Zeviani, Piccolo, Pozzan: quando i giornalisti guardano con un occhio solo

Venerdì 11 Maggio 2012 at 10:32 am

E' di questi giorni la sfilza di articoli su Massimo Zeviani "bocciato" in un concorso universitario a Padova, ma assunto a Cambridge come direttore, evento inserito in contesti che velatamente suggeriscono cattive pratiche durante il concorso. In particolare, nell'articolo di Pierluigi Magnaschi su Italia Oggi (11/5/2012) si dice che, non essendo Zeviani "inserito nelle cordate giuste, non è mai riuscito a vincere una cattedra universitaria, nonostante abbia pubblicato l'esito delle sue ricerche in riviste come Nature e Science sulle cui colonne arrivano soltanto i ricercatori ipermeritevoli di tutto il mondo".

Le cattive pratiche anche ci sono, ma in questo caso farei l'avvocato del diavolo, perché dire che il più bravo è stato bocciato è come dire che gli altri due, Stefano Piccolo e Tullio Pozzan, sono dei delinquenti. Ci sono state delle occasioni in passato in cui la situazione era esattamente di questo tipo, e ce ne saranno sicuramente in futuro, ma in questo caso, dati alla mano, la situazione non è così tagliata col coltello.

Ho dato un'occhiata veloce a PubMed: il luogo dove si trova tutta la bibliografia biomedica, per verificare cosa hanno pubblicato i tre candidati su Nature e Science (senza fare ragionamenti sulle date di pubblicazione, anche perché mancano altri dati essenziali, come le età). Bene, tutti e tre (a meno di omonimie) hanno pubblicato sulle due prestigiose riviste, con pattern leggermente diversi (Zeviani: 3 su Science, 1 su Nature; Piccolo: 1 su Science, 3 su Nature; Pozzan:  3 su Science, 7 su Nature). Se le pubblicazioni di prestigio (con i loro limiti) fossero l'unico criterio, allora Pozzan, all'epoca del concorso già professore associato (e quindi forse con una carriera già più avanzata), sarebbe stato il vincitore ideale. Pozzan per inciso è anche davanti a Zeviani nella classifica dei Top Italian Scientists secondo VIA Academy, basata sull'H-index (con i suoi limiti). In ogni caso si trattava di tre candidati notevoli, dove parlare di bocciatura è solo una scelta giornalistica (ecco proprio il parere di Pozzan su Il Mattino di Padova). Permettersi di tenere tutti i bravissimi è qualcosa che è possibile solo dove le risorse per la ricerca sono ritenute importanti, quindi non in Italia.

E' inutile elencare il comunque eccellente curriculum di Zeviani senza confrontarlo con quello degli altri due candidati (ad esempio, articolo del Corriere), perché dice solo che lui è molto bravo, non che è più bravo degli altri. E mi pare che gli altri due non si siano presentati come candidati a Cambridge, quindi non sappiamo come sarebbe andato il confronto diretto in situazione extraitaliana. Oltretutto, se in Italia i colloqui si facessero con la semplicità con cui si fanno a Cambridge, ci sarebbero ogni giorno articoli sulla poca serietà con cui si assumono i docenti universitari (e non sto dicendo che il metodo di Cambridge è poco serio: sto dicendo che noi italiani riteniamo che nella complicazione sta la serietà, quando si tratta delle nostre cose, salvo poi invidiare chi se la cava senza perdere tempo).

Quel che invece ora dovremmo sapere e ricordarci, è che a Zeviani sono stati assicurati 50 milioni di dollari in 5 anni per la ricerca. Sono certo che quei fondi qua passerebbero per uno spreco*, ed è circa un terzo di quello che il MIUR ha garantito quest'anno a TUTTI gli atenei italiani col suo bando PRIN su progetti triennali. E' una promessa che qua non si potrebbe fare nemmeno su cifre molto più basse, perché nessuno in università è in grado di sapere quante risorse arriveranno l'anno prossimo, né sarebbe possibile prometterle ad uno specifico ricercatore (qua si fa solo su bando, decine di pagine e mesi/persona di lavoro con probabilità di accettazione inferiore al 5%). Se vogliamo i migliori e che lavorino al meglio, quelli sono i costi associati alle loro ricerche. Chi li tira fuori?

*: perché magari il titolo del progetto è incomprensibile ad un politico o ad un giornalista, e quindi viene usato come arma per denunciare usi impropri del denaro pubblico (per esempio, le "opinioni" di Barbareschi o quanto descritto nel terzo capoverso di questo intervento di Amedeo Balbi).

Il corso di Tecnologie Web Avanzate

Lunedì 20 Febbraio 2012 at 1:50 pm

Sta per iniziare il corso di Tecnologie Web Avanzate, che parte per la prima volta quest'anno. Lo tengo io, con l'aiuto di qualche seminario esterno. Si tratta del primo anno, e nella transizione tra due ordinamenti diversi: ci sarà qualche tema in comune col corso che una volta si chiamava LATLS/TW2, e che ora è stato anch'esso aggiornato. Ecco qualche notizia sul corso:

Finalità

Il corso si propone di introdurre gli studenti alle Tecnologie Web destinate all'interoperabilità, alla condivisione di risorse ed alla cooperazione, sia dal punto di vista concettuale che pratico tramite esercitazioni e casi di studio. Il corso consente allo studente di completare la formazione in tema di tecnologie web già iniziata con i corsi di Tecnologie Web e Complementi di Tecnologie Web. Le lezioni frontali teoriche sono complementate da seminari su argomenti specifici, che possono includere anche attività pratiche in laboratorio.

Programma

  1. Service Oriented Architecture
  2. Web Services (Base, Tecniche avanzate: coreografia ed orchestrazione )
  3. (Grid- e ) Cloud Computing (Basi, Cenni su reti peer-to-peer, Esempi di piattaforme per il Cloud Computing e casi di studio)
  4. Tecnologie Web per la cooperazione e condivisione di risorse (MVC, Piattaforme sociali, Casi di studio)

Bibliografia

M.P. Papazoglou. Web Services: Principles and Technology, Pearson Education, 2008.

T.Erl. Service-Oriented Architecture: Concepts, Technology, and Design, Prentice Hall, 2005.

J.Barr. Cloud computing. Apogeo 2010.

A lezione verrà anche segnalato o fornito altro materiale

Modalità d'esame

Orale obbligatorio + seminario + progetto, a seconda dell'ordinamento (6 o 9 crediti) e delle aspettative di voto.

Programmazione Web Lato server a... Spicchi

Lunedì 16 Gennaio 2012 at 12:50 pm

Ed ora "Programmazione web lato server" si può compare anche a... Spicchi. E' la nuova collana di ebook di Apogeo, divisi in capitoli o gruppi di capitoli che possono quindi essere "montati" assieme a seconda delle esigenze didattiche.

Programmazione web lato server, gli Spicchi:

  1. Pagine web statiche
  2. Siti web dinamici
  3. Il linguaggio di scripting PHP
  4. JSP: Java Server Pages
  5. Java Enterprise Edition: tecniche avanzate
  6. Tecnologie per il Web 2.0

Il pediatra, il bambino, la rete. Luci e ombre (Palmanova 17 dicembre 2011)

Venerdì 16 Dicembre 2011 at 9:22 pm

Questi sono i link a pubblicazioni e materiali che ho usato per il mio intervento al convegno "Il pediatra, il bambino, la rete. Luci e ombre" (Palmanova 17 dicembre 2011). Il mio intervento si intitola "Medicina
e rapporti umani/professionali nell'era di Internet e social network"
.

Un po' di bibliografia:

E per finire le mie slides (che saranno online subito dopo il convegno).

Seconda edizione aggiornata del libro di programmazione lato server

Lunedì 21 Novembre 2011 at 2:45 pm

 E' appena uscita la seconda edizione aggiornata di "Programmazione Web Lato Server" (V.Della Mea, L.Di Gaspero, I.Scagnetto, Apogeo 2011). La seconda edizione è andata esaurita rapidamente, e l'editore ne ha voluto approfittare per eliminare due problemi tipografici, nel contempo aggiornando leggermente i contenuti. Questa edizione in più ha di sostanziale, tra gli esempi anche un'applicazione per Facebook, oltre ad una revisione dei contenuti mirata ad aggiornare eventuali riferimenti a librerie deprecate.

Bando per un assegno di ricerca / Research fellowship position available

Venerdì 21 Ottobre 2011 at 09:43 am

E' disponibile un posto di assegnista di ricerca sul tema "Formalizzazione ontologica della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF)". Si tratta di un assegno della durata di un anno, rinnovabile almeno per un altro anno (fondi già disponibili). La scadenza per la domanda è il 7 novembre 2011; ulteriori informazioni nell'albo ufficiale (posizione n.5). Il candidato ideale dovrebbe possedere almeno qualche nozione su ontologie e Semantic Web, e lavorerà a contatto con gli esperti della rete dei centri collaboratori dell'OMS per le classificazioni (ed in particolare col centro collaboratore italiano).

I'm looking for applications for a research fellowship on the topic "Ontological formalization of the International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF)". One year contract, extendible for at least another year (with already available funding). Deadline is 7th November. Further info (in Italian) at the university web site, position no.5, and soon also on EURAXESS (in English).  The ideal candidate should know about ontologies and Semantic Web, and he/she will work together with experts of the WHO-FIC network (in particular, with the Italian Collaborating Center).

UdineBarCamp

Giovedì 13 Ottobre 2011 at 08:01 am

Domani sarò all'UdineBarCamp. Non sono cittadino di Udine, ma qualcuno dovrà pur iniziare a pensare a come può interagire una pubblica amministrazione con i suoi utenti.

UdineBarCamp: Una giornata di lavoro per fare brainstorming insieme e per iniziare a seminare ciò che sarà il futuro web del Comune di Udine

Dove: Udine, Via Savorgnana, sede di Friuli Future Forum

 

Quando: 14 ottobre 2011, 930-17

Cosa: Web e Pubblica Amministrazione. Per iniziare a seminare ciò che sarà il futuro web del Comune di Udine.

Classificare e valutare sono due cose diverse.

Venerdì 07 Ottobre 2011 at 11:12 am

In questi giorni ho incrociato due articoli che suggeriscono la stessa "alternativa" alle metodologie proposte dall'ANVUR per la valutazione: Ricercatori, l'italia si ostina a non adottare criteri europei di Fulvio Esposito e Enrico Alleva (sull'Unità di sabato 1/10/2011) e Poveri ricercatori, frustrati dalle mode e da vecchi preconcetti di Giulio Peruzzi (sul Mattino di Padova di venerdì 7/10/2011).

Entrambi espongono delle critiche su cui posso tranquillamente trovarmi d'accordo. In particolare, più passa il tempo e più mi rendo conto che la sezione relativa ai settori umanistici è ancora distante da soluzioni realmente accettabili.

C'è però un suggerimento che secondo me proprio non funziona.

Entrambi citano una bozza di nota della Commissione Europea intitolata Towards a European Framework for Research Careers, che descrive una classificazione dei ricercatori (in senso generale) in 4 livelli: R1 (first stage), R2 (recognised), R3 (established), R4 (leading).

Secodo Esposito ed Alleva, per ogni livello la nota (citando più o meno letteralmente) presenta una griglia di valutazione assolutamente indipendente dall'area disciplinare, composta da requisiti necessari e competenze auspicabili ma non vincolanti, che secondo loro sono rispettivamente associabili a requisiti di ammissione ed alla formazione di graduatorie. L'ANVUR dovrebbe partire da quelle classificazioni per definire i criteri di ammissione in modo "europeo". Giulio Peruzzi riprende la stessa posizione nell'altro articolo.

Io la nota della Commissione Europea l'ho letta. L'obiettivo è fornire una classificazione dei ricercatori (sempre in senso generale) spendibile sul mondo del lavoro: il ricercatore sa come proporsi, il datore di lavoro sa cosa aspettarsi. Nessun cenno a come valutare: classificare è definire, e non  permette di mettere in fila in una graduatoria più persone appartenenti allo stesso livello. Certo, il "datore di lavoro" può essere anche l'università pubblica. Ma che sia una classificazione destinata a ben altro genere di datore (quello che in Italia manca: l'imprenditore che fa ricerca vera) si vede benissimo dalle competenze auspicabili che secondo Esposito ed Alleva dovrebbero servire per formare le graduatorie. Per esempio, due delle competenze auspicabili per il livello R2 sono:

  • Understands the agenda of industry and other related employment sectors
  • Understands the value of their research work in the context of products and services from industry and other related employment sectors

Voglio proprio vedere una commissione di concorso di un settore umanistico usare regole del genere per stilare una graduatoria.

D'altro canto, le competenze necessarie sono decisamente più ovvie:

  • Has demonstrated a systematic understanding of a field of study and mastery of research associated with that field
  • Has demonstrated the ability to conceive, design, implement and adapt a substantial programme of research with integrity
  • Has made a contribution through original research that extends the frontier of knowledge by developing a substantial body of work, innovation or application. This could merit national or international refereed publication or patent.
  • Demonstrates critical analysis, evaluation and synthesis of new and complex ideas
  • Can communicate with their peers - be able to explain the outcome of their research and value thereof to the research community
  • Takes ownership for and manages own career progression, sets realistic and achievable career goals, identifies and develops ways to improve employability.
  • Co-authors papers at workshop and conferences

E sono quelle che già sono più o meno considerate nei concorsi vecchio stampo, dove, nelle valutazioni, si trovano giudizi pertinenti con una valutazione della maturità scientifica, della competenza nel proprio settore, ecc. E che purtroppo però permettono una varietà di interpretazioni, per cui dalla graduatoria finale è a volte difficile risalire a quel "molto buono" invece di "più che egregiamente" che ha fatto la differenza per il vincitore rispetto ad altri candidati.

Alcuni esempi di giudizi ad un concorso, presi a caso usando Google, anonimizzati. Sono tre candidati con i giudizi di due commissari. Chi prendereste?

  • C1
    • La produzione scientifica della candidata non permette di farsi alcuna idea sulla sua capacita’ di ricerca scientifica autonoma.
    • Laureata in XXX con una discreta carriera di studi, presenta titoli che dimostrano interesse per le problematiche della ricerca e della didattica.
  • C2
    • I lavori presentati evidenziano che il candidato è ancora in una fase di inserimento nella ricerca scientifica autonoma.
    • Il profilo complessivo del candidato mostra una produzione discontinua e parziale, che da un lato evidenzia una molteplicità di interessi, mentre da un altro non mette in evidenza capacita' di approfondimento.
  • C3
    • Il candidato presenta molti lavori nel campo XXX. E’ ben inserito nel proprio campo di ricerca.
    • Il profilo scientifico complessivo e' quello di un candidato dalla solida preparazione e indubbie qualità di ricercatore, testimoniate da una produzione scientifica sia in lavori da solo sia in collaborazione con un alto numero di ricercatori a livello internazionale, e da una notevole attività seminariale all'estero. I suoi lavori dimostrano capacita' di affrontare sia questioni XXX generali, sia problemi a cavallo con la XXX.