCercare, vdm | Nessun commento

Blog scientifici

Piccola lista di blog a sfondo scientifico e di ricerca che mi capita di consultare di quando in quando (e che continuerò a modificare quando necessario):

In inglese:

VDM | Lunedì 25 Luglio 2011 at 1:28 pm | | riCercare | Nessun commento
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Correlazione tra le classifiche degli atenei del Sole24ore e Repubblica

Ho provato a plottare e calcolare la correlazione tra le classifiche degli atenei italiani (pubblici) stilate da Il Sole 24 Ore e Repubblica.

Correlazione secondo Kendall: 0,37; secondo Spearman: 0,51; e per non farci mancare niente, secondo Pearson 0,57. Non si può dire che siano identiche...

C'è una sola certezza: quel puntino in basso a sinistra.

VDM | Mercoledì 20 Luglio 2011 at 2:04 pm | | riCercare | Nessun commento

Un aggiornamento: calcolo dell'H-index

Riprendo quanto scritto ancora un anno fa su come calcolare il proprio H-index, con qualche possibilità in più.

Le fonti rimangono quasi le stesse: ISIKnowledge, che è anche la fonte degli impact factor delle riviste scientifiche, Scopus di Elsevier, il gratuito Google Scholar, da usare direttamente o con plugin ed applicazioni descritti nel post sopra citato. A queste aggiungo ora Microsoft Academic Research, che integra automaticamente un'interfaccia per il calcolo di alcuni indicatori bibliometrici tra cui l'H-index ed alcune sue varianti.

In aggiunta al metodo descritto nell'altro post, in ISIknowledge si possono generare rapidamente degli indicatori col tasto Create Citation Report, che agisce sull'insieme degli articoli ottenuti con una ricerca. Si cerca quindi per autore, facendo attenzione alle possibili ambiguità di scrittura (io per esempio cerco Della Mea V* OR Dellamea V* e ancora non basterebbe, perché non trovo le abbreviazioni del tipo V.D. Mea), e nella pagina dei risultati si pigia il tasto, che crea un paio di grafici con la distribuzione per anno di pubblicazioni e citazioni, e calcola tra gli altri dati anche l'H-index.

Per Scopus non c'è bisogno di aggiornamenti. Tra i due sistemi permane qualche differenza: io personalmente ho un po' più papers e meno citazioni su ISI, viceversa su Scopus (che peraltro mi assegna un H-index più elevato).

I grafici calcolati da ISI tramite Citation Report, e gli analoghi grafici prodotti da Scopus, tornano anche utili per calcolare rapidamente il numero di pubblicazioni degli ultimi 10 anni secondo quanto suggerito dai criteri ANVUR per l'abilitazione nazionale.

Per l'utilizzo di Google Scholar, oltre a quanto già suggerito, si può usare anche Scholarometer, sotto forma di plugin per Firefox (al momento non il 5) e Chrome da scaricare ed installare. Di nuovo, si può cercare il nome dell'autore (attenzione: aspettare che finisca!), dopo di che viene generata una pagina con la lista degli articoli candidati, e gli indicatori bibliometrici da essi calcolati. Gli articoli possono essere eliminati o collassati. Io sono partito da una lista di 117 e sono sceso sotto i 100, con fatica, e comunque ancora non basta. Gli errori più tipici: qualche articolo non mio ma di altri Della Mea, articoli duplicati, articoli in cui compare un pezzo di titolo e basta (prima riga o seconda riga separatamente); cose di questo genere, non particolarmente intelligenti. In realtà per l'H-index basta fare un po' di attenzione ai primi, anche se gli articoli duplicati potrebbero comportare anche una suddivisione delle citazioni, il che invece può influire sull'H-index. Qualcosa in più rispetto a Google Scholar sembra farlo: l'H-index che ottengo è lo stesso che ottengo con Scopus, mentre con Google Scholar è 5 punti più alto (un po' troppo).

Riguardo Microsoft Academic Research, è una specie di Google Scholar ma con risultati che perlomeno col mio nome sono tutt'altro che soddisfacenti (l'H-index è la metà di quello che ottengo con ISI: so che è irragionevole).  Mi pare che le fonti siano comunque più selezionate.

Sui due metodi gratuiti in realtà ho abbandonato un po' le speranze dopo avere saputo del grande Ike Antkare, che nel 2009 ha pubblicato 100 articoli ed ha* un H-index pari a 94 (qui per un resoconto in italiano; qui per l'articolo originale).

*: ha avuto. Google Scholar nel frattempo è stato "raffinato", ed il povero Ike è stato retrocesso.

VDM | Martedì 19 Luglio 2011 at 4:03 pm | | riCercare, vdm | Nessun commento

Atenei pubblici e privati nella classifica del Sole 24 Ore

Oggi sul Sole 24Ore ci sono le usuali classifiche degli atenei italiani in base ad una serie di indicatori riassunti in una classifica che vede molto bene Udine, 4° assieme a Ferrara dopo i due politecnici di Torino e Milano e l'università di Trento (sul quotidiano cartaceo o qua per le classifiche complete).

A parte c'è anche una classifica per gli atenei non statali. A fondere assieme le due classifiche, la privata Università Vita-Salute San Raffaele risulterebbe di pochissimo superiore al Politecnico di Torino. Maggiore efficienza dei privati? La Vita-Salute fa parte di un gruppo (che di fatto vive di convenzioni pubbliche) in cui si è scoperto da poco un buco di circa un miliardo di euro.  Sicuramente non tutti spesi per l'università, sia chiaro, ma ci vuol poco a fare bella figura, con certe cifre.

VDM | Lunedì 18 Luglio 2011 at 1:06 pm | | riCercare | Nessun commento
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Sui "Criteri e parametri di valutazione dei candidati e dei commissari dell'abilitazione scientifica nazionale" dell'ANVUR

Sono usciti i "Criteri e parametri di valutazione dei candidati e dei commissari dell'abilitazione scientifica nazionale" dell'ANVUR, dopo che era uscito il parere del CUN su "Criteri, parametri e indicatori per l’abilitazione scientifica nazionale".

A caldo (anzi, a tiepido, visto che nei giorni in cui sono usciti ero occupato a fare altro), mi pare che entrambi i documenti riconoscano il fatto che le varie aree hanno convenzioni di ricerca differenti, per cui non è possibile immaginare soglie comuni a tutti. La differenza sta nel fatto che, nel documento del CUN, ogni area propone un qualche suo valore assoluto (per esempio in termini di numero di pubblicazioni) mentre l'ANVUR fa riferimento alla mediana del settore: “parametri indicatori di qualità della produzione scientifica, normalizzati per l’età accademica - calcolata dalla data della prima pubblicazione – superiori alla mediana dello specifico settore concorsuale e della fascia per cui si chiede l’abilitazione“. Nello specifico, per le aree 1-9 (hard sciences) vengono nominati: numero delle pubblicazioni negli ultimi 10 anni, citazioni totali ed H-index. Il meccanismo della mediana dovrebbe innescare un processo virtuoso in termini di miglioramento dei parametri (e comunque dovrebbe farlo meglio dei valori assoluti fissati a priori).

L'utilizzo della mediana, applicata al settore, permette di evitare confronti impari tra comunità accademiche con convenzioni diverse (es. matematici con medici, differenti per numero di pubblicazioni e citazioni). D'altro canto il problema si ripropone per sottosettori, visto che si sono sempre settori (alla moda o più finanziati) che pubblicano di più ed altri di meno, per cui chi si occupa di determinati argomenti può essere avvantaggiato nei concorsi. Comunque è difficile immaginare una normalizzazione totalmente equa.

Una conseguenza particolare del meccanismo della mediana è che io, per accedere alla procedura di abilitazione a professore associato, devo essere meglio (nei termini di cui sopra) di almeno la metà dei professori associati attuali. Sto semplificando, ma è più o meno così. Ora come ora può avere senso perché, per carenza di concorsi, i ricercatori sono così vecchi da avere carriera confrontabile con quella degli associati, ma mi chiedo se è stata valutata la sostenibilità a lungo termine di questo meccanismo.

VDM | Giovedì 07 Luglio 2011 at 4:57 pm | | riCercare | Due commenti

A Udine: 3rd Nottingham Image Analysis Training School

It is our great pleasure to announce the program and invite you to the 3rd Nottingham Image Analysis Training School (NITS) to be held at the University of Udine in Italy in June 2011. The NITS event is being organized by the EU COST Action IC0604 "European Telepathology Network", with support from the University of Udine and of The University of Nottingham (United Kingdom). A world class faculty will be present to provide training in the use of image analysis in Pathology and there will opportunities to develop collaborative links in an informal and relaxed setting.

Further info: http://www.eslide.net/nits2011/.

VDM | Lunedì 23 Maggio 2011 at 11:35 am | | riCercare, succede, vdm | Nessun commento

Informatica medica: lezione rimandata

Causa riunione imprevista, mercoledì 13 aprile sospendo la lezione di informatica medica. Giovedì comunque ci sono

VDM | Lunedì 11 Aprile 2011 at 09:32 am | | riCercare, vdm | Nessun commento

Nuovo orario per Informatica Medica (e sospensione temporanea ricevimento)

Come concordato a lezione, il nuovo orario del corso di Informatica Medica per la laurea magistrale in Informatica e per Comunicazione Multimediale è:
- mercoledì V fascia, aula 48;
- giovedì I fascia, aula 49.

Colgo l'occasione per comunicare che a causa di vari impegni il ricevimento del lunedì pomeriggio ai Rizzi è temporaneamente sospeso. Rimane valido sia quello mattutino nel mio ufficio a Medicina, sia qualsiasi altro orario su appuntamento.

VDM | Lunedì 07 Marzo 2011 at 12:42 pm | | riCercare, vdm | Nessun commento

Note sui nuovi editori scientifici

Da diverso tempo ricevo, come altri, offerte di partecipazione ad editorial board di riviste scientifiche, tipicamente open access, edite da nuovi gruppi editoriali. Il primo pensiero è sempre quello che porta alle fake conferences, in questo caso nella variante "rivista", e quindi dovrei cestinare direttamente le offerte. A me però rimane sempre un dubbio di fondo: è corretto non contribuire all'ingresso di nuovi editori nel settore dell'editoria scientifica, difendendo solo l'esistente?

Il mondo dell'editoria scientifica è a tutti gli effetti un mercato, dove si riconoscono alcuni grossissimi editori che sono delle vere e proprie multinazionali, che come tali ogni tanto acquisiscono editori più piccoli, assorbono altre riviste, ecc. E' un settore dove praticamente tutto il contenuto intellettuale viene fornito gratuitamente da autori, revisori, direttori, ecc. Le persone che forniscono il contenuto intellettuale gratuitamente sono le stesse che poi pagano per leggere, il che è, in una situazione di mercato, quantomeno anomalo (ma con ovvie ragioni).

La nascita del paradigma open access ha dato uno scossone a questi meccanismi. A seguito delle spinte date da alcuni istituti nazionali di finanziamento della ricerca (per esempio NIH) che richiedono la pubblicazione libera di ricerche finanziate pubblicamente, alcuni editori tradizionali hanno affiancato una modalità di utilizzo open access al livello di granularità del singolo articolo. A fianco degli editori tradizionali sono però nati alcuni nuovi editori specializzati nell'open access, di cui i due forse più noti sono BioMedCentral e PLOS (per quel che interessa a me: e BiomedCentral ormai è stata acquisita da Springer). Dopo un periodo di gavetta, alcune riviste di questi due editori sono diventate prestigiose secondo gli attuali standard approssimativi di valutazione, e quindi i due editori vengono ormai ritenuti importanti.

Bene. Cosa succede se qualcun altro vuole entrare in questo mercato? Come si fa? Intanto, con l'open access è un po' più facile che col modello tradizionale, perché vendere la pubblicazione di un singolo articolo (in un mondo dominato dal publish or perish) è più facile che vendere un abbonamento (perché purtroppo non esiste il read or perish).

Quindi: "creo" delle riviste scientifiche, il che significa principalmente creare un editorial board e scegliere un editor. E poi cerco di collezionare articoli; il resto è tecnologia.

Chi parteciperà all'editorial board di una nuova rivista di un nuovo editore? Chi scriverà mai articoli per una nuova rivista senza impact factor? O c'è modo di partire con delle garanzie, per esempio un gruppo editoriale preesistente (il caso di BiomedCentral) o un gruppo di ricercatori prestigiosi (il caso di PLOS), oppure bisogna partire dal basso e cercare di salire pian pianino. Partire dal basso significa accettare di avere un editorial board che non è costituito dai massimi esperti del settore specifico della rivista, anche se questo non significa necessariamente che il lavoro di selezione da essi svolto non sia buono (in fondo si tratta di peer review: se sono realmente peers, faranno le loro review). Nell'ottica complessiva, non dovrebbe essere un male la presenza di nuove (buone) riviste, non fosse che per un dettaglio: dal lato dell'uovo o della gallina (ma per me più come prodotto che come causa) sono un contributo all'inflazione delle pubblicazioni. Io quindi come ricercatore, dopo un iniziale rifiuto, non mi sento del tutto convinto: forse tra le attività ancillari c'è anche quella di incubatore di nuove riviste, sapendo che all'inizio avranno maglie più larghe, che potranno essere strette col tempo. Del resto sono stato in passato nell'editorial board di JMIR, nata open source ed ora seconda rivista per impact factor nel settore medical informatics (e che non appena ha ottenuto un buon impact factor ha scaricato buona parte dell'editorial board per tenere solo i nomi più prestigiosi) . D'altro canto, il modello publish or perish può portare anche alla proliferazione di editori e riviste che pubblicano tutto il possibile, visto che c'è sempre chi ha bisogno di pubblicare qualcosa.

Lunghissima premessa per poi parlare della realtà più banale. Io ricevevo e ricevo richieste da almeno tre editori non tradizionali: Hindawi, Bentham, SCIRP. Come faccio a distinguere tra proposte ragionevoli ed irragionevoli? Intanto, tutti e tre gli editori in un periodo o nell'altro hanno fatto spam, nel caso di Bentham proponendo a raffica e senza particolari valutazioni la partecipazione ad editorial board o la pubblicazione in rivisteche non hanno niente a che fare con l'attività del candidato. Atteggiamento sicuramente poco serio. Poi un metodo di scelta conservativo è quello di vedere chi già c'è nell'editorial board: da questo esame si può capire se almeno qualcuno è disposto a scommettere sulla rivista. Infine, si possono osservare gli articoli già pubblicati, per vedere di che qualità sono, e tenendo presente che all'inizio è meglio pensare alla qualità formale più che all'importanza dell'articolo stesso. 

Anticipo che tempo fa ho detto sì a due proposte.

Hindawi: l'editorial board dell'International Journal of Telemedicine Applications è vasto e non sempre specifico, ma comprende molti studiosi riconosciuti. Gli articoli sono stati centrati sul tema fin dagli inizi. Partecipo regolarmente al processo di selezione, che mi sembra fatto bene.

Bentham: anche se per un certo periodo sono stati grandi spammer, ho detto sì a Open Medical Informatics, ma poi ho avuto dubbi non sulla rivista in sé, quanto sull'editore. Un annetto fa infatti un'altra rivista dello stesso editore era stata coinvolta in un caso imbarazzante ma tipico (NB: è bene leggere anche i commenti): l'accettazione di un articolo generato a caso con SCIgen, il che dimostra l'inesistenza di un vero processo di peer review. Ciò che però mi ha trattenuto dal ritirarmi è che lo stesso identico problema si è verificato anche con una rivista non open access di un grosso editore tradizionale, Elsevier, con editorial board prestigiosa (ne avevo parlato anche qui). Quindi non è il paradigma né la giovinezza dell'editore il problema, ma semmai il poco tempo messo realmente a disposizione da chi accetta di fare il revisore.  Riguardo gli articoli, sono ancora molto vari nei contenuti e nella qualità, anche se potrebbero riflettere un'idea di informatica medica più vasta della mia (sconfinando nell'ingegneria biomedica e simili). Da quel che ho capito fino ad ora, gli articoli borderline sono più facilmente accettati che rifiutati (ma non più di quel che succede con un'altra rivista più tradizionale per la quale mi capita di fare da referee ogni tanto). Anche però con più di un'iterazione di controllo da parte dei revisori.

Il caso più recente è SCIRP, della cui produzione forse potrei essere interessato per JBISE. In questo caso ho cercato in giro per capire che editore fosse. Le prime ed illuminanti informazioni le ho trovate sulla rivista più improbabile: gli Annals of Improbable Research, da cui vengono anche i premi IgNobel. Due articoli su SCIRP che mi hanno rimandato ad un caso di plagio (probabilmente per sbaglio) descritto su Nature.  Poi ho trovato un thread relativo all'inclusione proprio nell'editorial board di JBISE di un dottorando (inconsapevole), il cui pregio principale era quello di studiare a Stanford, nome che fa sempre comodo in un editorial board. A caso, ho preso dall'editorial board un altro nome potenzialmente importante, ma non sono riuscito a trovarlo tra il personale di Yale. Direi che il caso è chiuso.

VDM | Mercoledì 15 Dicembre 2010 at 10:29 am | | riCercare | Cinque commenti