Sulla morte senza esagerare
Non si intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.
Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito. Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara
né rassettare il disordine che lascia.
Occupata a uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.
Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!
A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più d’un brucola batte in velocità.
Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
nel suo gravoso lavoro.
La cattiva volontà non basta
e anche il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.
I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all’orizzonte.
Chi ne afferma l’onnipotenza,
egli stesso è la prova vivente
che essa onnipotente non è.
Non c’è vita
che almeno per un attimo
non sia stata immortale.
La morte
è sempre in ritardo di quell’attimo.
Invano scuote la maniglia
d’una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.
Ed ora "Programmazione web lato server" si può compare anche a... Spicchi. E' la nuova collana di ebook di Apogeo, divisi in capitoli o gruppi di capitoli che possono quindi essere "montati" assieme a seconda delle esigenze didattiche.
Programmazione web lato server, gli Spicchi:
- Pagine web statiche
- Siti web dinamici
- Il linguaggio di scripting PHP
- JSP: Java Server Pages
- Java Enterprise Edition: tecniche avanzate
- Tecnologie per il Web 2.0
E' finalmente cominciato un movimento trasversale per richiedere l'assegnazione dei benefici della Legge Bacchelli a Pierluigi Cappello. Maggiori informazioni in questo articolo del Messaggero Veneto, in questo appello di Gian Mario Villalta sul Gazzettino, e per gli utenti di Facebook c'è un gruppo apposito cui aderire.
Questi sono i link a pubblicazioni e materiali che ho usato per il mio intervento al convegno "Il pediatra, il bambino, la rete. Luci e ombre" (Palmanova 17 dicembre 2011). Il mio intervento si intitola "Medicina
e rapporti umani/professionali nell'era di Internet e social network".
Un po' di bibliografia:
- Fenton CH. A few fears felt using Facebook. BMJ 2011; 343:d5619
- Jent JF, Eaton CK, Merrick MT, Englebert NE, Dandes SK, Chapman AV, Hershorin ER. The decision to access patient information from a social media site: what would you do? J Adolesc Health. 2011 Oct;49(4):414-20.
- Thompson LA, Black E, Duff WP, Paradise Black N, Saliba H, Dawson K. Protected health information on social networking sites: ethical and legal considerations. J Med Internet Res. 2011 Jan 19;13(1):e8.
- Devi S. Facebook friend request from a patient? Lancet 2011; 377:1141-2
- Pow H. Doctors caught revealing secret patient information in Facebook posts. The Sunday Telegraph September 25, 2010
- Landman MP, Shelton J, Kauffmann RM, Dattilo JB. Guidelines for maintaining a professional compass in the era of social networking. J Surg Educ. 2010 Nov-Dec;67(6):381-6.
- Moubarak G, Guiot A, Benhamou Y, Benhamou A, Hariri S. Facebook activity of residents and fellows and its impact on the doctor-patient relationship. J Med Ethics. 2011 Feb;37(2):101-4.
- McCartney M: We shouldn’t fear social media. BMJ 2011; 343:d4864
- Mansfield SJ, Morrison SG, Stephens HO, Bonning MA, Wang SH, Withers AH, Olver RC, Perry AW. Social media and the medical profession. Med J Aust. 2011 Jun 20;194(12):642-4.
- AMA, NZMA, AMSA. Social media and the medical profession. 2010.
- BMA. Using social media: practical and ethical guidance for doctors and medical students. 2011
- Garante della Privacy. Linee guida in tema di Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse) e di dossier sanitario. G.U. n.178, 3/8/2009.
- Garante della Privacy. Linee guida in tema di referti on-line. G.U. n. 288, 11 dicembre 2009.
E per finire le mie slides (che saranno online subito dopo il convegno).
E' appena uscita la seconda edizione aggiornata di "Programmazione Web Lato Server" (V.Della Mea, L.Di Gaspero, I.Scagnetto, Apogeo 2011). La seconda edizione è andata esaurita rapidamente, e l'editore ne ha voluto approfittare per eliminare due problemi tipografici, nel contempo aggiornando leggermente i contenuti. Questa edizione in più ha di sostanziale, tra gli esempi anche un'applicazione per Facebook, oltre ad una revisione dei contenuti mirata ad aggiornare eventuali riferimenti a librerie deprecate.
E' disponibile un posto di assegnista di ricerca sul tema "Formalizzazione ontologica della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF)". Si tratta di un assegno della durata di un anno, rinnovabile almeno per un altro anno (fondi già disponibili). La scadenza per la domanda è il 7 novembre 2011; ulteriori informazioni nell'albo ufficiale (posizione n.5). Il candidato ideale dovrebbe possedere almeno qualche nozione su ontologie e Semantic Web, e lavorerà a contatto con gli esperti della rete dei centri collaboratori dell'OMS per le classificazioni (ed in particolare col centro collaboratore italiano).
I'm looking for applications for a research fellowship on the topic "Ontological formalization of the International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF)". One year contract, extendible for at least another year (with already available funding). Deadline is 7th November. Further info (in Italian) at the university web site, position no.5, and soon also on EURAXESS (in English). The ideal candidate should know about ontologies and Semantic Web, and he/she will work together with experts of the WHO-FIC network (in particular, with the Italian Collaborating Center).
Così siamo
Dicevano, a Padova, "anch'io"
gli amici "l'ho conosciuto".
E c'era il romorio d'un acqua sporca
prossima, e d'una sporca fabbrica:
stupende nel silenzio.
Perché era notte. "Anch'io
l'ho conosciuto".
Vitalmente ho pensato
a te che ora
non sei né soggetto né oggetto
né lingua usuale né gergo
né quiete né movimento
neppure il né che negava
e che per quanto s'affondino
gli occhi miei dentro la sua cruna
mai ti nega abbastanza.
E così sia: ma io
credo con altrettanta
forza in tutto il mio nulla,
perciò non ti ho perduto
o, più ti perdo e più ti perdi,
più mi sei simile, più m'avvicini.
(A. Zanzotto, 1921-2011)
Domani sarò all'UdineBarCamp. Non sono cittadino di Udine, ma qualcuno dovrà pur iniziare a pensare a come può interagire una pubblica amministrazione con i suoi utenti.
UdineBarCamp: Una giornata di lavoro per fare brainstorming insieme e per iniziare a seminare ciò che sarà il futuro web del Comune di Udine
Dove: Udine, Via Savorgnana, sede di Friuli Future Forum
Quando: 14 ottobre 2011, 930-17
Cosa: Web e Pubblica Amministrazione. Per iniziare a seminare ciò che sarà il futuro web del Comune di Udine.
In questi giorni ho incrociato due articoli che suggeriscono la stessa "alternativa" alle metodologie proposte dall'ANVUR per la valutazione: Ricercatori, l'italia si ostina a non adottare criteri europei di Fulvio Esposito e Enrico Alleva (sull'Unità di sabato 1/10/2011) e Poveri ricercatori, frustrati dalle mode e da vecchi preconcetti di Giulio Peruzzi (sul Mattino di Padova di venerdì 7/10/2011).
Entrambi espongono delle critiche su cui posso tranquillamente trovarmi d'accordo. In particolare, più passa il tempo e più mi rendo conto che la sezione relativa ai settori umanistici è ancora distante da soluzioni realmente accettabili.
C'è però un suggerimento che secondo me proprio non funziona.
Entrambi citano una bozza di nota della Commissione Europea intitolata Towards a European Framework for Research Careers, che descrive una classificazione dei ricercatori (in senso generale) in 4 livelli: R1 (first stage), R2 (recognised), R3 (established), R4 (leading).
Secodo Esposito ed Alleva, per ogni livello la nota (citando più o meno letteralmente) presenta una griglia di valutazione assolutamente indipendente dall'area disciplinare, composta da requisiti necessari e competenze auspicabili ma non vincolanti, che secondo loro sono rispettivamente associabili a requisiti di ammissione ed alla formazione di graduatorie. L'ANVUR dovrebbe partire da quelle classificazioni per definire i criteri di ammissione in modo "europeo". Giulio Peruzzi riprende la stessa posizione nell'altro articolo.
Io la nota della Commissione Europea l'ho letta. L'obiettivo è fornire una classificazione dei ricercatori (sempre in senso generale) spendibile sul mondo del lavoro: il ricercatore sa come proporsi, il datore di lavoro sa cosa aspettarsi. Nessun cenno a come valutare: classificare è definire, e non permette di mettere in fila in una graduatoria più persone appartenenti allo stesso livello. Certo, il "datore di lavoro" può essere anche l'università pubblica. Ma che sia una classificazione destinata a ben altro genere di datore (quello che in Italia manca: l'imprenditore che fa ricerca vera) si vede benissimo dalle competenze auspicabili che secondo Esposito ed Alleva dovrebbero servire per formare le graduatorie. Per esempio, due delle competenze auspicabili per il livello R2 sono:
- Understands the agenda of industry and other related employment sectors
- Understands the value of their research work in the context of products and services from industry and other related employment sectors
Voglio proprio vedere una commissione di concorso di un settore umanistico usare regole del genere per stilare una graduatoria.
D'altro canto, le competenze necessarie sono decisamente più ovvie:
- Has demonstrated a systematic understanding of a field of study and mastery of research associated with that field
- Has demonstrated the ability to conceive, design, implement and adapt a substantial programme of research with integrity
- Has made a contribution through original research that extends the frontier of knowledge by developing a substantial body of work, innovation or application. This could merit national or international refereed publication or patent.
- Demonstrates critical analysis, evaluation and synthesis of new and complex ideas
- Can communicate with their peers - be able to explain the outcome of their research and value thereof to the research community
- Takes ownership for and manages own career progression, sets realistic and achievable career goals, identifies and develops ways to improve employability.
- Co-authors papers at workshop and conferences
E sono quelle che già sono più o meno considerate nei concorsi vecchio stampo, dove, nelle valutazioni, si trovano giudizi pertinenti con una valutazione della maturità scientifica, della competenza nel proprio settore, ecc. E che purtroppo però permettono una varietà di interpretazioni, per cui dalla graduatoria finale è a volte difficile risalire a quel "molto buono" invece di "più che egregiamente" che ha fatto la differenza per il vincitore rispetto ad altri candidati.
Alcuni esempi di giudizi ad un concorso, presi a caso usando Google, anonimizzati. Sono tre candidati con i giudizi di due commissari. Chi prendereste?
- C1
- La produzione scientifica della candidata non permette di farsi alcuna idea sulla sua capacita’ di ricerca scientifica autonoma.
- Laureata in XXX con una discreta carriera di studi, presenta titoli che dimostrano interesse per le problematiche della ricerca e della didattica.
- C2
- I lavori presentati evidenziano che il candidato è ancora in una fase di inserimento nella ricerca scientifica autonoma.
- Il profilo complessivo del candidato mostra una produzione discontinua e parziale, che da un lato evidenzia una molteplicità di interessi, mentre da un altro non mette in evidenza capacita' di approfondimento.
- C3
- Il candidato presenta molti lavori nel campo XXX. E’ ben inserito nel proprio campo di ricerca.
- Il profilo scientifico complessivo e' quello di un candidato dalla solida preparazione e indubbie qualità di ricercatore, testimoniate da una produzione scientifica sia in lavori da solo sia in collaborazione con un alto numero di ricercatori a livello internazionale, e da una notevole attività seminariale all'estero. I suoi lavori dimostrano capacita' di affrontare sia questioni XXX generali, sia problemi a cavallo con la XXX.
Questo pomeriggio (lunedì 3 ottobre 2011) non faccio ricevimento studenti perché ho lezione (spostata all'improvviso, colpa mia).
Invece il mio seminario PHP nel corso di Complementi di Tecnologie Web (ex TW2) sarà domani in seconda fascia invece di mercoledì.
Ho incrociato un interessante articolo su NoiseFromAmerika: Le attitudini degli studenti italiani per la matematica e la fisica, dove l'autore ha verificato che percentuale degli studenti che si sono presentati all'ultimo test di ammissione a Medicina consegue un voto sufficiente, cioé >=6,6 (o anche solo decente, >= 5) sui soli quesiti di matematica e fisica (che sono 11).
Il risultato in effetti è sconfortante: nelle quattro sedi analizzate si va dallo 0,55% (Napoli Federico II) al 2,25% di Milano. L'autore usa questo dato per avere un'indicazione sulla formazione scientifica degli studenti, che in teoria dovrebbero essere già abbastanza selezionati. Anche usando come soglia il voto pari a 5, si va dal 2,36% al 7,18%. Dall'altro lato, un numero di studenti tra il 24% ed il 40% riesce a prendere meno di zero (ricordo che una risposta giusta vale 1, una sbagliata -0,25, una non data 0).
Ho replicato l'analisi su sul test di ammissione Udine-Trieste, quest'anno fatto assieme. I sufficienti sono l'1,52% , i "decenti" l'8,77%, i meno di zero il 18%. La media del voto è 1,66. Che pensare? Secondo l'autore dell'articolo, 9 degli 11 quesiti erano risolubili con normali conoscenze dalle elementari alle superiori.
EDIT: ho fatto i conti anche con solo i 242 che hanno superato il test (96 per Udine, 121 per Trieste, 25 per Odontoiatria): sufficienti 7,85%, decenti 32,64%, meno di zero 13,22%, media 3,77. Una popolazione per fortuna un po' diversa, anche se lo stesso un po' preoccupante.
Maarja Kangro è una scrittrice estone del 1973, che scrive poesia, teatro, letteratura per l'infanzia, e traduce anche i poeti italiani, a partire da Zanzotto. E' ospite di PordenoneLegge; io l'ho sentita ieri sera con piacere, sarà di nuovo questa sera sotto la loggia del municipio alle ore 21.In italiano si trova la plaquette "La farfalla dell'irreversibilità", editore Gattomerlino, 2011, da cui è tratta la poesia che segue.
La farfalla dell'irreversibilità
“ancora” è una grande parola
lentamente e velocemente
ancora
ancora una volta gli uomini alla radio
si complimentano di essere sulla strada giusta
e discutono della ciclicità del tempo
la strada giusta gira intorno, anch’io
riconosco la pelle giovane sulla spiaggia
e l’altoparlante canta "et si tu n’existais pas"
gli uomini alla radio parlano di come tutto è
legato con tutto, uno dice con voce sonora: “l’effetto farfalla”
io dispiego le ali
il tempo ciclico favorisce il buon sonno
un sonno da cui crediamo di risvegliarci
e ancora
sbatto le ali
i brav’uomini alla radio iniziano a tossire
le sbatto più forte e si alza il vento
gli uomini tossiscono ansimando, l’etere si ribella
le navi e i bagnanti annegano, l’ultimo sogno
sarà grigio e tempestoso
pensiamo alla parola che non c’era prima
c’è stata ora
e adesso non c’è più
In un modo che è sostanzialmente apprezzabile e simile a quanto è successo in Inghilterra per il RAE, l'ANVUR ha effettivamente raccolto pareri sulla sua prima bozza dei criteri di valutazione (di cui avevo parlato qui), ed ha pubblicato un documento di risposta circostanziato. Il documento contiene anche delle proposte di modifica per rispondere ad alcune delle critiche.
Una modifica ragionevole che va nella direzione di riconoscere che ci possono essere diverse strategie di pubblicazione è quella che riguarda i tre indicatori bibliometrici: nella versione precedente il numero di pubblicazioni superiore alla mediana del settore era dominante sugli altri due, mentre ora si propone semplicemente di avere valori superiori in almeno due (qualsiasi) degli indicatori. In questo modo chi pubblica poco ma bene può non avere molti articoli, ma saranno ben citati e daranno luogo ad un buon h-index.
Si sfiorano poi gli usuali problemi relativi all'authorship sia in generale che con le specificità del settore biomedico: conteggio frazionale, valore del primo ed ultimo autore, ecc. Non si propongono soluzioni stabili se non l'osservazione dei pattern di pubblicazione nei singoli SSD per evitare che quelli con caratteristiche sostanzialmente diverse dal resto dell'area siano avvantaggiati o svantaggiati. Nel caso del primo/ultimo autore (in Medicina: autore principale e coordinatore, con autori interni a scalare in importanza) sono d'accordo che è complesso tenerne conto. Le riviste più rigorose in realtà hanno risolto il problema di stabilire il contributo dei singoli autori richiedendo una dichiarazione, in calce all'articolo, che descrive i contributi di ogni firmatario al lavoro complessivo. Situazione questa ancora meno computabile, ma che potrebbe servire alla commissione per valutare nella sostanza gli articoli presentati.
Più delicata la situazione di comunità scientifiche sociologicamente differenziate che convivono nello stesso SSD (dando luogo a distribuzioni multimodali): l'ANVUR prevede che possa essere attivata una procedura di riconoscimento, volta a calcolare le mediane sulle singole popolazioni. Si porrà comunque il problema di comunità tanto specializzate da essere statisticamente poco rilevanti. Quelle comunità potrebbero essere vasi di coccio che si occupano di ricerca apparentemente marginale, ma con la ricerca non si sa mai: spingere alla conversione verso temi più alla moda (perché questo succederebbe) potrebbe costare caro nel lungo termine.
Riguardo i database bibliografici, c'è apertura verso proposte ulteriori in aggiunta ai due soliti ISI e Scopus, il che potrebbe servire per aree scientifiche mal servite dai due grandi. Per l'occasione ho ripreso in mano il software Publish or Perish, che utilizza Google Scholar, e pare che abbia implementato qualche algoritmo un po' più taffinato per selezionare gli articoli. Col mio "delicato" cognome infatti avevo valori piuttosto sballati, ora il mio H-index risulterebbe un più ragionevole 13, compreso tra l'11 di ISI ed il 14 di Scopus (a proposito: io come dovrei presentarmi? Scelgo io? Sceglie la commissione? In modo uniforme oppure caso per caso?).
Riguardo la qualità delle riviste incluse nei due principali database, per fortuna c'è anche Scopus, perché in passato sono stati più volte sollevati dubbi sui criteri di inclusione (non trasparenti) usati da ISI. Anni fa il database era molto orientato verso pubblicazioni statunitensi (es. Seglen PO), che oltretutto ospitano autori statunitensi che si citano (preferibilmente) tra di loro. Ora con Scopus c'è una corsa a chi fa meglio, tanto di guadagnato per tutti.
Non ho competenza per discutere i punti relativi alle aree umanistiche, anche se sono certo che le osservazioni nel punto 3.9 (alcune condivisibili) susciteranno un po' di fastidio. Tuttavia non sono convintissimo della distinzione a priori tra nazionale ed internazionale, anche perché "internazionale" pare significare "in inglese", che è una scelta in qualche modo criticabile. Sarebbe preferibile che la distinzione tra "buono" e "meno buono" fosse fatta anch'essa in base a qualche criterio oggettivo (idealmente l'equivalente di impact factor o meglio: eigenfactor o SJR?).
Piccola lista di blog a sfondo scientifico e di ricerca che mi capita di consultare di quando in quando (e che continuerò a modificare quando necessario):
In inglese:
Sto leggendo Un buon posto per morire di Avoledo e Dileo. Premetto che mi sta piacendo meno degli altri libri di Avoledo, comunque quello che di Avoledo c'è ancora e sicuramente è la capacità visionaria che fa ritrovare nei suoi romanzi cose che succedono, durante o dopo, nel mondo reale. In questo caso, quel che è successo in Norvegia in questi giorni potrebbe tranquillamente essere successo dentro il romanzo, o dentro il gioco - Festung Antartika- attorno a cui il romanzo ruota. C'è perfino un personaggio che assomiglia a Breivik, ci sono gli stessi ragionamenti. Quest'uomo ha naso per la realtà, anche se poi sembra fare "solo" fantascienza.
Ho provato a plottare e calcolare la correlazione tra le classifiche degli atenei italiani (pubblici) stilate da Il Sole 24 Ore e Repubblica.
Correlazione secondo Kendall: 0,37; secondo Spearman: 0,51; e per non farci mancare niente, secondo Pearson 0,57. Non si può dire che siano identiche...
C'è una sola certezza: quel puntino in basso a sinistra.
Riprendo quanto scritto ancora un anno fa su come calcolare il proprio H-index, con qualche possibilità in più.
Le fonti rimangono quasi le stesse: ISIKnowledge, che è anche la fonte degli impact factor delle riviste scientifiche, Scopus di Elsevier, il gratuito Google Scholar, da usare direttamente o con plugin ed applicazioni descritti nel post sopra citato. A queste aggiungo ora Microsoft Academic Research, che integra automaticamente un'interfaccia per il calcolo di alcuni indicatori bibliometrici tra cui l'H-index ed alcune sue varianti.
In aggiunta al metodo descritto nell'altro post, in ISIknowledge si possono generare rapidamente degli indicatori col tasto Create Citation Report, che agisce sull'insieme degli articoli ottenuti con una ricerca. Si cerca quindi per autore, facendo attenzione alle possibili ambiguità di scrittura (io per esempio cerco Della Mea V* OR Dellamea V* e ancora non basterebbe, perché non trovo le abbreviazioni del tipo V.D. Mea), e nella pagina dei risultati si pigia il tasto, che crea un paio di grafici con la distribuzione per anno di pubblicazioni e citazioni, e calcola tra gli altri dati anche l'H-index.
Per Scopus non c'è bisogno di aggiornamenti. Tra i due sistemi permane qualche differenza: io personalmente ho un po' più papers e meno citazioni su ISI, viceversa su Scopus (che peraltro mi assegna un H-index più elevato).
I grafici calcolati da ISI tramite Citation Report, e gli analoghi grafici prodotti da Scopus, tornano anche utili per calcolare rapidamente il numero di pubblicazioni degli ultimi 10 anni secondo quanto suggerito dai criteri ANVUR per l'abilitazione nazionale.
Per l'utilizzo di Google Scholar, oltre a quanto già suggerito, si può usare anche Scholarometer, sotto forma di plugin per Firefox (al momento non il 5) e Chrome da scaricare ed installare. Di nuovo, si può cercare il nome dell'autore (attenzione: aspettare che finisca!), dopo di che viene generata una pagina con la lista degli articoli candidati, e gli indicatori bibliometrici da essi calcolati. Gli articoli possono essere eliminati o collassati. Io sono partito da una lista di 117 e sono sceso sotto i 100, con fatica, e comunque ancora non basta. Gli errori più tipici: qualche articolo non mio ma di altri Della Mea, articoli duplicati, articoli in cui compare un pezzo di titolo e basta (prima riga o seconda riga separatamente); cose di questo genere, non particolarmente intelligenti. In realtà per l'H-index basta fare un po' di attenzione ai primi, anche se gli articoli duplicati potrebbero comportare anche una suddivisione delle citazioni, il che invece può influire sull'H-index. Qualcosa in più rispetto a Google Scholar sembra farlo: l'H-index che ottengo è lo stesso che ottengo con Scopus, mentre con Google Scholar è 5 punti più alto (un po' troppo).
Riguardo Microsoft Academic Research, è una specie di Google Scholar ma con risultati che perlomeno col mio nome sono tutt'altro che soddisfacenti (l'H-index è la metà di quello che ottengo con ISI: so che è irragionevole). Mi pare che le fonti siano comunque più selezionate.
Sui due metodi gratuiti in realtà ho abbandonato un po' le speranze dopo avere saputo del grande Ike Antkare, che nel 2009 ha pubblicato 100 articoli ed ha* un H-index pari a 94 (qui per un resoconto in italiano; qui per l'articolo originale).
*: ha avuto. Google Scholar nel frattempo è stato "raffinato", ed il povero Ike è stato retrocesso.
Oggi sul Sole 24Ore ci sono le usuali classifiche degli atenei italiani in base ad una serie di indicatori riassunti in una classifica che vede molto bene Udine, 4° assieme a Ferrara dopo i due politecnici di Torino e Milano e l'università di Trento (sul quotidiano cartaceo o qua per le classifiche complete).
A parte c'è anche una classifica per gli atenei non statali. A fondere assieme le due classifiche, la privata Università Vita-Salute San Raffaele risulterebbe di pochissimo superiore al Politecnico di Torino. Maggiore efficienza dei privati? La Vita-Salute fa parte di un gruppo (che di fatto vive di convenzioni pubbliche) in cui si è scoperto da poco un buco di circa un miliardo di euro. Sicuramente non tutti spesi per l'università, sia chiaro, ma ci vuol poco a fare bella figura, con certe cifre.
Sono usciti i "Criteri e parametri di valutazione dei candidati e dei commissari dell'abilitazione scientifica nazionale" dell'ANVUR, dopo che era uscito il parere del CUN su "Criteri, parametri e indicatori per l’abilitazione scientifica nazionale".
A caldo (anzi, a tiepido, visto che nei giorni in cui sono usciti ero occupato a fare altro), mi pare che entrambi i documenti riconoscano il fatto che le varie aree hanno convenzioni di ricerca differenti, per cui non è possibile immaginare soglie comuni a tutti. La differenza sta nel fatto che, nel documento del CUN, ogni area propone un qualche suo valore assoluto (per esempio in termini di numero di pubblicazioni) mentre l'ANVUR fa riferimento alla mediana del settore: “parametri indicatori di qualità della produzione scientifica, normalizzati per l’età accademica - calcolata dalla data della prima pubblicazione – superiori alla mediana dello specifico settore concorsuale e della fascia per cui si chiede l’abilitazione“. Nello specifico, per le aree 1-9 (hard sciences) vengono nominati: numero delle pubblicazioni negli ultimi 10 anni, citazioni totali ed H-index. Il meccanismo della mediana dovrebbe innescare un processo virtuoso in termini di miglioramento dei parametri (e comunque dovrebbe farlo meglio dei valori assoluti fissati a priori).
L'utilizzo della mediana, applicata al settore, permette di evitare confronti impari tra comunità accademiche con convenzioni diverse (es. matematici con medici, differenti per numero di pubblicazioni e citazioni). D'altro canto il problema si ripropone per sottosettori, visto che si sono sempre settori (alla moda o più finanziati) che pubblicano di più ed altri di meno, per cui chi si occupa di determinati argomenti può essere avvantaggiato nei concorsi. Comunque è difficile immaginare una normalizzazione totalmente equa.
Una conseguenza particolare del meccanismo della mediana è che io, per accedere alla procedura di abilitazione a professore associato, devo essere meglio (nei termini di cui sopra) di almeno la metà dei professori associati attuali. Sto semplificando, ma è più o meno così. Ora come ora può avere senso perché, per carenza di concorsi, i ricercatori sono così vecchi da avere carriera confrontabile con quella degli associati, ma mi chiedo se è stata valutata la sostenibilità a lungo termine di questo meccanismo.
Dopo il passaggio da 4 a 3.1.3, e successivo ritorno al 4, dopo un cambio di operatore verso Wind mi sono trovato di nuovo senza tethering con l'ultima versione disponibile per il 3G, 4.2.1. Ho letto in giro e mi è parso che l'unica soluzione fosse il ripristino della versione 4.1 (non volendo fare jailbreak). Le guide che ho trovato per il downgrade prevedevano quasi tutte la disponibilità di un backup di SHSH e/o uso di TinyUmbrella, per cui dopo un po' mi sono stufato di cercare ed ho provato alla buona.
Ho scaricato il 4.1 da qua; in iTunes (versione 10.3, non so se è questa che fa la differenza) ho cliccato su aggiorna, tenendo premuto il tasto ALT, il che mi ha permesso di selezionare il file .ipsw contenente la versione 4.1 . Al primo tentativo è andata male: iTunes alla fine ha fatto il controllo ed ha detto che non potevo installare quella versione.
A quel punto ho isolato il passaggio che mi interessava nelle varie guide: quello che sostituisce la chiamata che iTunes fa verso la casa madre (per controllare) con una chiamata verso Cydia. Questo si ottiene aggiungendo la riga 74.208.10.249 gs.apple.com al file /etc/hosts. Fatto questo, ho spento e riacceso iTunes, e riprovato la procedura. Al termine mi ha dato uno degli errori che risultavano indicati anche nelle guide, ho spento di nuovo iTunes, ma nel frattempo l'iPhone è ripartito per conto suo, e nell Info risultava avere la versione 4.1. Con l'opzione tethering tra quelle di Network dati cellulare nelle Impostazioni. Avendo Wind Business, ho impostato a mano le APN per dati e Tethering a internet.wind.biz, uscito da impostazioni, rientrato, e finalmente il tethering è riapparso.
Poi però è comparso un altro problema: ad ogni sincronizzazione mi dava un problema di autorizzazione: "Questo computer non è più autorizzato per applicazioni installate su iPhone. Desideri autorizzare questo computer per elementi acquistati da iTunes Store? Se non autorizzi questo computer, l'applicazione "Digilite" e i relativi dati saranno eliminati da questo iPhone." (in ciclo infinito esattamente come descritto qui e da altre parti). Ciò bloccava anche la sincronizzazione di altre applicazioni. Non avendo jailbreak o applicazioni illegali, ho provato comunque a rimuovere l'autorizzazione e rifarla come suggerito, senza successo, fino a che mi sono reso conto che in realtà il messaggio nasconde un altro problema: alcune delle applicazioni che avevo installato necessitavano di versioni 4.2 e successive. Allora non ho autorizzato, mi ha eliminato le applicazioni non compatibili (perché il problema era quello) ed ha ricominciato a sincronizzare anche quelle che stavo aggiungendo. Ora pare funzionare tutto (e ho tolto la riga extra dal file hosts).
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